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mercoledì 4 dicembre 2019

Ravvedimento operoso per i tributi locali, cosa cambia



A prevederlo un emendamento al decreto fiscale






Ravvedimento operoso per i tributi locali. A prevederlo un emendamento al decreto legge fiscale (dl 124/19). Vediamo i dettagli.
Via libera al ravvedimento operoso per i tributi locali, quindi Imu, Tasi e Tari. L’emendamento al decreto fiscale proposto dal vicepresidente della Commissione Finanze della Camera, Alberto Gusmeroli, è stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera.
Secondo quanto previsto dal emendamento, diventa possibile lo sconto sulla sanzione per chi paga in ritardo i tributi locali. Come spiegato da Italia Oggi, “via libera dunque alla correzione in bonis degli omessi versamenti dei tributi locali anche oltre la data di presentazione della dichiarazione relativa all’anno di commissione della violazione, senza per questa prevedere una scadenza predeterminata. Non si potrà accedere al ravvedimento solo nel caso in cui sia stata già notificata la cartella esattoriale”.
Il provvedimento, in un primo momento bocciato e poi accantonato, dovrebbe essere esaminato in Aula il 3 dicembre, per passare successivamente al Senato ed essere approvato entro il 25 dicembre.
Positivo il commento di Confedilizia. Tramite una nota, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha fatto sapere: “La Commissione Finanze della Camera ha approvato un emendamento al decreto fiscale che recepisce una proposta che Confedilizia aveva avanzato già un anno fa in sede di audizione sul progetto di legge in materia di semplificazioni fiscali. Si tratta della possibilità di applicare ai tributi locali (come l’Imu) il cosiddetto ravvedimento operoso – e cioè la possibilità di regolarizzare tardivamente gli adempimenti fiscali – negli stessi termini previsti per gli altri tributi, come Irpef, Ires e Iva. Finora si è avuto un sistema di garanzie differenziato che non trovava giustificazioni e che la Camera dei deputati finalmente corregge. Ne diamo volentieri atto alla Commissione Finanze, che ha approvato l’emendamento all’unanimità, e ringraziamo l’on. Alberto Gusmeroli, primo firmatario della proposta, per la tenacia con la quale si è battuto per questo obiettivo”.
Lo scorso 19 novembre, presentando alcune proposte di modifica alla legge di Bilancio 2020, il presidente di Confedilizia aveva parlato proprio dell’accertamento fiscale sui tributi locali. In merito, Confedilizia chiedeva anche per i tributi locali alcuni istituti di garanzia, come per l’appunto “un ravvedimento operoso ben calibrato e più garantista per i contribuenti”. Spaziani Testa aveva affermato: “Se si vuole rafforzare la capacità di riscossione da parte dei Comuni, si devono rafforzare anche le garanzie per i contribuenti”.

Da "Idealista"
Agenzia Farini
059 454227 

mercoledì 24 ottobre 2018


Sanatoria Imu, Tasi e Tari: arriva il condono per i debiti fino a 1.000 euro


La nuova sanatoria fiscale approvata dal governo coinvolge anche i contribuenti che, tra il 2000 e il 2010, hanno accumulato debiti relativi alle imposte sulla casa: Imu, Tasi e Tari. Il condono contiene, infatti, sconti fiscali che riguardano le mini cartelle fino a un importo di 1.000 euro.
Per verificare la soglia massima di 1.000 euro dovranno essere computati gli importi iscritti a ruolo (tasse, contributi, multe stradali), gli interessi per ritardata iscrizione e le sanzioni. Attenzione però: le cartelle dovranno risultare in riscossione in un intervallo di tempo che va dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010. Il condono per i debiti fino a 1.000 euro accumulati tra il 2000 e il 2010 scatterà in automatico al 31 dicembre senza bisogno di attività o istanze da parte del contribuente.

Condono Imu 2018

I debiti in questione non riguardano solo il bollo auto, ma anche le imposte sulla casa, come l’Imu e la Tasi. Quel che è importante è che le cartelle risultino in riscossione dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010 e che siano di importo fino a 1.000 euro.

Condono tassa rifiuti

Ma il condono tombale di tutti i debiti fino a 1.000 euro accumulati tra il 2000 e il 2010 non si ferma a Imu e Tasi, interessa anche la tassa sui rifiuti. Anche in questo caso, le cartelle devono risultare in riscossione dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2010 e devono essere di importo fino a 1.000 euro.

Condono debiti fino a 1.000 euro, cosa verificare

Ma come fare per capire se si rientra o meno all’interno del condono? Basta recuperare le vecchie cartelle di pagamento notificate e controllare il riferimento dedicato alla data di iscrizione a ruolo: se l’anno rientra tra il 2000 e il 2010 e se l’importo complessivo è inferiore a 1.000 euro, la cartella si dovrà ritenere annullata in automatico. Non sarà quindi necessario presentare una domanda o pagare un importo minimo per ottenere lo sgravio, l’agente della riscossione provvederà a cancellare il debito in automatico. Ma attenzione, questo avverrà solo quando la legge di Bilancio verrà approvata.


Da "Idealista"

Agenzia Farini

059 454227 


mercoledì 13 dicembre 2017

Tassa rifiuti, legittima o gonfiata? Come scoprire se si ha diritto al rimborso




Risultati immagini per rifiuti Da qualche settimana è ormai scoppiato il caos Tari. In seguito a un'interrogazione parlamentare si è scoperto che molti Comuni avevano gonfiato la quota variabile dell'imposta, aumentando considerevolmente il costo per i contribuenti. Ma come si può scoprire se quanto pagato è la quota legittima o gonfiata?
La circolare pubblicata dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia in merito alla corretta modalità applicativa della Tari ha chiarito che è corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell'utenza domestica. Qualora il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile della tassa sui rifiuti effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio può chiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la Tari è entrata in vigore.
Ma com'è possibile riscontrare l'errore nel calcolo? La prima cosa da fare è recuperare il regolamento dedicato alle pertinenze della Tari. Se il Comune prevede di applicare una sola quota variabile per tutto l'immobile allora quanto corrisposto dovrebbe corrispondere a quanto effettivamente dovuto. In caso contrario si aprirebbe la strada del rimborso.
Risultati immagini per rifiutiUn'ulteriore verifica puo' essere fatta leggendo con attenzione la propria bolletta che riporta la voce "dettaglio degli immobili". Qui è possibile verificare il dettaglio della quota fissa (costo al m2 da moltiplicare per i metri della superficie della casa e delle pertinenze), la seconda è un'aggiunta che dipende solo dal numero di occupanti.
Una volta verificato di aver pagato più di quanto dovuto, si apre la strada al rimborso. L’istanza di rimborso deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento.
L’istanza, che non richiede particolari formalità, deve però contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari.

Fonte : "Idealista" 
Agenzia Immobiliare Farini 
059454227