giovedì 20 agosto 2026

Agenzia delle Entrate, è reato vendere casa sottocosto per sfuggire ai debiti col Fisco: lo dice la Cassazione

Se il debito supera i 50.000 euro si configura il reato di sottrazione fraudolenta: la Cassazione specifica che l'illecito scatta anche prima della cartella esattoriale in caso di vendite sottocosto.
Una delle maggiori preoccupazioni dei contribuenti italiani è avere un debito con l’Erario. Il timore è quello di perdere i propri beni. Per questo motivo, molti cittadini, prima ancora di ricevere una notifica ufficiale, decidono di cedere i propri immobili a un prezzo stracciato a un parente, un amico o una persona cara. Convinti di aver trovato una scappatoia, scoprono invece di essere indagati per un reato, ossia la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. L’orientamento della Cassazione sul punto è granitico: vendere la casa sottocosto per mettere al riparo il patrimonio dal Fisco è un illecito. La Suprema Corte, infatti, con la sentenza n. 10763 del 19 marzo 2021, ha confermato la condanna di un cittadino straniero residente in Italia che aveva ceduto l’unico immobile di sua proprietà – acquistato per 315.000 euro – alla propria convivente, per la cifra di 92.500 euro. Pochi mesi dopo quella vendita, la stessa abitazione veniva rivenduta a terzi per 280.000 euro. Nel corso degli accertamenti era emerso che l’imputato era stato convocato dall’Agenzia delle Entrate per chiarimenti sui capitali provenienti dall’estero appena due mesi prima dell’atto di compravendita. Erano evidenti quindi sia la consapevolezza del debito, sia la volontà di sottrarvisi. Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte è disciplinato dall’art. 11 della legge reati tributari, che punisce chiunque alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti sui propri beni idonei a rendere inefficace, in tutto o in parte, la procedura di riscossione coattiva. La soglia di rilevanza penale è fissata in 50.000 euro, per cui il reato si configura soltanto se il debito verso l’Erario, comprensivo di imposte, interessi e sanzioni, supera questo importo. Non occorre aspettare la cartella esattoriale. Uno dei principali errori è credere di essere al sicuro finché non arriva un atto formale da parte del Fisco. La Cassazione, nella sentenza in esame, ribalta questa convinzione, stabilendo che, ai fini della configurabilità del reato, non sono necessari né l’emissione di cartelle esattoriali né la conclusione di procedure di accertamento già avviate. È sufficiente che esista un debito tributario, anche non ancora quantificato con esattezza, che sia ragionevolmente stimabile in misura superiore alla soglia dei 50.000 euro. Quando la vendita è simulata e quando è fraudolenta. La norma punisce due distinte condotte. La prima è l’alienazione simulata, ovvero un trasferimento che appare reale, ma dietro il quale si nasconde un accordo contrario alla volontà dichiarata, per cui il bene viene formalmente ceduto, ma rimane di fatto nella disponibilità del venditore. La seconda è l’atto fraudolento, che implica invece un trasferimento effettivo del bene, connotato però da elementi di inganno o di artificio, con la finalità di sottrarre il proprio patrimonio all’azione di recupero del credito. Il confine tra lecito e illecito nella gestione del patrimonio. Perché il reato si configuri, il soggetto deve agire con la consapevolezza dell’esistenza del debito e con la finalità, anche non esclusiva, di rendere più difficile o impossibile la riscossione. La Cassazione ha precisato che tale consapevolezza può essere desunta anche dall’accettazione del rischio. Pertanto, chi sa con ragionevole certezza di avere debiti con il Fisco e compie atti dispositivi sul proprio patrimonio risponde penalmente anche se, in quel momento, non ha ricevuto alcun avviso formale. Il ruolo del prezzo nella valutazione del giudice. Il prezzo di vendita è un elemento decisivo. Nella vicenda esaminata, la sproporzione tra il valore reale dell’immobile e il corrispettivo dichiarato nell’atto notarile era talmente evidente da costituire un elemento di prova. La cessione avvenuta a favore di una persona legata da vincoli affettivi e a un prezzo enormemente inferiore a quello di mercato rappresenta una combinazione di fattori che il giudice di merito ha valutato come indice della volontà di eludere il Fisco. Avv. Marco De Gregorio, Brocardi.it

giovedì 13 agosto 2026

Addio bonus fiscali 2027, arrivano i tagli dallo Stato, bonus casa tra i più colpiti: ecco quali scompariranno

Il tempo de.lle agevolazioni facili sta per finire. Dal 2027 il conto dei bonus fiscali si alleggerirà di oltre 40 miliardi di euro, con il settore edilizio in prima linea. Ecco cosa cambia per famiglie e contribuenti.
Per capire la portata della svolta bisogna partire dai numeri attuali, che raccontano di un sistema fiscale letteralmente sommerso da agevolazioni. Secondo il Rapporto annuale sulle spese fiscali, elaborato dalla Commissione tecnica del Ministero dell'Economia e delle Finanze e presieduta dal professor Mauro Marè, nel 2026 lo Stato italiano rinuncerà a 129,7 miliardi di euro di gettito per finanziare ben 573 bonus fiscali diversi. Una cifra impressionante, che fotografa un impianto normativo estremamente frammentato: quasi un quarto di queste misure (il 24,3%) costa meno di 10 milioni di euro l'anno, mentre un ulteriore 25% non è nemmeno quantificabile con precisione per mancanza di dati. Si tratta spesso di micro-esenzioni dal sapore politico più che economico, come sconti sull'imposta di bollo per alcuni certificati giudiziari o esenzioni per specifiche istituzioni culturali. Il vero peso sui conti pubblici, però, è concentrato altrove: appena 23 misure - il 4% del totale - assorbono da sole l'83% della spesa complessiva. Al primo posto ci sono i bonus edilizi - superbonus, ecobonus, sismabonus e ristrutturazioni - che pesano per 53,24 miliardi tra mancato gettito IRPEF e IRES. Seguono le detrazioni per i redditi medi (8,5 miliardi l'anno) e il trattamento integrativo in busta paga (circa 4 miliardi). -42 miliardi entro il 2028. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, intervenendo il 25 giugno scorso durante il roadshow organizzato da Agenzia delle Entrate e INPS su fisco e previdenza, ha confermato che il lavoro di "snellimento" delle tax expenditures è già al vaglio del MEF. E i dati del Rapporto certificano che la sforbiciata non è più solo un'intenzione politica, ma un percorso già scritto nella legislazione vigente. Tra il 2026 e il 2028 la spesa complessiva per i bonus scenderà da 129,7 a 87,6 miliardi di euro, con un taglio netto di 42,1 miliardi, pari a -32,4%. A pagare il prezzo più alto sarà ancora una volta il comparto edilizio: i bonus casa, che nel 2026 valgono 37,9 miliardi sulla sola componente IRPEF, scenderanno a 27,4 miliardi nel 2027 per poi crollare a 12,4 miliardi nel 2028. In pratica, chi pensava di sistemare casa sfruttando le vecchie aliquote dovrà fare i conti con una progressiva riduzione delle percentuali di detrazione e dei tetti di spesa. Il bonus facciate, invece, sparirà del tutto entro il 2028, azzerando completamente il suo costo per le casse pubbliche. La tabella dei bonus casa: come cambiano aliquote e limiti Per orientarsi tra le nuove regole, ecco come evolveranno aliquote e massimali di spesa per le principali ristrutturazioni edilizie nei prossimi anni:
A questo si aggiunge la stretta ambientale voluta da PNRR e REPowerEU per eliminare i cosiddetti Sussidi Ambientalmente Dannosi: è già sparito lo sconto storico sulle accise del gasolio rispetto alla benzina, mentre l'IVA sullo smaltimento in discarica e sull'incenerimento senza recupero energetico passa dal 10% al 22%, con possibili ripercussioni sulle bollette dei rifiuti. Non vengono risparmiati nemmeno i fringe benefit aziendali, con tassazione più alta per i veicoli a maggiori emissioni. Chi resta protetto? Nonostante la portata della revisione, il riordino non sarà indiscriminato. Il piano di riordino messo a punto dal Governo prevede una tutela esplicita per i redditi medio-bassi e per il nucleo familiare. I bonus in busta paga per i lavoratori dipendenti resteranno invariati, così come l'assegno unico, che continuerà a essere escluso dalla base imponibile IRPEF senza modifiche in vista. Restano fuori dai tagli anche le pensioni di guerra, esentate per 3,9 miliardi l'anno, e la detrazione del 19% sulle spese mediche, la voce più pesante tra le detrazioni ordinarie con un costo di circa 5 miliardi annui. Il messaggio che arriva da Roma è chiaro: dopo la stagione dei "bonus a pioggia" e l'esperienza controversa del superbonus, l'obiettivo dichiarato è costruire un sistema fiscale più selettivo, programmato e monitorato, capace di premiare chi ne ha realmente bisogno senza disperdere risorse pubbliche in mille rivoli. Per i contribuenti, la parola d'ordine dei prossimi anni sarà una sola: muoversi in tempo, prima che le vecchie aliquote diventino solo un ricordo. Dott. Romina Cardia, Brocardi.it

giovedì 6 agosto 2026

Dati ISTAT GIUGNO 2026

Online le variazioni dell'Indice Nazionale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (senza tabacchi): +2,9% la variazione annuale dell'indice ISTAT del mese di giugno 2026.
Mese di giugno 2026: il numero indice per il mese di giugno 2026 (base 2025=100) è pari a: 102,8. Di seguito le principali variazioni rispetto al mese di giugno 2026: variazione mensile per il periodo maggio 2026 - giugno 2026 = +0,0%, variazione annuale per il periodo giugno 2025 - giugno 2026 = +2,9%, variazione biennale per il periodo giugno 2024 - giugno 2026 = +4,4%. Il prossimo comunicato relativo all'indice di luglio 2026: mercoledì 12 agosto 2026, Camera di Commercio Modena.