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venerdì 2 ottobre 2020

Cambio di rotta sul fronte dell'esenzione Imu per i coniugi residenti in Comuni diversi

 

Cambio di rotta sul fronte dell'esenzione Imu per i coniugi residenti in Comuni diversi

La tesi della Cassazione




Con l'ordinanza 20140, la Cassazione è intervenuta in materia di esenzione Imu per i coniugi residenti in Comuni diversi. Una questione trattata più volte, ma che adesso prende una piega diversa. Vediamo quanto stabilito.

La Cassazione ha affermato che l'esenzione Imu per la prima casa non spetta a entrambi i coniugi anche se vivono in Comuni diversi, sottolineando che il cambio di residenza per esigenze lavorative non giustifica il beneficio fiscale.

La Cassazione, con la sua ordinanza del del 24 settembre 2020, ha evidenziato che, per quanto riguarda la stessa unità immobiliare, è necessario che il possessore e il suo nucleo familiare vi dimorino stabilimente e vi risiedano anagraficamente

Non è possibile l'esenzione giustificata da esigenze lavorative anche se gli immobili in cui viene fissata la residenza dei coniugi si trovano in Comuni diversi. Solo la separazione legale permette ai coniugi di fruire del beneficio fiscale. Per poter beneficiare dell'esenzione Imu è dunque necessario che l'intero nucleo familiare dimori stabilmente e risieda anagraficamente nella stessa unità immobiliare.

In base alla tesi fornita dalla Cassazione, non ha pià rilevanza il fatto che gli immobili utilizzati dai coniugi come prima casa siano ubicati nello stesso Comune o in Comuni differenti, quel che conta è il concetto di abitazione principale, costituita dall'unità immobiliare nella quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente

Articolo visto su
Stretta sulle esenzioni Imu ai coniugi (Italia oggi)
    Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

mercoledì 19 agosto 2020

Esenzione della seconda rata dell'Imu 2020 anche per i proprietari di cinema e teatri

 

Esenzione della seconda rata dell'Imu 2020 anche per i proprietari di cinema e teatri




Non solo alberghi. Via libera all'esenzione della seconda rata dell'Imu 2020 per cinema e teatri. Ma anche discoteche, night club e simili. I gestori devono però coincidere con i proprietari.

Poi, per gli anni 2021 e 2022, esenzione totale per cinema e teatri e proroga a tutto il 2020 dell'esenzione da Tosap/Cosap delle imprese di pubblico servizio. A stabilirlo il decreto agosto.

Ma vediamo, nel dettaglio come indicato dal Sole 24 Ore, a chi spetta l'esenzione della seconda rata dell'Imu 2020:

  • immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali nonché immobili degli stabilimenti termali;

  • immobili della categoria catastale D/2 (alberghi e pensioni), immobili degli agriturismo, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case ed appartamenti pervacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i proprietari coincidano con i gestori;

  • immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell'ambito di eventi fieristici o manifestazioni;

  • immobili di categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici e teatrali e le unità destinate a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate. 

Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

sabato 1 agosto 2020

Il decreto rilancio estende l’esenzione Imu 2020, chi ha diritto al rimborso?

Il decreto rilancio estende l’esenzione Imu 2020, chi ha diritto al rimborso?


Il decreto rilancio non solo ha confermato, ma ha anche allargato la platea di chi può fruire dell’esenzione della prima rata Imu 2020 dello scorso giugno. Chi ha già pagato, quindi, avrà diritto al rimborso. Vediamo a chi spetta.

L’esenzione Imu 2020, infatti, con il decreto rilancio viene estesa oltre ai soggetti operanti nel turismo anche a chi appartiene ai settori sportivi e fieristici. E proprio perché si tratta di una novità divenuta effettiva con la conversione in legge, le imprese che avevano già pagato l’acconto Imu 2020 di giugno, riceveranno un rimborso al momento di pagare il saldo di dicembre.

Chi, invece, non aveva ancora pagato, perché residente in uno dei Comuni che hanno posticipato il versamento della prima rata Imu 2020 dopo l’emergenza Covid, potrà usufruire del diritto all’esenzione, ovviamente nel caso in cui rientri in una delle categorie esplicitate (aziende operanti nel turismosettore sportivo e fieristico).

La prima versione del decreto rilancio già prevedeva l’esenzione dal pagamento della prima rata Imu 2020 per gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali o stabilimenti termali.

Stesso discorso anche per gli immobili della categoria catastale D/2 (pensioni e alberghi con scopo di lucro) e gli immobili di agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù e campeggi, ma a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività.

Da Agenzia Farini

viale Gramsci 387

Modena

venerdì 3 luglio 2020

Cedolare secca su affitti commerciali: ok del Governo


Cedolare secca su affitti commerciali: ok del Governo
L’Esecutivo accoglie le proposte di Confedilizia. Ora, si cerca di ridurre l’importo per i canoni già contrattualizzati. In vista anche un abbattimento dell’Imu.






C’è l’ok del Governo e in particolare del presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’estensione della cedolare secca del 10% sugli affitti commerciali. La conferma arriva ora dal sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa, che in una nota diramata dall’Adnkronos dice: «Ringrazio il presidente Conte per aver valutato positivamente la possibilità, che ho rappresentato nei giorni scorsi, di estendere la cedolare secca agli affitti commerciali».
Ora il sottosegretario spiega che «stiamo studiando una modalità applicativa che possa consentire anche una riduzione dell’importo degli affitti già contrattualizzati». L’idea, aggiunge Villarosa, «nasce a seguito di un ciclo di incontri con le imprese ed i rappresentanti delle categorie interessate. Ringrazio Confedilizia per la fiducia riposta e sono certo che la misura contribuirà a stimolare, nuovamente, il settore immobiliare e tutti gli altri gravemente colpiti dall’emergenza Covid-19».
Proprio Confedilizia, infatti, era stata il fautore della proposta, avviando un confronto con il Governo attraverso il deputato di Italia Viva, Luigi Marattin, che è relatore del Decreto Rilancio. L’associazione della proprietà edilizia auspica, come riferisce il suo presidente, Giorgio Spaziani Testa, «un potenziamento del credito d’imposta del 60 per cento previsto dall’articolo 28 attraverso un incremento delle mensilità interessate, attualmente circoscritte a marzo, aprile e maggio».
Ma Confedilizia sollecita anche l’emanazione di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate «per consentire la cessione del credito, in primis al locatore». Per Spaziani Testa, la via maestra per la ripresa delle attività economiche «è prevedere una cedolare secca per tutti i contratti di locazione ad uso non abitativo. In alternativa, potrebbe essere introdotta – in analogia con quanto efficacemente in essere per gli affitti abitativi ‘concordati’ – una cedolare del 10 per cento, accompagnata da un abbattimento del 25 per cento dell’Imu, in caso di riduzione del canone del 20-25 per cento rispetto a quello previsto in contratto».
Proprio quest’ultima è la strada seguita dal Governo: «Oltre alla cancellazione dell’Irap, escludiamo, almeno per l’intero 2020, il pagamento dell’Imu sui capannoni ed estendiamo la cedolare secca agli affitti commerciali», scrive su Facebook il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia (M5S). Per la cedolare è stimato un intervento pari a 160 milioni di euro, mentre per l’Imu ammonterebbe a circa 4 miliardi.
Ora, Confedilizia commenta così l’esito della vicenda: «L’annuncio, da parte dei sottosegretari Villarosa e Sibilia, dell’intenzione del Governo di estendere la cedolare secca agli affitti commerciali, è una buona notizia. È quanto abbiamo chiesto al presidente del Consiglio Conte in occasione degli Stati generali, ricevendo un primo riscontro positivo dal ministro Gualtieri al termine della riunione».
«Vedremo – si legge ancora- in quale forma l’Esecutivo intenderà introdurre questa misura, anche se la somma che sarebbe stato previsto di stanziare non pare rilevante. Quel che è certo è che per salvare le attività commerciali è indispensabile ridurre la tassazione sulle locazioni per i contratti in corso. Quanto all’Imu, auspichiamo che l’intervento preannunciato dai due sottosegretari sia il più possibile esteso e non limitato a specifici settori».
Secondo le proposte in atto, infatti, la misura non sarebbe generalizzata, ma circoscritta alle attività turistico-alberghiere, a quelle degli eventi e dello spettacolo, del commercio e della produzione agricola e industriale, lasciando fuori alcuni settori, come quello dei servizi.

Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

venerdì 19 giugno 2020

Imu 2020, sanzioni e ravvedimento per il pagamento in ritardo

Imu 2020, sanzioni e ravvedimento per il pagamento in ritardo


In caso di pagamento in ritardo dell'Imu 2020 quali sono le sanzioni previste dalla disciplina del ravvedimento operoso? Vediamo cosa succede a chi non ha pagato entro la scadenza Imu del 16 giugno e anche qual è il calcolo Imu 2020 per il ravvedimento, secondo le novità introdotte dalla finanziaria 2020
In caso di mancato pagamento o pagamento in ritardo dell'Imu 2020 si applica la disciplina del ravvedimento operoso, che vede diverse sanzioni a seconda del tempo intercorso tra la scadenza Imu 2020 e il pagamento di quanto dovuto.
Il ravvedimento operoso per l'Imu si divide in
  • ravvedimento sprint o super breve: effettuato entro 14 giorni dalla scadenza prevista, con una sanzione dello 0,1% pari a 1/10 di quella ordinaria dell'1% per ogni giorno di ritardo
  • ravvedimento breve: se si provvede al pagamento entro 30 giorni dalla scadenza Imu 2020 con una sanzione pari all'1,5% dell'importo dovuto
  • ravvedimento medio: entro 90 giorni dalla scadenza dell'Imu 2020 con una sanzione dell'1,67%
  • ravvedimento lungo: oltre i 90 giorni ed entro un anno con una sanzione del 3,75%

Finanziaria 2020, le novità Imu per il ravvedimento

Con la Finanziaria 2020 la disciplina del ravvedimento prevista per gli altri tributi locali viene estesa anche all'Imu. In particolare è stato introdotto per chi non paga l'Imu l'istituto del ravvedimento operoso cosiddetto lunghissimo, per cui il mancato pagamento Imu 2020 o il pagamento Imu 2020 in ritardo comporta, entro due anni dalla violazione, una sanzione ridotta del 4,29%, mentre il pagamento in ritardo oltre i due anni, ma sempre entro il ricevimento della cartella esattoriale, viene accompagnato da una sanzione per l'Imu 2020 del 5%.
Per il calcolo Imu 2020 relativo al ravvedimento bisogna considerare che a tali sanzioni Imu devono essere aggiunti gli interessi dovuti, pari a quelli legati fissati al 0,05% che si calcolano in base ai giorni di ritardo.

Come si calcola l'Imu 2020

Per chi non ha pagato secondo i termini previsti dall'Imu 2020 e non rientra nelle tipologie immobiliari ammesse alla proroga, ricordiamo che per il calcolo Imu 2020 bisogna partire dalla rendita catastale, rivalutata del 5% e moltiplicare il valore ottenuto per i coefficienti previsti per ogni tipologia immobiliare. Al risultato ottenuto bisognare applicare le aliquote previste dal Comune.
Si ricorda che per la prima rata Imu 2020 o acconto si dovrà versare una somma pari alla metà di quanto corrisposto per Imu e Tasi nel 2019.
Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

sabato 30 maggio 2020

Le aliquote Imu 2020 per i Comuni italiani

Le aliquote Imu 2020 per i Comuni italiani


Con l'addio alla Tasi 2020, al posto della tradizionale imposta municipale unica è arrivata la nuova Imu 2020, anche ribattezzata come Super Imu 2020. Vediamo quali sono le aliquote di Imu 2020 per i Comuni Italiani, in base alle indicazioni dettate dal Mef.

Acconto Imu, si usano le aliquote dell'anno precedente

L'acconto Imu 2020, ovvero la prima rata Imu del 16 giugno, si pagherà con le aliquote imu stabilite dai Comuni per il 2019. La prima rata Imu 2020 sarà uguale al 50% di quanto versato per Imu e Tasi nel 2019.
La seconda rata o saldo di dicembre 2020 si verserà sulla base delle aliquote che i Comuni potranno approvare entro il 28 ottobre. Come specificato dalla circolare del Mef del 18 marzo 2020 "in caso di mancata pubblicazione delle delibere sul sito www.finanze.gov.it, si applicano le aliquote e le detrazioni Imu vigenti nel comune per l'anno 2019"

Circolare mef Imu 2020

Aliquote imu 2020, le indicazioni del Mef

Nella suddetta circolare, per quanto riguarda le aliquote Imu o Nuova Imu 2020, il Mef ha stabilito che nel caso in cui il comune non abbia mai deliberato in materia di aliquote Imu, si applicano l'aliquota dello 0,76% per gli immobili diversi dall'abitazione principale e quella dello 0,4% per le abitazioni principali di lusso. 
Per i fabbricati rurali strumentali e i fabbricati merci, che non erano soggetti all'Imu nel 2019, si applica, in seguito all'abolizione della Tasi, l'aliquota di base pari allo 0,1%.  Infine, per quanto riguarda le fusioni di comuni avvenute nel 2020, per le quali, in assenza di delibera delle aliquote IMU 2020 da parte del comune risultante da fusione, si applicano, ai fini del saldo 2020, le aliquote di base previste dalla legge n. 160 del 2019.
Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena 

giovedì 21 maggio 2020

Regolamento nuova Imu 2020

Regolamento nuova Imu 2020, le indicazioni dell'Ifel




Novità sul fronte del regolamento per la nuova Imu 2020. L'Ifel ha fornito alcune indicazioni. Vediamo le novità.

Regolamento nuova Imu 2020 Ifel

L'Ifel - l'Istituto per la Finanza e l'Economia Locale, fondazione costituita dall'Associazione Nazionale Comuni Italiani - ha pubblicato uno schema di regolamento Imu e di delibera consiliare di approvazione delle aliquote per l'anno 2020 "che recepiscono le modifiche apportate dalla legge di Bilancio 2020 (legge 30 dicembre 2019, n.160), che ha attuato l'unificazione Imu-Tasi, cioè l'assorbimento della Tasi nell'Imu (commi 738-783), definendo un nuovo assetto del tributo immobiliare, sia pure con forti tratti di continuità con la disciplina previgente".

Regolamento nuova Imu 2020 Anci

Come spiegato da una nota pubblicata lo scorso 30 aprile dall'Ifel, fondazione Anci, proprio relativa allo schema di regolamento Imu e allo schema di delibera consiliare di approvazione delle aliquote per il 2020, "la disciplina normativa della 'nuova Imu' rappresenta una semplificazione rilevante, sia per i Comuni che per i contribuenti, rimuovendo un'ingiustificata duplicazione di prelievi, fondati sulla stessa base imponibile e sulla medesima platea di contribuenti. Ma rappresenta anche un'opportunità, poiché consente l'attivazione di facoltà da parte dei Comuni, in parte già vigenti con l'Ici ed in parte nuove, che permettono una gestione del prelievo più ordinata ed efficace".

Schema regolamento nuova Imu 2020

Obiettivo dello schema di regolamento della nuova Imu 2020 è fornire indicazioni sulle possibili soluzioni che ogni ente può adottare, "ferma restando la possibilità di regolamentare diversamente". Secondo quanto evidenziato, il modello di regolamento proposto è di tipo "leggero", questo vuol dire che "si punta a regolamentare gli effettivi spazi di esercizio dell'autonomia comunale, senza ripetere le norme di base del tributo determinate in modo non modificabile dalla legge".

Bozza regolamento nuova Imu 2020

Il documento pubblicato dall'Ifel comprende anche "uno schema di delibera consiliare di approvazione delle aliquote Imu per l'anno 2020".  Lo schema di regolamento della nuova Imu 2020 fa riferimento alla determinazione dei valori venali per le aree fabbricabili; alle aree fabbricabili divenute inedificabili; all'abitazione posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitar; alla riduzione d'imposta per immobili inagibili ed inabitabili; ai versamenti effettuati da un contitolare; al differimento del termine di versamento; all'esenzione immobile dato in comodato; ai versamenti minimi; agli interessi moratori; ai rimborsi e compensazione; all'accertamento esecutivo e rateazione; all'entrata in vigore del regolamento.
Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena
059/454227

mercoledì 4 dicembre 2019

Ravvedimento operoso per i tributi locali, cosa cambia



A prevederlo un emendamento al decreto fiscale






Ravvedimento operoso per i tributi locali. A prevederlo un emendamento al decreto legge fiscale (dl 124/19). Vediamo i dettagli.
Via libera al ravvedimento operoso per i tributi locali, quindi Imu, Tasi e Tari. L’emendamento al decreto fiscale proposto dal vicepresidente della Commissione Finanze della Camera, Alberto Gusmeroli, è stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera.
Secondo quanto previsto dal emendamento, diventa possibile lo sconto sulla sanzione per chi paga in ritardo i tributi locali. Come spiegato da Italia Oggi, “via libera dunque alla correzione in bonis degli omessi versamenti dei tributi locali anche oltre la data di presentazione della dichiarazione relativa all’anno di commissione della violazione, senza per questa prevedere una scadenza predeterminata. Non si potrà accedere al ravvedimento solo nel caso in cui sia stata già notificata la cartella esattoriale”.
Il provvedimento, in un primo momento bocciato e poi accantonato, dovrebbe essere esaminato in Aula il 3 dicembre, per passare successivamente al Senato ed essere approvato entro il 25 dicembre.
Positivo il commento di Confedilizia. Tramite una nota, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha fatto sapere: “La Commissione Finanze della Camera ha approvato un emendamento al decreto fiscale che recepisce una proposta che Confedilizia aveva avanzato già un anno fa in sede di audizione sul progetto di legge in materia di semplificazioni fiscali. Si tratta della possibilità di applicare ai tributi locali (come l’Imu) il cosiddetto ravvedimento operoso – e cioè la possibilità di regolarizzare tardivamente gli adempimenti fiscali – negli stessi termini previsti per gli altri tributi, come Irpef, Ires e Iva. Finora si è avuto un sistema di garanzie differenziato che non trovava giustificazioni e che la Camera dei deputati finalmente corregge. Ne diamo volentieri atto alla Commissione Finanze, che ha approvato l’emendamento all’unanimità, e ringraziamo l’on. Alberto Gusmeroli, primo firmatario della proposta, per la tenacia con la quale si è battuto per questo obiettivo”.
Lo scorso 19 novembre, presentando alcune proposte di modifica alla legge di Bilancio 2020, il presidente di Confedilizia aveva parlato proprio dell’accertamento fiscale sui tributi locali. In merito, Confedilizia chiedeva anche per i tributi locali alcuni istituti di garanzia, come per l’appunto “un ravvedimento operoso ben calibrato e più garantista per i contribuenti”. Spaziani Testa aveva affermato: “Se si vuole rafforzare la capacità di riscossione da parte dei Comuni, si devono rafforzare anche le garanzie per i contribuenti”.

Da "Idealista"
Agenzia Farini
059 454227 

mercoledì 24 ottobre 2018


Sanatoria Imu, Tasi e Tari: arriva il condono per i debiti fino a 1.000 euro


La nuova sanatoria fiscale approvata dal governo coinvolge anche i contribuenti che, tra il 2000 e il 2010, hanno accumulato debiti relativi alle imposte sulla casa: Imu, Tasi e Tari. Il condono contiene, infatti, sconti fiscali che riguardano le mini cartelle fino a un importo di 1.000 euro.
Per verificare la soglia massima di 1.000 euro dovranno essere computati gli importi iscritti a ruolo (tasse, contributi, multe stradali), gli interessi per ritardata iscrizione e le sanzioni. Attenzione però: le cartelle dovranno risultare in riscossione in un intervallo di tempo che va dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010. Il condono per i debiti fino a 1.000 euro accumulati tra il 2000 e il 2010 scatterà in automatico al 31 dicembre senza bisogno di attività o istanze da parte del contribuente.

Condono Imu 2018

I debiti in questione non riguardano solo il bollo auto, ma anche le imposte sulla casa, come l’Imu e la Tasi. Quel che è importante è che le cartelle risultino in riscossione dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010 e che siano di importo fino a 1.000 euro.

Condono tassa rifiuti

Ma il condono tombale di tutti i debiti fino a 1.000 euro accumulati tra il 2000 e il 2010 non si ferma a Imu e Tasi, interessa anche la tassa sui rifiuti. Anche in questo caso, le cartelle devono risultare in riscossione dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010 e devono essere di importo fino a 1.000 euro.

Condono debiti fino a 1.000 euro, cosa verificare

Ma come fare per capire se si rientra o meno all’interno del condono? Basta recuperare le vecchie cartelle di pagamento notificate e controllare il riferimento dedicato alla data di iscrizione a ruolo: se l’anno rientra tra il 2000 e il 2010 e se l’importo complessivo è inferiore a 1.000 euro, la cartella si dovrà ritenere annullata in automatico. Non sarà quindi necessario presentare una domanda o pagare un importo minimo per ottenere lo sgravio, l’agente della riscossione provvederà a cancellare il debito in automatico. Ma attenzione, questo avverrà solo quando la legge di Bilancio verrà approvata.


Da "Idealista"

Agenzia Farini

059 454227 


mercoledì 18 luglio 2018

Quando gli italiani preferiscono abbandonare gli immobili invece di recuperarli

Quando gli italiani preferiscono abbandonare gli immobili invece di recuperarli



Poiché la storia degli italiani è fatta di migrazioni, spesso capita loro di ritrovarsi proprietari di seconde e terze case che in passato appartenevano a qualche caro estinto proveniente da una regione lontana rispetto a quella dove si vive attualmente. Regioni che a volte hanno scarse attrattive turistiche, o sono comunque difficilmente raggiungibili: le case restano quindi disabitate per lungo tempo. Ma costituiscono comunque un costo in termini di utenze di luce e gas che restano attive, o di imposte locali che vanno comunque versate al Comune di appartenenza dell’immobile.

Per evitare di pagare le tasse, purtroppo spesso si sceglie di abbandonare queste case al loro destino. I più recenti dati dell’Agenzia delle Entrate mostrano che gli immobili non adatti a produrre reddito sono cresciuti in un anno del 3,2% nel 2007, mentre Confedilizia rileva che dal 2011 la percentuale in più di edifici accatastati in categoria F2 (sostanzialmente, i ruderi che non vengono tassati) è stata addirittura dell’87%. “Un fenomeno che interessa anche i locali commerciali – spiega il Presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa – i quali, tra tasse statali e locali vedono un carico fiscale che supera anche il 60% e non riuscendo, quindi, a fare investimenti, lasciano i locali sfitti e in rovina”. Segnale che gli italiani preferiscono lasciar andare i propri immobili piuttosto che recuperarli, per poi dover pagare le relative imposte, senza la certezza di poterne trarre un giusto reddito.

Imu e Tasi, quando non si pagano

Si può evitare di pagare le tasse su un immobile in vari casi, tra cui: quando il fabbricato è inagibile (è un perito tecnico a dover dichiarare l’inagibilità di un edificio o la sua inabitabilità); quando di conseguenza, l’immobile può essere accatastato come immobile “collabente” (categoria catastale F/2, senza rendita), a meno che non ci si trovi in un Comune che fa comunque pagare l’area occupata in quanto edificabile, e che l’Agenzia delle Entrate accetti il riaccatastamento; quando, in casi estremi, viene abbattuto. Altri casi, meno drastici, in cui è possibile risparmiare sulle tasse possono verificarsi quando due coniugi possiedono due case, ognuna delle quali risulta abitazione principale per uno di essi (che hanno, di conseguenza, residenza in Comuni diversi); quando l’immobile è in proprietà o usufrutto da parte di anziani o disabili residenti in istituti di ricovero, oppure a militari in servizio in un altro Comune, purché non affittato; quando si tratta di casa coniugale assegnata all’ex coniuge; quando la casa è ceduta, ad esempio, ai figli.

Rinunciare alla proprietà per non pagare le tasse

Il dato sul numero di edifici senza rendita catastale, a detta di Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, va considerato la punta di un iceberg. “Il numero degli edifici in queste condizioni in assoluto non è altissimo – spiega, - ma è la tendenza al suo aumento a preoccupare. Significa o che i proprietari preferiscono danneggiare volontariamente i propri immobili pure di evitare di pagare le imposte; o che tali immobili semplicemente non vengono mai ristrutturati, e cadono naturalmente in rovina. Spesso, pur di non essere gravati dal fisco, si sceglie addirittura di rinunciare alla proprietà. Dietro il mezzo milione di immobili in rovina in Italia si sospettano quindi altre decine di migliaia pronte ad entrare nella stessa condizione entro breve”.

Cedolare secca sui locali commerciali: una possibile soluzione

Una situazione che è ben lungi dal parlare di un mercato immobiliare in buona salute in Italia. “Nel confronto con i dati europei, in Italia vediamo un aumento di compravendite a fronte di un continuo calo dei prezzi - dichiara Spaziani Testa. - Perciò noi parliamo di “comprasvendite”: parecchia gente ha perso soldi vendendo a meno del prezzo di acquisto, e questo non è un buon segnale. Inoltre, chi compra oggi è chi qualche anno fa non aveva un’elevata disponibilità di spesa, e si è deciso oggi a farlo perché il prezzo è conveniente. Esaurito il bacino di persone che si possono permettere l’acquisto, il mercato sarà nuovamente fermo”.
Perché l’Italia si distingue in negativo rispetto al panorama europeo? “ Prima di tutto per l’economia meno stabile – risponde Spaziani Testa. - Poi l’Italia ha commesso l’errore di gestire la crisi del 2011-2012, che ha portato al governo tecnico, con misure che hanno pesato quasi esclusivamente sugli immobili,  con un carico fiscale passato da 9 a 24 miliardi. Sarebbe stato un errore meno grave se si fosse trattato di una misura una tantum. Invece le imposte sono rimaste, pur alleggerite per le prime case”.
Cosa potrebbe fare, allora, il nuovo governo? “ Sicuramente ridurre il carico fiscale, anche se è qualcosa di utopico ora che le tasse sulla casa sono diventate una risorsa finanziaria stabile. I bonus e gli sgravi fiscali sono stati l’unico segnale positivo e vanno assolutamente mantenuti, anche se nonostante la loro esistenza l’edilizia delle manutenzioni e ristrutturazioni non è ancora ripartita in maniera significativa. Andrebbe dato un segnale forte per il settore e per il suo indotto: ad esempio auspichiamo che venga introdotta la cedolare secca anche per gli affitti commerciali oltre che per quelli residenziali. In quest’ultimo settore - conclude Spaziani Testa, - gli sgravi fiscali hanno avuto effetti positivi, che ci auguriamo possano verificarsi anche negli altri settori”.
Da " Idealista" 
Agenzia Farini
059 454227

venerdì 17 giugno 2016

Imu e Tasi, sanzioni per ritardato pagamento

Imu e Tasi, sanzioni per ritardato pagamento



Il 16 giugno è scaduto il termine per il pagamento dell'acconto Imu e Tasi per il 2016. E' possibile comunque effettuare il versamento in ritardo, pagando le sanzioni e gli interessi dovuti.
Se non hai versato l'acconto, ecco tutte le regole per pagare
Chi non ha effettuato il versamento delle imposte secondo i termini previsi ha comunque la possibilità di aggiustare entro un anno la propria posizione fiscale ricorrendo allo strumento del ravvedimento operoso.

Imu e tasi ravvedimento operoso

Lo strumento del ravvedimento operoso prevede il pagamento oltre che della somma dovuta anche di sanzioni e interessi, che dipenderanno dal ritardo con cui verranno versati gli importi. In particolare ci sono quattro diversi tipi di ravvedimento.
Ravvedimento sprint - per un ritardo fino a 14 giorni si calcola una sanzione pari allo 0,2% al giorno fino a un massimo del 2,8% per 14 giorni di ritardo più gli interessi (dal 1º gennaio 2015 il tasso di interesse annuo è stato fissato allo 0,5%).
Ravvedimento breve - per un ritardo dal 15º fino al 30º giorno, la sanzione da applicare sarà pari al 3% più gli interessi da calcolare (aliquota dello 0,5% annuo).
Ravvedimento medio - si applica dopo il 30º giorno e fino al 90º e prevede una sanzione fissa del 3,33% dell'importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale.
Ravvedimento lungo - ritardo dal 31º giorno fino a un anno. La sanzione è del 3,75% più gli interessi, da calcolarsi al saggio legale annuo dello 0,5%.
da "Idealista"
Agenzia Farini
059 454227

venerdì 27 maggio 2016

Come si calcolano Imu e Tasi per l'acconto del 16 giugno Statistiche

Come si calcolano IMU e TASI per l'acconto del 16 giugno


Imu, tasi 2016 seconda casa 

 Quest'anno a pagare saranno solo i proprietari di prime case di lusso e immobili diversi dalla prima abitazione. Niente imposta municipale per i terreni agricoli (ma solo in determinate condizioni) e gli imbullonati. Nonostante le novità introdotte dalla legge di stabilità 2016, le modalità di calcolo di Tasi e Imu rimangono le stesse. Per entrambe le imposte si deve infatti partire dalla rendita catastale ed in particolare
  • rivalutare la rendita del 5%
  • moltiplicare la rendita rivalutata per il coefficiente di ogni immobile per cui si effettuano i versamenti
  • moltiplicare il risultato così ottenuto per le aliquote deliberate da ogni singolo Comune
E' importante sottolineare che per l'acconto Imu e Tasi del 16 giugno si devono applicare le aliquote deliberate per il 2015.

Coefficienti imu e tasi 2016

Per i fabbricati di gruppo A (abitazioni), esclusa la categoria A/10 (uffici e studi privati), e i fabbricati di categoria C/2 (magazzini e locali di deposito) , C/6 (stalle, scuderie, rimesse ed autorimesse senza fini di lucro) e C/7 (tettoie), il coefficiente è pari a 160.
Per i fabbricati di categoria B (tra i quali case di cura senza fini di lucro e uffici pubblici) e i fabbricati di categoria C/3 (laboratori per arti e mestieri), C/4 (fabbricati e locali per esercizi sportivi senza fini di lucro) e C/5 stabilimenti balneari e di acque curative senza fini di lucro, il coefficiente è pari a 140.
Per i fabbricati di categoria D/5 (istituti di credito, cambio e assicurazione) e A/10, il coefficiente è 80.
Per i fabbricati di categoria D (D5 esclusi), che vanno dagli opifici alle sale cinematografiche, il coefficiente è 65. Pari a 65 è, invece, per i fabbricati di categoria C/1.


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giovedì 3 dicembre 2015

Legge di Stabilità 2016: le 6 novità da conoscere in materia di casa

La Legge di Stabilità 2016 attraversa il tortuoso passaggio in commissione Bilancio e approda finalmente all’Aula del Senato che tra oggi e domani darà il suo primo ok al testo con il ricorso da parte del Governo alla fiducia (che dovrebbe essere votata proprio oggiAggiungi un appuntamento per oggi). Il via libera è giunto ieri con il mandato alle relatrici, Magda Zanoni (Pd) e Federica Chiavaroli (Ap). I voti favorevoli in commissione sono stati 15, i contrari 10.

Ma quali sono i principali elementi di interesse in materia di casa (ed energia) contenuti nel testo della Manovra 2016? Ecco un sintetico riassunto dello stato delle cose in merito ai 6 punti-chiave in materia.

1. Ok all’esenzione TASI sulle case date in comodato d’uso a figli o genitori: per poter usufruire di tale agevolazione, il proprietario dell’abitazione non deve possedere un altro immobile ad uso abitativo in Italia e nel 2015 deve aver abitato nella casa da cedere in comodato d’uso. Dall’altro lato, colui che riceve la casa in comodato deve adibirla ad abitazione principale.

2. Come anticipavamo ieri su queste pagine, via libera allo sconto del 25% sull’IMU per chi affitta la seconda casa a canone concordato. Attraverso tale misura, i canoni concordati recuperano il vantaggio fiscale che era stato azzerato negli ultimi 3 anni quando, con il passaggio dall’ICI all’IMU e la riduzione delle agevolazioni d’imposta sugli affitti.

3. Stop alle tasse sulla casa per 3 categorie differenti: i separati che lasciano l’abitazione principale all’ex coniuge, le forze dell’ordine trasferite e per gli alloggi sociali.

4. Ok all’estensione dell’imposta agevolata di registro al 2% per l’acquisto della prima casa anche a chi al momento del rogito possieda già un immobile ma lo vende entro un anno.

5. Si alza la guardia contro gli affitti in nero: a partire dal 2016 diventa nullo ogni accordo che preveda che il canone sia superiore a quello registrato (entro 30 giorni dalla stipula del contratto) con la possibilità per gli affittuari di chiedere alla riconsegna dell’immobile la restituzione delle maggiori somme corrisposte.

6. Ripristino al 22% dell’IVA sul pellet che il testo originario della Stabilità aveva fatto scendere al 10%.

Ora il passaggio al Senato prima del “rush” finale alla Camera previsto per le prossime settimane.

lunedì 30 novembre 2015

Tasse casa, niente Tasi per gli immobili in comodato d’uso ai figli

Tasse casa, niente Tasi per gli immobili in comodato d’uso ai figli

Arriva l’esenzione dalle tasse sulla casa per i proprietari di abitazioni date in comodato d’uso ai figli o ai genitori. Il proprietario, però, non deve possedere un altro immobile ad uso abitativo in Italia e nel 2015 deve aver abitato nella casa che vuole cedere al parente in linea retta entro il primo grado.

Niente ville e castelli

La commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento delle relatrici al ddl Stabilità che elimina le tasse sulla casa anche per i proprietari che danno l’immobile in comodato ai figli o ai genitori. L’esenzione è valida solo per le case non di lusso. Non vale, dunque, per ville e castelli.

Un solo immobile a uso abitativo per il proprietario

Il provvedimento tratta come prime case anche quelle in cui il proprietario, che però deve possedere un solo immobile a uso abitativo, non è residente e domiciliato.

Sconto Imu 25%

Ricordiamo che sul fronte delle tasse sulla casa nelle legge di Stabilità 2016 sono arrivate le agevolazioni per le case date in affitto a canone concordato, che usufruiranno di una riduzione Imu del 25%. In pratica, i proprietari che decideranno di affittare la seconda abitazione a canone concordato godranno di uno sconto Imu pari al 25%.

Il testo in Aula giovedì

La Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso di concedere un giorno in più alla commissione Bilancio per l’esame del testo e degli emendamenti. La legge di Stabilità arriverà quindi giovedì in Aula, in modo tale che il via libera dell’Assemblea possa arrivare entro sabato.

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martedì 24 novembre 2015

Imu e Tasi abolite, ma non per tutti: chi continuerà a pagare e chi no

Imu e Tasi abolite, ma non per tutti: chi continuerà a pagare e chi no


La legge di Stabilità 2016 porterà una rivoluzione sul fronte delle tasse sulla casa. A partire dal prossimo anno, infatti, sarà abolita la Tasi sugli immobili utilizzati dal proprietario come prima casa, l'Imu agricola e l'Imu sui macchinari imbullonati. Ma l'abolizione non riguarda tutta la platea dei potenziali interessati. Vediamo chi non pagherà più le imposte e chi invece dovrà continuare a versarle.

Tasse sulla prima casa

Dal 2016 non si pagherà la Tasi sulle case utilizzate dal proprietario come abitazione principale, secondo la definizione contenuta nel decreto Salva-Italia. Si tratta dell'immobilie nel quale il proprietario e il suo nucleo familiare vivono abitualmente e risiedono anagraficamente. Se i componenti del nucleo familiare risiedono in case diverse nello stesso Comune, solo una avrà l'esenzione, se sono in Comuni diversi, entrambi avranno l'esenzione. La casa deve essere iscritta come un'unica unità immobiliare

Esenzione pertinenze Tasi

Esenti dal pagamento della Tasi anche le pertinenze dell'abitazione principale, sempre nei limiti fissati dal 2012. Vengono considerate pertinenze i box auto (categoria catastale c-6), le tettoie e i magazzini (c-7), locali di sgombero e cantine 8C/2), ma solo una pertinenza per ciascuna categoria catastale. 

Imu case di lusso

L'esenzione non varrà per le case di lusso, che continueranno a pagare l'Imu. Le categorie catastali A1, A8 e A9 (ovvero case signorili, ville e castelli) continueranno a pagare l'imposta, ma con un'aliquota agevolata al 4 per mille e una detrazione di 200 euro.

Tasi inquilini

La Legge di Stabilità prevede l'abolizione deella Tasi anche per gli inquilini che hanno scelto l'unità immobiliare come abitazione principale. Continueranno a pagarla gli studenti fuorisede o chi si sposta per lavoro senza spostare però la propria residenza. La quota abolita agli inquilini non si sposterà sui proprietari che continueranno a pagare una quota tra il 70 e il 90%.

Imu agricola e imbullonati

Dal 2016 entra in vigore l'esenzione dell'Imu agricola per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali (IAP). La legge di Stabilità per il 2016 cancella la classificazione dell'Istat introdotta meno di un anno fa tra terreni montani, parzialmente montani o di pianura e rintroduce la vecchia classificazione dei terreni agricoli
A partire dal primo gennaio 2016 le imprese potranno escludere i macchinari imbullonati dal calcolo della rendita e quindi dalla base imponibile fiscale per il pagamento dell'Imu

Imu immobili invenduti

Gli immobili invenduti delle imprese costruttrici continueranno a pagare l'Imu, ma con un'aliquota agevola dell'1 per mille.

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sabato 3 ottobre 2015

Quanto si risparmierebbe di imposte patrimoniali senza Imu e Tasi?

Quanto si risparmierebbe di imposte patrimoniali senza Imu e Tasi?
Senza il gettito Imu e Tasi le imposte patrimoniali che gravano sui contribuenti scenderebbero del 10%, arrivando a quota 44 miliardi di euro. A dirlo è un'analisi della Cgia di Mestre, secondo la quale l'anno scorso le tasse sul patrimonio sono costate agli italiani la cifra record di 48,6 miliardi di euro.
Nel suo studio la Cgia di Mestre ha analizzato l'impatto che le tasse patrimoniali - Imu e Tasi comprese - hanno sulle tasche dei contribuenti. Se per l’anno in corso il gettito complessivo dovrebbe attestarsi sul livello raggiunto nel 2014, solo dal 2016 dovremmo registrare una decisa inversione di tendenza.
“Se il Governo confermerà l’abolizione delle tasse che gravano sulla prima casa, dell’Imu agricola e quella sugli imbullonati –commenta Paolo Zabeo della CGIA – nel 2016 dovremmo risparmiare 4,6 miliardi di euro: vale a dire uno sconto che sfiora il 10 per cento”.
Quante sono le patrimoniali che pesano sui portafogli degli italiani ? Una quindicina – conclude Zabeo – anche se le due imposte che gravano sulle abitazioni e sugli immobili strumentali, ovvero Tasi e Imu, garantiscono oltre la metà del gettito complessivo. L’anno scorso, ad esempio, per onorare questi due tributi famiglie, imprese e lavoratori autonomi hanno versato ben 24,7 miliardi di euro”.

Quali sono le imposte patrimoniali?

Le imposte patrimoniali sono quelle che di fatto gravano sulla ricchezza posseduta dalle persone in un determinato momento. La ricchezza è intesa in senso ampio e comprende i beni immobili (case, terreni), i beni mobili (auto, moto, aeromobili, imbarcazioni), gli investimenti finanziari, etc. Di solito, nei manuali di diritto tributario le imposte patrimoniali sono classificate come imposte dirette.
Queste ultime sono quelle che colpiscono direttamente la capacità contributiva del contribuente senza attendere che si verifichino fatti o atti particolari. Mentre le imposte indirette richiedono, per poter essere applicate, il verificarsi di un determinato evento. L’Iva, ad esempio, si applica quando avviene la cessione di un bene o la prestazione di un servizio.
Le imposte sulle successioni e sulle donazioni, sebbene classificate come imposte indirette, vengono considerate come una forma di imposizione patrimoniale, in quanto colpiscono la ricchezza. Si tratta delle uniche imposte indirette che i testi di diritto tributario includono tra le il imposte di carattere patrimoniale.
La prima parte dell’ analisi della CGIA è stata dedicata ad individuare le imposte il cui gettito complessivo sia espressione di imposizione patrimoniale in modo da studiarne l’evoluzione nel tempo. Il criterio seguito è stato quello di considerare quelle forme di imposizione che colpiscono la ricchezza nelle diverse forme in cui questa si manifesta (ad esempio immobili, auto, barche, aeromobili, disponibilità finanziarie) sia che la tassazione riguardi la semplice detenzione che il suo trasferimento.

Elenco imposte patrimoniali

Le imposte patrimoniali considerate in questa serie storica dall’Ufficio studi della CGIA sono:
1) Imposta di registro e sostitutiva;
2) Imposte di bollo;
3) Imposta ipotecaria;
4) Diritti catastali;
5) Ici/Imu/Tasi;
6) Bollo auto;
7) Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv;
8) Imposta sulle transazioni finanziarie;
9) Imposta sul patrimonio netto delle imprese;
10) Imposta su secretazione dei capitali scudati;
11) Imposte sulle successioni e donazioni;
12) Imposta straordinaria sugli immobili;
13) Imposta straordinaria sui depositi;
14) Imposta sui beni di lusso;

sabato 26 settembre 2015

Perché il taglio Imu-Tasi non è una misura equa e non aiuterà il mercato della casa

Perché il taglio Imu-Tasi non è una misura equa e non aiuterà il mercato della casa


Il taglio dell’imposta sulla prima casa genererebbe uno stimolo modesto per il mercato della casa - circa lo 0,11% rispetto al valore medio d'acquisto - e uno sgravio altrettanto esiguo per i contribuenti. A dirlo è uno studio di Nomisma, secondo il quale - numeri alla mano - a beneficiarsi del provvedimento sarebbero ancora una volta le famiglie con un reddito medio- alto.
Secondo l'Ufficio Studi di Nomisma, la continua proposta relativa alla cancellazione della tassa Tasi -Imu sull'abitazione principale evidenzia la condivisibile volontà dell’Esecutivo di rivedere l’eccessiva pressione fiscale in Italia. Nonostante ciò il taglio dell’imposta sulla prima casa genererebbe uno stimolo per il mercato alquanto modesto,  circa lo 0,11% rispetto al valore medio di acquisto (circa 181mila euro) per il primo anno e comunque inferiore all’1% considerando i valori attualizzati su un orizzonte decennale.
Lo sgravio che verrebbe garantito ad oltre i due terzi delle famiglie italiane che vivono in una casa di proprietà risulterebbe in media altrettanto esiguo, stimabile in circa 17 euro al mese. "Evidenziata la scarsa capacità di stimolo, è necessario chiedersi se il provvedimento tuttavia persegua obiettivi di redistribuzione del carico fiscale nel senso di una maggiore equità”, ricorda Luca Dondi Consigliere Delegato di Nomisma.
"A nostro parere –sulla base dei dati dell’indagine delle famiglie italiane realizzata dalla Banca d’Italia – la risposta è anche in questo caso negativa, in quanto a beneficiare del provvedimento sarebbero le famiglie con disponibilità reddituali medie più elevate (si veda al proposito la tabella relativa al reddito del capofamiglia per titolo di godimento dell’abitazione). Emerge con un'evidenza degna di maggiore attenzione la sperequazione delle disponibilità economiche tra nuclei di proprietà e nuclei in affitto”, conclude Dondi.
Titolo di godimento dell'abitazione e reddito medio
                %            Reddito medio annuo (€)
Di proprietà       67,2       35.454
In affitto o subaffitto     21,8       17.766
A riscatto            0,3          28.866
In usufrutto       3,3          26.532
In uso gratuito  7,4          23.229
Nomisma ricorda che una puntuale identificazione delle caratteristiche economiche dei soggetti in proprietà beneficiari della misura, funzionale nelle intenzioni di taluni ad un’opzione mirata e selettiva del provvedimento, risulta pressoché impossibile.
Lo dimostra l’aleatorietà del rapporto tra basi imponibili e valore di mercato degli immobili tra le diverse città (e quasi sempre anche all’interno delle stesse). A tal proposito si riporta la tabella relativa all’articolazione del patrimonio abitativo per città e le differenze tra i riferimenti medi catastali e di mercato nelle principali realtà italiane.
Perché cancellare Tasi e Imu sulla prima casa può favorire i più ricchi e quale può essere l’alternativa
Se la caratterizzazione risulta oltremodo complessa, dal novero dei beneficiari si possono escludere con ragionevole certezza quasi sempre le famiglie con disponibilità economiche più contenute.
Occorre infatti ricordare come allo sgravio a favore di tali nuclei abbiano in molti casi già provveduto le Amministrazioni locali attraverso la discrezionalità impositiva a loro attribuita dalla normativa in essere.
“L’unica via affinché si possa giungere a un sistema impositivo più equo continua ad essere la riforma del Catasto”, ricorda Dondi. “Al Governo va riconosciuto il merito di essersi sottratto all’ennesima giro di roulette su aliquote e moltiplicatori per correggere le forti sperequazioni dell’attuale sistema, ma rimangono le perplessità sul progetto di riforma. Appare alquanto faticoso individuare la linea di politica economica che si intende perseguire”, conclude Dondi.
Categorie catastali
A1 Abitazioni di tipo signorile
A2 Abitazioni di tipo civile 
A3 Abitazioni di tipo economico
A4 Abitazioni di tipo popolari
A5 Abitazioni di tipo ultrapopolari
A6 Abitazioni di tipo rurale
A7 Abitazioni in villini
A8 Abitazione in villa
A9 Castelli, abitazioni di eminenti pregi artistici o storici
A11 Abitazioni o alloggi tipici dei luoghi