giovedì 17 settembre 2026

Vendere casa dopo il superbonus: il nuovo volto della plusvalenza

Negli ultimi anni il Superbonus ha trasformato migliaia di abitazioni, ma oggi chi decide di vendere dopo i lavori deve fare i conti con una novità fiscale tutt'altro che marginale. La Legge di Bilancio 2024 (n. 213/2023, art. 1, commi 64-67) ha infatti introdotto una regola che cambia il modo di calcolare le tasse sulla plusvalenza per gli immobili ristrutturati con agevolazioni. Tema di grande rilevanza anche alla luce dei recenti chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate contenuti nell'interpello n. 158/2026. Se hai beneficiato del Superbonus (art. 119 del Decreto Rilancio) e vendi l'immobile entro 10 anni dalla fine dei lavori, il guadagno ottenuto - la plusvalenza - può essere tassato. La norma e stata inserita nell'art.67, comma 1, lett.b-bis) del TUIR, e si applica anche quando la cessione avviene tra familiari o comproprietari. Comproprietà ed eredità: chi paga davvero? La legge distingue chiaramente tra le quote acquisite per successione e quelle ottenute per acquisto o donazione. Le quote ereditate restano esenti: non generano plusvalenza tassabile. Solo le parti acquistate con altri titoli rientrano nel calcolo, come ribadito dall'interpello n. 208/2024. In pratica, se erediti metà casa e compri l'altra metà, la tassazione si applicherà solo sulla quota acquistata. Quando manca il prezzo di acquisto. Può capitare di non avere più i documenti originari. In questo caso, l'art. 68 TUIR consente di determinare il valore iniziale tramite perizia giurata redatta da un tecnico abilitato. L'interpello n. 86/2026 ha confermato che questa soluzione è valida e permette di calcolare correttamente la plusvalenza anche in assenza di rogiti o fatture storiche. Chi ha sostenuto le spese dei lavori? Un punto spesso trascurato riguarda la ripartizione delle spese. Se i lavori sono stati pagati da un solo comproprietario, solo lui potrà sommare quei costi al valore d'acquisto. Chi non ha contribuito economicamente non potrà usarli per ridurre la propria base imponibile. È un principio di equità fiscale che evita doppi benefici. La tassa piatta al 26% Chi realizza una plusvalenza può scegliere tra due strade: la tassazione ordinaria IRPEF a scaglioni o l'imposta sostitutiva del 26%, introdotta dalla Legge 266/2005 e richiamata dalla Legge di Bilancio 2024. La seconda opzione semplifica il calcolo e consente di chiudere la partita fiscale in modo rapido e certo. In sintesi vendere casa dopo il Superbonus non è più una semplice operazione immobiliare: è un atto che richiede attenzione fiscale e documentale. Tecnici e professione.

venerdì 11 settembre 2026

Prezzi delle case stabili (+0,1%) ad agosto; +3,6% in un anno. Scopri i valori nella tua città

Il prezzo medio degli immobili residenziali in Italia si attesta a 2.031 euro/m².
Il mercato residenziale italiano archivia agosto con un modesto rialzo mensile dello 0,1%, portando la media nazionale a 2.031 euro/m². Su base annua i prezzi crescono del 3,6%, mentre il dato trimestrale segna una flessione dell'1,4%. È quanto emerge dall'ultimo indice dei prezzi di idealista, portale immobiliare N.1 in Italia. I prezzi medi delle case per regione ad agosto 2026 sono:
Agosto è un mese di incrementi diffusi a livello regionale: 15 regioni su 20 registrano una crescita mensile dei prezzi. A guidare i progressi è la Valle d'Aosta (4,4%), seguita da Sardegna (2,7%), Basilicata (2,0%) e Trentino-Alto Adige (1,5%). Segnano apprezzamenti superiori all’un per cento anche Puglia (1,5%), Marche (1,4%), Veneto (1,2%) e Friuli-Venezia Giulia (1,1%). Solo quattro regioni chiudono il mese in territorio negativo, con variazioni contenute: Toscana e Campania (-0,1%), Lazio e Lombardia (-0,3%); l'Emilia-Romagna resta ferma. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica dei valori assoluti con 3,493 euro/m². A seguire Liguria (2.671 euro/m²), Toscana (2.633 euro/m²), Lombardia (2.620 euro/m²) e Valle d'Aosta (2.602 euro/m²). Sopra la media nazionale anche Lazio (2.396 euro/m²) ed Emilia-Romagna (2.116 euro/m²). Le regioni con i prezzi più contenuti sono Molise (888 euro/m²), Calabria (908 euro/m²), Basilicata (1.086 euro/m²) e Umbria (1.087 euro/m²). I prezzi medi delle case per provincia ad agosto 2026: Il quadro provinciale restituisce un mese ampiamente positivo: 93 province su 107 (87%) chiudono agosto in rialzo, 12 in calo, 2 (Udine e Avellino) ferme. Le variazioni mensili più elevate si registrano a Fermo (5,2%), Enna (4,9%), Aosta (4,4%) e Nuoro (4,2%). Sul fronte opposto, i cali più marcati interessano Lucca (-0,8%), Firenze (-0,7%), Bologna (-0,5%) e Palermo (-0,4%). Le due grandi province metropolitane si muovono in direzioni opposte: Roma cresce dello 0,4% mensile (5,3% annuo), Milano resta pressoché ferma (-0,1%; 3,5% annuo). In testa alla graduatoria dei prezzi provinciali si conferma Bolzano, al nuovo massimo storico, con 4.746 euro/m², seguita da Milano (4.120 euro/m²), Lucca (3.873 euro/m²) e Firenze (3.370 euro/m²). All'estremo opposto, Biella (543 euro/m²), Caltanissetta (587 euro/m²) e Isernia (614 euro/m²) rimangono le province più economiche. I prezzi medi delle case per capoluogo ad agosto 2026: I prezzi chiudono agosto in crescita nel 77% dei capoluoghi monitorati. Il mese premia soprattutto i centri minori: Udine guida con un +4,5%, seguita da Rieti e Macerata (entrambe 4,1%), Belluno (3,8%) e Trapani (3,4%). Tra i principali mercati, Napoli e Torino (entrambe 1,5%) segnano i progressi più consistenti, seguite da Roma e Genova (0,9%); Bologna registra un più 0,7%, Milano resta invariata. I maggiori ribassi interessano Carbonia (-3,1%), Vibo Valentia (-1,9%) e Savona (-1,2%). In testa alla classifica delle città più care d'Italia restano Milano (5.681 euro/m²), Venezia (4.931 euro/m²) e Bolzano (4.907 euro/m²), seguite da Firenze (4.793 euro/m²) e Bologna (3.824 euro/m²); Roma si attesta in sesta posizione con 3.800 euro/m². Da segnalare i nuovi massimi storici di Como (3.348 euro/m²) e di altri nove capoluoghi: Belluno, Brescia, Cesena, Gorizia, Lecce, Mantova, Padova, Reggio Emilia e Verbania. All'estremo opposto, i valori più bassi si confermano a Caltanissetta (640 euro/m²), Biella (766 euro/m²) e Reggio Calabria (786 euro/m²). Idealista/news, Annastella Palasciano.

venerdì 4 settembre 2026

Occupazione senza titolo: il proprietario ha diritto al risarcimento se allega il mancato guadagno da locazione non specificamente contestato

Il danno da perdita del godimento dell’immobile costituisce danno emergente connaturato al bene e può essere liquidato equitativamente sulla base del valore locativo di mercato o dell’equo canone (Cass. civ., Sez. III, ord. 29/07/2026, n. 24196).
Il caso: la controversia trae origine dalla vendita, mediante scrittura privata, di un appartamento da parte di una donna alla nipote, con la pattuizione che la consegna dell’immobile sarebbe avvenuta entro i due anni successivi. Tuttavia, prima della scadenza di tale termine, la venditrice decedeva e l’immobile continuava ad essere occupato dall’erede e da altri familiari. A questo punto l’acquirente agiva in giudizio, chiedendo il rilascio dell’immobile e il risarcimento dei danni derivanti dall’occupazione senza titolo, quantificati nei frutti civili che avrebbe potuto conseguire concedendo il bene in locazione. I convenuti contestavano la domanda, deducendo principalmente l’acquisto della proprietà per successione e per usucapione; uno di essi, inoltre, eccepiva la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento. Il Tribunale, dopo aver disposto il rilascio dell’immobile, rigettava la domanda risarcitoria, ritenendo che l’attrice non avesse dimostrato di aver subito un concreto pregiudizio economico, non essendo stata fornita prova della possibilità di concedere il bene in locazione, di venderlo o di utilizzarlo direttamente. La Corte d’Appello riformava integralmente tale statuizione, riconoscendo invece il diritto al risarcimento del danno da occupazione sine titulo e liquidandolo sulla base dell’equo canone, determinato dal consulente tecnico d’ufficio per tutto il periodo intercorrente tra il decesso della venditrice e la riconsegna dell’immobile. Gli occupanti ricorrevano, quindi, per cassazione, censurando, tra l’altro, l’assenza di allegazione del danno, il ricorso ai valori dell’equo canone quale criterio di liquidazione e l’omessa pronuncia sull’eccezione di prescrizione. La decisione: la Terza Sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza in esame, conferma l’impostazione seguita dalla Corte territoriale quanto alla configurabilità del danno da occupazione senza titolo. Richiamando il principio espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 33645 del 2022, la S.C. ribadisce che il pregiudizio derivante dalla perdita del godimento dell’immobile integra un danno emergente, connaturato alla stessa disponibilità del bene. Di conseguenza, il proprietario non è tenuto a dimostrare l’esistenza di specifiche occasioni di locazione o di vendita sfumate, essendo sufficiente allegare di aver subito una perdita patrimoniale corrispondente ai canoni locativi che avrebbe potuto percepire. Nel caso concreto tale allegazione era stata puntualmente formulata sin dall’atto introduttivo del giudizio, nel quale l’attrice aveva parametrato il danno all’equo canone, indicando addirittura un valore inferiore rispetto ai normali canoni di mercato. La Corte evidenzia, inoltre, che i convenuti non avevano mai contestato in modo specifico tale quantificazione, avendo concentrato esclusivamente la propria difesa sulle eccezioni di usucapione e di prescrizione (una contestazione generica o formulata soltanto nelle memorie conclusive non è idonea a mettere in discussione il criterio di liquidazione adottato). Parimenti infondate risultano le censure relative all’utilizzo dell’equo canone quale parametro risarcitorio. Con riguardo, poi, all’eccezione di prescrizione, la S.C rileva che uno dei convenuti aveva tempestivamente eccepito, già nel giudizio di primo grado, la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento. Sebbene tale eccezione non fosse stata formalmente riproposta nelle conclusioni, essa non poteva ritenersi abbandonata, poiché dall’esame complessivo della condotta processuale emergeva chiaramente la volontà della parte di insistere sulla relativa difesa. La Corte d’Appello, omettendo qualsiasi pronuncia su tale questione, è pertanto incorsa nel vizio di omessa pronuncia, con conseguente cassazione della sentenza limitatamente a tale profilo e rinvio alla Corte territoriale in diversa composizione. La S.C. precisa, inoltre, che l’eccezione di prescrizione non produce automaticamente effetti in favore degli altri condebitori solidali che non l’abbiano tempestivamente proposta, sicché il rinvio riguarda esclusivamente la posizione del convenuto che l’aveva sollevata sin dal primo grado. I principi di diritto: la recentissima pronuncia della S.C. consolida l’orientamento inaugurato dalle SS.UU. in materia di occupazione abusiva di immobili, confermando che il danno da perdita del godimento costituisce un pregiudizio normalmente insito nella privazione della disponibilità del bene e che non richiede la prova di specifiche occasioni economiche perdute. È sufficiente che il proprietario alleghi di aver subito una perdita patrimoniale corrispondente ai canoni locativi ricavati dall’immobile, mentre il valore locativo di mercato, ovvero l’equo canone, rappresenta il criterio ordinario e privilegiato per la liquidazione equitativa del danno, salvo che tale allegazione venga specificamente contestata dalla controparte. La decisione ribadisce, altresì, il principio processuale secondo cui l’eccezione di prescrizione ritualmente proposta non si considera rinunciata per il solo fatto di non essere formalmente reiterata nelle conclusioni, qualora dall’intera condotta processuale emerga la persistente volontà della parte di coltivarla. Al contempo, viene precisato che tale eccezione conserva natura personale e non può estendersi automaticamente ai condebitori che non l’abbiano tempestivamente fatta propria. Dr. Filippo Li Causi, Brocardi.it