giovedì 2 aprile 2026

Excelsior: in ripresa le previsioni di assunzione a marzo

Una impresa su cinque intende assumere ma resta alto il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Nel mese di marzo 2026 sono previste in provincia di Modena 6.010 assunzioni, di cui 960 di elevata professionalità; resta preoccupante la difficoltà di reperimento, visto che le imprese faticano a trovare un candidato su due. Per una quota pari al 64% delle entrate viene richiesta esperienza specifica; le ricerche di giovani under 30 rappresentano una quota pari a circa un terzo del totale, e anche le assunzioni di immigrati sono pari al 30%. Resta stabile sul 18% la quota di imprese che intendono assumere. Questi i primi risultati elaborati dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena sui dati diffusi dal Sistema informativo Excelsior, promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
A marzo 2026 sono in rialzo le previsioni di assunzione dopo il cedimento registrato il mese scorso: le imprese modenesi hanno, infatti, indicato ingressi superiori del 4% rispetto a febbraio. A livello regionale si registra un incremento più consistente (12,9%), così come in Italia (13,0%). Anche il confronto con lo stesso mese del 2025 indica un incremento per tutti i territori considerati: +9,9% per Modena, +2,6% per la regione Emilia-Romagna, +5,0% per la media nazionale. Anche le previsioni di assunzione del trimestre marzo-maggio 2026 sono in crescita rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: le imprese modenesi prospettano 18.240 ingressi, con un incremento del +9,5% Esaminando i contratti utilizzati per le assunzioni, si prevede un lieve incremento della quota relativa ai contratti a tempo determinato, che arriva al 50% del totale; di contro, scendono di poco le quote dei contratti a tempo indeterminato (21%), dei contratti di somministrazione (14%) e dei "co.co.co e altri non dipendenti" (6%). Resta stabile al 5% la quota degli apprendisti, mentre gli "altri contratti dipendenti" arrivano al 4% del totale. Da febbraio a marzo 2026 restano pressoché invariate le quote degli ingressi di personale per settore di attività: in testa si trova la manifattura (30,1%), seguita dai servizi alle imprese (19,6%) e dal commercio (15,1%). Cresce leggermente la quota delle costruzioni arrivando al 10,3% del totale, mentre flettono quelle del turismo (10,6%) e dei servizi alle persone (10,1%); l'agricoltura si attesta al 4,2%. Tra i diversi gruppi professionali, raggiungono il 22,9% del totale le assunzioni di professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, seguite dagli operai specializzati (22,0%), dai conduttori di impianti e macchinari (16,8%), dalle professioni non qualificate (13,8%). Le professioni tecniche si attestano all'11,3%, gli impiegati all'8,5%, le professioni intellettuali al 4,7%. Uno sguardo ai titoli di studio ricercati dalle imprese evidenzia, rispetto a febbraio, un lieve calo di tutti i titoli superiori alla scuola dell'obbligo, la cui quota raggiunge il 21,9%. La richiesta di laureati scende a una quota dell'11,5%, gli ITS rappresentano il 2,8%, i diplomati di scuola secondaria di secondo grado sono il 24,3%. Il titolo in assoluto più ricercato resta la qualifica professionale con una quota del 39,5%. La maggioranza degli inserimenti per area aziendale si riversa negli "addetti alla produzione di beni ed erogazione di servizi" (44,6%), seguita dall'area commerciale (19,3%), entrambe in leggero aumento. In calo, invece, risultano l'area "tecnica e di progettazione" (16,3%), la logistica (11,6%), l'area amministrativa (4,2%) mentre la quota della "direzione e affari generali" resta invariata al 4,0%. Infine, si conferma quanto risulti consistente anche a marzo il divario fra domanda e offerta di lavoro: le imprese, infatti, evidenziano criticità nella ricerca di specifici profili in un caso su due. Le professioni più introvabili sono gli specialisti nelle scienze della vita, difficili da reperire nel 92% dei casi. Seguono gli "operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni" (85,8%) e il gruppo dei "fonditori, saldatori, lattonieri, carpentieri metallici" (82,7%). Problemi si riscontrano anche nella ricerca di personale non qualificato nella manifattura (80%) e di tecnici in campo ingegneristico, introvabili nel 77% delle richieste. Fonte: Camera di Commercio Modena

giovedì 26 marzo 2026

Emergenza abitativa e giovani, in Italia il 79% degli under 30 vive con i genitori

In Italia il 79% dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 29 anni vive a casa con i genitori. A dirlo sono i dati dello studio Ocse sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili. Una realtà probabilmente non inaspettata, ma che sta raggiungendo dimensioni sempre più preoccupanti e sulla quale è necessario soffermarsi per capirne le ragioni e per pensare a interventi in grado di invertire il trend. Soprattutto in vista della messa a punto del Piano Casa su cui sta lavorando il governo. I dati dell’Ocse Affordable Housing Database Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale” Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa” Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue L’Ocse Affordable Housing Database (Ahd) aiuta i Paesi a monitorare l’accesso a un’edilizia abitativa di buona qualità e a rafforzare la base di conoscenze per la valutazione delle politiche. Raccoglie informazioni transnazionali provenienti dai Paesi Ocse, dai partner chiave e dagli Stati membri dell’Ue. Ma cosa emerge dall’Ocse Affordable Housing Database? Vediamolo insieme. I dati dell’Ocse Affordable Housing Database Secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Polonia, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Italia, Corea del Sud e Croazia sono i Paesi in cui la quota di giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni che vivono con i genitori viaggia tra il 70 e l’84%.
Nello specifico, in Polonia e Slovenia la quota è del 70%; in Grecia e Slovacchia del 74%; in Spagna del 76%; in Italia del 79%; in Corea del Sud dell’82%; in Croazia dell’84%. Guardando in particolare la situazione del nostro Paese, è facile constatare che solo un under 30 su cinque vive da solo. Un dato ben al di sopra della media Ocse, che è del 50%, e della media europea, che è del 54%.
Dalla parte opposta ci sono Danimarca (12%), Finlandia (14%), Norvegia (22%) e Svezia (22%). Tra i Paesi a noi vicini, ma con una percentuale ben inferiore a quella dell’Italia (sotto il 50%), ci sono la Germania (33%), la Francia (44%) e la Svizzera (46%). Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale” La vicepresidente della Camera e deputata del Partito democratico, Anna Ascani, ha così commentato i dati relativi all’emergenza abitativa dei giovani in Italia dell’Ocse: “C’è un'emergenza abitativa, è sotto gli occhi di tutti, dovuta al caro affitti, al crescente e insostenibile costo di mutui, che si ripercuote sulle scelte di vita delle persone e sui percorsi di autonomia di ragazze e ragazzi. E c’è anche un governo che finora per il diritto alla casa ha fatto poco e niente. Annunci, certamente, come da migliore tradizione. Che non si sono tradotti in azione”. E ha aggiunto: “Da mesi si parla di un fantomatico ‘Piano Casa’, 100.000 alloggi a prezzi calmierati, poca cosa a fronte di un problema di proporzioni considerevoli, ma che comunque continua a essere una delle tante promesse vane di questo esecutivo. Che una sola cosa ha fatto sul tema: azzerare i 330 milioni del fondo a sostegno degli affitti. Gli italiani presi in giro e abbandonati nelle difficoltà. Come Pd abbiamo presentato un piano in 14 punti per affrontare la questione in maniera seria. Perché è un problema strutturale che riguarda gli alloggi per gli studenti, il sostegno alle famiglie, l’edilizia residenziale pubblica, gli affitti brevi. Occorre coinvolgere tutti gli attori interessati e investire risorse adeguate per garantire un diritto essenziale per cittadine e cittadini”. Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa” Nei giorni scorsi, intanto, parlando del nuovo “Piano Casa”, Vincenzo Sanasi d’Arpe, amministratore delegato di Consap S.p.A., ha detto: “Consap condivide pienamente l’obiettivo del governo, ribadito dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di abbassare i prezzi di locazioni e acquisti, con una corsia preferenziale per i redditi bassi e le giovani coppie under 36. Consap può offrire un importante contributo in tale direzione fornendo la propria garanzia sugli acquisti di immobili da parte delle fasce della popolazione più deboli”. Ha poi aggiunto: “L’obiettivo condiviso è quello di incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa a una platea sempre maggiore di soggetti che, senza supporto, non avrebbero possibilità, con particolare attenzione a giovani coppie e famiglie a basso reddito. È in questo contesto che Consap interviene con un supporto concreto, con strumenti efficaci come il Fondo Mutui Prima Casa. Questo Fondo ha assunto una nuova centralità: non solo facilita l’accesso al credito per l’acquisto della casa, bene primario e fondamentale, ma oggi è anche una leva di sostegno alla natalità e alle famiglie numerose”. E ha spiegato: “Nel 2025 il Fondo ha erogato oltre 544.000 mutui, per un controvalore di circa 65 miliardi di euro, con garanzia statale fino al 90% per le famiglie con almeno cinque figli e Isee fino a 50mila euro, e, su proposta tecnica di Consap, è stata prorogata fino al 2027 l’estensione non solo alle categorie prioritarie tradizionali (giovani coppie, under 36, famiglie monogenitoriali, conduttori di alloggi popolari), ma anche alle famiglie numerose”. Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue Nel frattempo, lunedì 9 febbraio 2026, i membri della commissione speciale HOUS hanno votato la bozza di relazione sulla crisi abitativa nell’Unione europea, con l’obiettivo di proporre soluzioni per un’edilizia abitativa dignitosa, sostenibile e accessibile. La relazione finale è stata approvata dai membri con 23 voti favorevoli, 6 contrari e 4 astensioni. I membri del Parlamento europeo chiedono che tutti i nuovi edifici rispettino gli standard di efficienza energetica, qualità dell’aria e isolamento, e che la legge sugli affitti a breve termine sia bilanciata tra turismo e accessibilità economica degli alloggi. Il documento sottolinea inoltre l’importanza di quote adeguate per l’edilizia popolare e pubblica, incentivi fiscali e maggiori investimenti dell’Ue in alloggi a prezzi accessibili. L'Ad di Consap ha inoltre sottolineato: “Oltre al Fondo Mutui Prima Casa, Consap è impegnata nel promuovere investimenti nel Social Housing, attraverso il patrimonio pubblico e collaborando con Cassa Depositi e Prestiti per realizzare abitazioni a prezzi calmierati. Queste iniziative sono orientate all’inclusione finanziaria, alla sostenibilità e alla rigenerazione urbana e si inseriscono anche nel contesto europeo, nel quale l’Unione evidenzia la necessità di politiche integrate di social housing e affordable housing per garantire accesso equo alla casa e sostenere la coesione sociale”.

giovedì 19 marzo 2026

Donazioni immobiliari, al via le novità che garantiscono acquisti sicuri

È possibile acquistare una casa che il venditore ha ricevuto come donazione senza avere la preoccupazione di correre rischi. Entra infatti in vigore la novità sulle donazioni immobiliari introdotta dal Ddl Semplificazioni e fortemente voluta dal Consiglio Nazionale del Notariato. Una riforma importante, che lascia intatta la tutela degli eredi e che, come sottolineato da una nota dello stesso Notariato, mette la parola fine a un problema che per anni ha bloccato migliaia di compravendite in Italia. - Donazioni immobiliari, cosa accadeva prima - Cosa cambia con la riforma delle donazioni immobiliari - L’altra novità del Ddl Semplificazioni - Il Notariato: “La riforma va incontro ai cittadini rendendo più certe e sicure le donazioni dei beni immobili” Donazioni immobiliari, cosa accadeva prima Come spiegato dalla nota diffusa dal Consiglio Nazionale del Notariato, prima dell’entrata in vigore della novità sulla circolazione dei beni di provenienza donativa, se un acquirente comprava un immobile di provenienza donativa poteva correre il rischio che, dopo anni dalla firma del rogito e pur avendo pagato tutto regolarmente, gli eredi del donante originario potessero chiedergli di restituire la casa. Le vecchie regole, infatti, prevedevano che gli eredi esclusi dalla donazione e lesi dalla medesima nella loro quota di legittima potessero agire (esercitando l’azione di riduzione) anche e direttamente contro i terzi acquirenti, chiedendo la restituzione del bene entro i dieci anni successivi alla morte del donatario. Cosa cambia con la riforma delle donazioni immobiliari Adesso le cose cambiano e, anche in tema di donazioni immobiliari, si procede ad acquisti più sicuri. Ma in cosa consiste esattamente la novità? Con la riforma non sarà più possibile far valere i propri diritti sul bene donato che è stato venduto. Ma attenzione: gli eredi legittimari (coniuge, figli e - nei casi previsti- i genitori) che sono stati lesi dalla donazione non perdono la tutela. Avranno infatti un diritto di credito nei confronti del donatario, come già avviene in altri Paesi europei. Le nuove regole si applicheranno subito alle successioni aperte e alle donazioni perfezionate dopo l’entrata in vigore della legge. Per le successioni già aperte resteranno in vigore le vecchie norme solo se l’azione di riduzione (in caso di successione aperta) o l’atto di opposizione (in caso di donazione effettuata) è già stata proposta o comunque viene trascritta entro sei mesi dalla entrata in vigore della norma. Superata questa finestra temporale, il nuovo regime diventerà valido, indistintamente, per tutte le ipotesi. L’altra novità del Ddl Semplificazioni Ma la riforma delle donazioni immobiliari non è l’unica importante novità prevista dal Ddl Semplificazioni 2025. Secondo quanto disposto, infatti, per chi eredita una casa o un terreno diventa più facile la trascrizione dell’accettazione tacita nei registri immobiliari, secondo il principio della continuità delle trascrizioni previsto dal nostro ordinamento. Il Notariato: “La riforma va incontro ai cittadini rendendo più certe e sicure le donazioni dei beni immobili” Il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, Vito Pace, ha così commentato l’entrata in vigore della riforma delle donazioni immobiliari: “Il Notariato rivendica con orgoglio e soddisfazione la paternità di questa riforma che ha portata storica e va incontro ai cittadini rendendo più certe e sicure le donazioni dei beni immobili”. Pace ha quindi spiegato: “Da oltre un decennio proponevamo questa importante semplificazione che adegua il diritto delle successioni alle mutate esigenze della società. Le tutele pensate ormai tanto tempo fa hanno creato negli ultimi decenni grande precarietà nella circolazione dei beni immobili donati, determinando la possibilità per chi acquistava un bene donato di vederselo portare via anni dopo l’acquisto effettuato in buona fede. Questa semplificazione, dunque, rafforza la sicurezza del sistema giuridico lasciando intatta la tutela degli eredi e darà un nuovo impulso alla circolazione dei beni immobili donati”. Il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato ha poi aggiunto: “Nel 2024 sono state 217.749 le donazioni di beni immobili, in crescita del 6,8% rispetto all’anno precedente perché cresce il numero di anziani che desidera sistemare le proprie questioni patrimoniali, mentre sono ancora in grado di farlo con lucidità e volontà, e le donazioni rappresentano uno strumento efficace per regolare in vita la futura successione, garantendo ai beneficiari una gestione più semplice e certamente meno conflittuale”.