giovedì 9 aprile 2026
Garbuglia, Barnes: "Con la guerra in Iran la domanda di immobili di lusso potrebbe spostarsi a Milano, Madrid e Miami"
La crisi geopolitica attuale nei Paesi del Golfo sta generando incertezza nel mercato immobiliare e, qualora dovesse protrarsi ulteriormente, rischia di mettere in crisi un modello che ha finora attratto non solo la domanda a scopo di investimento, ma anche quella residenziale. I dati di marzo 2026 mostrano una flessione del 51% su base mensile nel valore delle transazioni immobiliari negli Emirati Arabi Uniti dall’inizio dell'escalation del conflitto. Ma a fronte di un calo in quest’area verso quali location potrebbe spostarsi la domanda dalla clientela? Lo abbiamo chiesto a Marco Garbuglia, managing partner di Barnes Milano.
Facciamo il punto della situazione. Prima dello scoppio del conflitto in Iran e dell’estensione degli attacchi ai Paesi confinanti, quali erano le mete preferite della clientela?
Secondo il nostro Global Property Handbook, lo studio con cui il gruppo analizza ogni anno comportamenti, geografie e priorità dei clienti con patrimoni superiori ai 30 milioni di euro, la top 5 delle destinazioni mondiali per il segmento di lusso registrava al primo posto Madrid, seguita da Milano, Dubai, Miami e Marbella. Uno dei flussi più consistenti di domanda verso Dubai era quella proveniente da Londra. Se il conflitto si dovesse protrarre più a lungo di quanto pronosticato, sicuramente questa meta potrebbe essere sostituita dalle altre presenti nella Top 5.
Qual è stata la prima reazione della clientela davanti all’estensione delle aree colpite dal conflitto?
Nel giro di breve abbiamo constatato delle richieste di passaggio immediato da Dubai a Milano. Nel momento di panico iniziale, che ha fatto immediatamente seguito ai primi bombardamenti, alcuni clienti hanno richiesto alla nostra agenzia locale di mettere in vendita i loro asset di Dubai e contestualmente individuare possibilità di acquisto a Milano.
L’ incrocio tra domanda e offerta però non si è realizzato: lo sconto offerto dai venditori, pari a un 30% sul valore di mercato degli immobili era di gran lunga più basso di quello auspicato dai possibili acquirenti.
Non vi è stato quindi un deflusso immediato da Dubai e nel frattempo la situazione è diventata più stabile: da quanto sappiamo dalla nostra filiale hanno anche riaperto le scuole e gli uffici.
Quali sono le zone che adesso potrebbero suscitare un maggiore interesse da parte della clientela?
Secondo noi la domanda internazionale potrebbe spostarsi in misura maggiore nei confronti del Sud Europa già oggi ritenuta interessante perché in grado di conciliare diversi elementi tra cui qualità della vita, sicurezza, libertà e fiscalità. Ci appare assai probabile un aumento della richiesta per l’immobiliare di pregio proprio in quest’area. In termini invece di location specifiche, Milano, Madrid e Miami sono sicuramente le più richieste. Chi sta pensando di lasciare il Regno Unito o la Francia, e che inizialmente aveva scelto Dubai, quasi sicuramente preferirà una meta europea mentre chi guarda oltre Oceano potrebbe optare per Miami.
Quali sono i fattori che rendono oggi attrattiva l’Italia nel contesto europeo?
Tutto il sud Europa è considerato interessante dalla clientela di fascia alta, ma l’Italia può contare su diversi fattori in primis dall’esistenza di un regime fiscale di favore grazie alla flat tax sui grandi patrimoni. L’altro elemento chiave è costituito dalla qualità di vita e dalla possibilità di poter facilmente continuare a lavorare e mantenere contatti di business a livello internazionale.
La comunità di imprenditori stranieri a Milano, percepita come l’unica città italiana adatta al lancio di nuovi progetti, sta infatti aumentando grazie alla sua posizione e ai servizi offerti. Chi sceglie il capoluogo meneghino è di solito un imprenditore molto attivo, spesso in viaggio o in contatto con altri Paesi europei e non.
Questa scelta va inserita in un contesto più complessivo. Chi si sposta da Londra o dalla Francia, ad esempio, apprezza molto la possibilità di vivere in un contesto percepito come a misura d’uomo come Milano e la possibilità di raggiungere in poche ore di macchina contesti di pregio come il lago di Como, le Alpi e la riviera Ligure.
Vi sono poi ragioni di natura più tecnica in senso ampio: se da un lato Brexit ha favorito un rientro di capitali e di cervelli verso la Penisola, dall’altro la stabilità in termini di governo e di mercati finanziari ci rende può attraenti rispetto ad altre destinazioni a prescindere dal colore politico dell’amministrazione del Paese. Abbiamo poi sicuramente beneficiato, in termini di visibilità, di grandi eventi internazionali, come l’Expo prima e le Olimpiadi Milano - Cortina poi.
Oltre a Milano, quali potrebbero essere le altre destinazioni italiane che potrebbe beneficiare della domanda internazionale?
Vi è una discreta fascia di clientela che sceglie la città di Roma e altre destinazioni in Toscana e Puglia: in questo caso però le esigenze sono completamente diverse rispetto a quelle che spingono a trasferirsi a Milano. In genere chi cerca di un immobile di pregio in questi contesti è alla ricerca di un buen retiro, al termine di un lunga carriera lavorativa, e non nuove occasioni per fare affari.
Quale tipologia di immobile cerca la clientela di fascia alta che si trasferisce in Italia?
Questa tipologia di clientela cerca prevalentemente grandi appartamenti ristrutturati, tra i 250 e i 350 metri quadrati, pronti all’uso. L’immobile da riqualificare non ha un grande appeal perché gli acquirenti stranieri sono spesso intimoriti dai lavori e preferiscono pagare un premium price pur di avere un prodotto finito.
Siamo in grado di soddisfare la domanda proveniente dai clienti fino a poco tempo fa interessati a trasferirsi nei paesi del Golfo?
A fronte di una domanda in crescita, soprattutto a Milano, non vi però è un’offerta sufficiente. I tagli degli immobili da rigenerare sono solitamente più piccoli e la costruzione del nuovo a Milano si è fermata. Vi sono tuttavia diverse opportunità di rigenerazione urbana aperte, tra cui quella relativa all’area intorno a San Siro.
Sicuramente a Dubai ci si trova di fronte a immobili molto moderni, esteticamente scenografici. Anche lì sta nascendo un mercato dell’usato che riguarda gli edifici costruiti circa vent’anni fa. Ma un conto è il contesto esterno, un altro la qualità dell’immobile all’interno. Le finiture degli appartamenti di pregio in Italia sono generalmente molto apprezzate perché di qualità elevata. Nelle ristrutturazioni di appartamenti di pregio situati all’interno di palazzi storici, la capacità degli italiani di fornire qualità nel design e nella progettazione degli interni sono imbattibili.
Quale altro Paese potrebbe contendere all’Italia l’interesse dei potenziali clienti in questo momento?
La Spagna sicuramente contende all’Italia la domanda della clientela di fascia alta. Spesso si tratta di persone provenienti dai Paesi del Sud America per ovvi motivi di condivisione della lingua. La meta privilegiata di solito è Madrid: grazie ai cambiamenti vissuti negli ultimi 10 anni, oggi viene considerata una delle città più vivibili e meglio gestite della Spagna.
idealista/news
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giovedì 2 aprile 2026
Excelsior: in ripresa le previsioni di assunzione a marzo
Una impresa su cinque intende assumere ma resta alto il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Nel mese di marzo 2026 sono previste in provincia di Modena 6.010 assunzioni, di cui 960 di elevata professionalità; resta preoccupante la difficoltà di reperimento, visto che le imprese faticano a trovare un candidato su due. Per una quota pari al 64% delle entrate viene richiesta esperienza specifica; le ricerche di giovani under 30 rappresentano una quota pari a circa un terzo del totale, e anche le assunzioni di immigrati sono pari al 30%. Resta stabile sul 18% la quota di imprese che intendono assumere.
Questi i primi risultati elaborati dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena sui dati diffusi dal Sistema informativo Excelsior, promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
A marzo 2026 sono in rialzo le previsioni di assunzione dopo il cedimento registrato il mese scorso: le imprese modenesi hanno, infatti, indicato ingressi superiori del 4% rispetto a febbraio. A livello regionale si registra un incremento più consistente (12,9%), così come in Italia (13,0%). Anche il confronto con lo stesso mese del 2025 indica un incremento per tutti i territori considerati: +9,9% per Modena, +2,6% per la regione Emilia-Romagna, +5,0% per la media nazionale.
Anche le previsioni di assunzione del trimestre marzo-maggio 2026 sono in crescita rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno: le imprese modenesi prospettano 18.240 ingressi, con un incremento del +9,5%
Esaminando i contratti utilizzati per le assunzioni, si prevede un lieve incremento della quota relativa ai contratti a tempo determinato, che arriva al 50% del totale; di contro, scendono di poco le quote dei contratti a tempo indeterminato (21%), dei contratti di somministrazione (14%) e dei "co.co.co e altri non dipendenti" (6%). Resta stabile al 5% la quota degli apprendisti, mentre gli "altri contratti dipendenti" arrivano al 4% del totale.
Da febbraio a marzo 2026 restano pressoché invariate le quote degli ingressi di personale per settore di attività: in testa si trova la manifattura (30,1%), seguita dai servizi alle imprese (19,6%) e dal commercio (15,1%). Cresce leggermente la quota delle costruzioni arrivando al 10,3% del totale, mentre flettono quelle del turismo (10,6%) e dei servizi alle persone (10,1%); l'agricoltura si attesta al 4,2%.
Tra i diversi gruppi professionali, raggiungono il 22,9% del totale le assunzioni di professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, seguite dagli operai specializzati (22,0%), dai conduttori di impianti e macchinari (16,8%), dalle professioni non qualificate (13,8%). Le professioni tecniche si attestano all'11,3%, gli impiegati all'8,5%, le professioni intellettuali al 4,7%.
Uno sguardo ai titoli di studio ricercati dalle imprese evidenzia, rispetto a febbraio, un lieve calo di tutti i titoli superiori alla scuola dell'obbligo, la cui quota raggiunge il 21,9%. La richiesta di laureati scende a una quota dell'11,5%, gli ITS rappresentano il 2,8%, i diplomati di scuola secondaria di secondo grado sono il 24,3%. Il titolo in assoluto più ricercato resta la qualifica professionale con una quota del 39,5%.
La maggioranza degli inserimenti per area aziendale si riversa negli "addetti alla produzione di beni ed erogazione di servizi" (44,6%), seguita dall'area commerciale (19,3%), entrambe in leggero aumento. In calo, invece, risultano l'area "tecnica e di progettazione" (16,3%), la logistica (11,6%), l'area amministrativa (4,2%) mentre la quota della "direzione e affari generali" resta invariata al 4,0%.
Infine, si conferma quanto risulti consistente anche a marzo il divario fra domanda e offerta di lavoro: le imprese, infatti, evidenziano criticità nella ricerca di specifici profili in un caso su due. Le professioni più introvabili sono gli specialisti nelle scienze della vita, difficili da reperire nel 92% dei casi. Seguono gli "operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni" (85,8%) e il gruppo dei "fonditori, saldatori, lattonieri, carpentieri metallici" (82,7%). Problemi si riscontrano anche nella ricerca di personale non qualificato nella manifattura (80%) e di tecnici in campo ingegneristico, introvabili nel 77% delle richieste.
Fonte: Camera di Commercio Modena
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giovedì 26 marzo 2026
Emergenza abitativa e giovani, in Italia il 79% degli under 30 vive con i genitori
In Italia il 79% dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 29 anni vive a casa con i genitori. A dirlo sono i dati dello studio Ocse sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili. Una realtà probabilmente non inaspettata, ma che sta raggiungendo dimensioni sempre più preoccupanti e sulla quale è necessario soffermarsi per capirne le ragioni e per pensare a interventi in grado di invertire il trend. Soprattutto in vista della messa a punto del Piano Casa su cui sta lavorando il governo.
I dati dell’Ocse Affordable Housing Database
Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale”
Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa”
Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue
L’Ocse Affordable Housing Database (Ahd) aiuta i Paesi a monitorare l’accesso a un’edilizia abitativa di buona qualità e a rafforzare la base di conoscenze per la valutazione delle politiche. Raccoglie informazioni transnazionali provenienti dai Paesi Ocse, dai partner chiave e dagli Stati membri dell’Ue. Ma cosa emerge dall’Ocse Affordable Housing Database? Vediamolo insieme.
I dati dell’Ocse Affordable Housing Database
Secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Polonia, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Italia, Corea del Sud e Croazia sono i Paesi in cui la quota di giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni che vivono con i genitori viaggia tra il 70 e l’84%.
Nello specifico, in Polonia e Slovenia la quota è del 70%; in Grecia e Slovacchia del 74%; in Spagna del 76%; in Italia del 79%; in Corea del Sud dell’82%; in Croazia dell’84%. Guardando in particolare la situazione del nostro Paese, è facile constatare che solo un under 30 su cinque vive da solo. Un dato ben al di sopra della media Ocse, che è del 50%, e della media europea, che è del 54%.
Dalla parte opposta ci sono Danimarca (12%), Finlandia (14%), Norvegia (22%) e Svezia (22%). Tra i Paesi a noi vicini, ma con una percentuale ben inferiore a quella dell’Italia (sotto il 50%), ci sono la Germania (33%), la Francia (44%) e la Svizzera (46%).
Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale”
La vicepresidente della Camera e deputata del Partito democratico, Anna Ascani, ha così commentato i dati relativi all’emergenza abitativa dei giovani in Italia dell’Ocse:
“C’è un'emergenza abitativa, è sotto gli occhi di tutti, dovuta al caro affitti, al crescente e insostenibile costo di mutui, che si ripercuote sulle scelte di vita delle persone e sui percorsi di autonomia di ragazze e ragazzi.
E c’è anche un governo che finora per il diritto alla casa ha fatto poco e niente. Annunci, certamente, come da migliore tradizione. Che non si sono tradotti in azione”.
E ha aggiunto: “Da mesi si parla di un fantomatico ‘Piano Casa’, 100.000 alloggi a prezzi calmierati, poca cosa a fronte di un problema di proporzioni considerevoli, ma che comunque continua a essere una delle tante promesse vane di questo esecutivo. Che una sola cosa ha fatto sul tema: azzerare i 330 milioni del fondo a sostegno degli affitti. Gli italiani presi in giro e abbandonati nelle difficoltà. Come Pd abbiamo presentato un piano in 14 punti per affrontare la questione in maniera seria. Perché è un problema strutturale che riguarda gli alloggi per gli studenti, il sostegno alle famiglie, l’edilizia residenziale pubblica, gli affitti brevi. Occorre coinvolgere tutti gli attori interessati e investire risorse adeguate per garantire un diritto essenziale per cittadine e cittadini”.
Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa”
Nei giorni scorsi, intanto, parlando del nuovo “Piano Casa”, Vincenzo Sanasi d’Arpe, amministratore delegato di Consap S.p.A., ha detto: “Consap condivide pienamente l’obiettivo del governo, ribadito dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di abbassare i prezzi di locazioni e acquisti, con una corsia preferenziale per i redditi bassi e le giovani coppie under 36. Consap può offrire un importante contributo in tale direzione fornendo la propria garanzia sugli acquisti di immobili da parte delle fasce della popolazione più deboli”.
Ha poi aggiunto:
“L’obiettivo condiviso è quello di incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa a una platea sempre maggiore di soggetti che, senza supporto, non avrebbero possibilità, con particolare attenzione a giovani coppie e famiglie a basso reddito.
È in questo contesto che Consap interviene con un supporto concreto, con strumenti efficaci come il Fondo Mutui Prima Casa. Questo Fondo ha assunto una nuova centralità: non solo facilita l’accesso al credito per l’acquisto della casa, bene primario e fondamentale, ma oggi è anche una leva di sostegno alla natalità e alle famiglie numerose”.
E ha spiegato: “Nel 2025 il Fondo ha erogato oltre 544.000 mutui, per un controvalore di circa 65 miliardi di euro, con garanzia statale fino al 90% per le famiglie con almeno cinque figli e Isee fino a 50mila euro, e, su proposta tecnica di Consap, è stata prorogata fino al 2027 l’estensione non solo alle categorie prioritarie tradizionali (giovani coppie, under 36, famiglie monogenitoriali, conduttori di alloggi popolari), ma anche alle famiglie numerose”.
Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue
Nel frattempo, lunedì 9 febbraio 2026, i membri della commissione speciale HOUS hanno votato la bozza di relazione sulla crisi abitativa nell’Unione europea, con l’obiettivo di proporre soluzioni per un’edilizia abitativa dignitosa, sostenibile e accessibile. La relazione finale è stata approvata dai membri con 23 voti favorevoli, 6 contrari e 4 astensioni.
I membri del Parlamento europeo chiedono che tutti i nuovi edifici rispettino gli standard di efficienza energetica, qualità dell’aria e isolamento, e che la legge sugli affitti a breve termine sia bilanciata tra turismo e accessibilità economica degli alloggi. Il documento sottolinea inoltre l’importanza di quote adeguate per l’edilizia popolare e pubblica, incentivi fiscali e maggiori investimenti dell’Ue in alloggi a prezzi accessibili.
L'Ad di Consap ha inoltre sottolineato: “Oltre al Fondo Mutui Prima Casa, Consap è impegnata nel promuovere investimenti nel Social Housing, attraverso il patrimonio pubblico e collaborando con Cassa Depositi e Prestiti per realizzare abitazioni a prezzi calmierati. Queste iniziative sono orientate all’inclusione finanziaria, alla sostenibilità e alla rigenerazione urbana e si inseriscono anche nel contesto europeo, nel quale l’Unione evidenzia la necessità di politiche integrate di social housing e affordable housing per garantire accesso equo alla casa e sostenere la coesione sociale”.
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