Visualizzazione post con etichetta casa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta casa. Mostra tutti i post

giovedì 26 marzo 2026

Emergenza abitativa e giovani, in Italia il 79% degli under 30 vive con i genitori

In Italia il 79% dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 29 anni vive a casa con i genitori. A dirlo sono i dati dello studio Ocse sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili. Una realtà probabilmente non inaspettata, ma che sta raggiungendo dimensioni sempre più preoccupanti e sulla quale è necessario soffermarsi per capirne le ragioni e per pensare a interventi in grado di invertire il trend. Soprattutto in vista della messa a punto del Piano Casa su cui sta lavorando il governo. I dati dell’Ocse Affordable Housing Database Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale” Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa” Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue L’Ocse Affordable Housing Database (Ahd) aiuta i Paesi a monitorare l’accesso a un’edilizia abitativa di buona qualità e a rafforzare la base di conoscenze per la valutazione delle politiche. Raccoglie informazioni transnazionali provenienti dai Paesi Ocse, dai partner chiave e dagli Stati membri dell’Ue. Ma cosa emerge dall’Ocse Affordable Housing Database? Vediamolo insieme. I dati dell’Ocse Affordable Housing Database Secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Polonia, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Italia, Corea del Sud e Croazia sono i Paesi in cui la quota di giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni che vivono con i genitori viaggia tra il 70 e l’84%.
Nello specifico, in Polonia e Slovenia la quota è del 70%; in Grecia e Slovacchia del 74%; in Spagna del 76%; in Italia del 79%; in Corea del Sud dell’82%; in Croazia dell’84%. Guardando in particolare la situazione del nostro Paese, è facile constatare che solo un under 30 su cinque vive da solo. Un dato ben al di sopra della media Ocse, che è del 50%, e della media europea, che è del 54%.
Dalla parte opposta ci sono Danimarca (12%), Finlandia (14%), Norvegia (22%) e Svezia (22%). Tra i Paesi a noi vicini, ma con una percentuale ben inferiore a quella dell’Italia (sotto il 50%), ci sono la Germania (33%), la Francia (44%) e la Svizzera (46%). Ascani: “Investire risorse per garantire un diritto essenziale” La vicepresidente della Camera e deputata del Partito democratico, Anna Ascani, ha così commentato i dati relativi all’emergenza abitativa dei giovani in Italia dell’Ocse: “C’è un'emergenza abitativa, è sotto gli occhi di tutti, dovuta al caro affitti, al crescente e insostenibile costo di mutui, che si ripercuote sulle scelte di vita delle persone e sui percorsi di autonomia di ragazze e ragazzi. E c’è anche un governo che finora per il diritto alla casa ha fatto poco e niente. Annunci, certamente, come da migliore tradizione. Che non si sono tradotti in azione”. E ha aggiunto: “Da mesi si parla di un fantomatico ‘Piano Casa’, 100.000 alloggi a prezzi calmierati, poca cosa a fronte di un problema di proporzioni considerevoli, ma che comunque continua a essere una delle tante promesse vane di questo esecutivo. Che una sola cosa ha fatto sul tema: azzerare i 330 milioni del fondo a sostegno degli affitti. Gli italiani presi in giro e abbandonati nelle difficoltà. Come Pd abbiamo presentato un piano in 14 punti per affrontare la questione in maniera seria. Perché è un problema strutturale che riguarda gli alloggi per gli studenti, il sostegno alle famiglie, l’edilizia residenziale pubblica, gli affitti brevi. Occorre coinvolgere tutti gli attori interessati e investire risorse adeguate per garantire un diritto essenziale per cittadine e cittadini”. Consap: “Incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa” Nei giorni scorsi, intanto, parlando del nuovo “Piano Casa”, Vincenzo Sanasi d’Arpe, amministratore delegato di Consap S.p.A., ha detto: “Consap condivide pienamente l’obiettivo del governo, ribadito dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di abbassare i prezzi di locazioni e acquisti, con una corsia preferenziale per i redditi bassi e le giovani coppie under 36. Consap può offrire un importante contributo in tale direzione fornendo la propria garanzia sugli acquisti di immobili da parte delle fasce della popolazione più deboli”. Ha poi aggiunto: “L’obiettivo condiviso è quello di incrementare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto della prima casa a una platea sempre maggiore di soggetti che, senza supporto, non avrebbero possibilità, con particolare attenzione a giovani coppie e famiglie a basso reddito. È in questo contesto che Consap interviene con un supporto concreto, con strumenti efficaci come il Fondo Mutui Prima Casa. Questo Fondo ha assunto una nuova centralità: non solo facilita l’accesso al credito per l’acquisto della casa, bene primario e fondamentale, ma oggi è anche una leva di sostegno alla natalità e alle famiglie numerose”. E ha spiegato: “Nel 2025 il Fondo ha erogato oltre 544.000 mutui, per un controvalore di circa 65 miliardi di euro, con garanzia statale fino al 90% per le famiglie con almeno cinque figli e Isee fino a 50mila euro, e, su proposta tecnica di Consap, è stata prorogata fino al 2027 l’estensione non solo alle categorie prioritarie tradizionali (giovani coppie, under 36, famiglie monogenitoriali, conduttori di alloggi popolari), ma anche alle famiglie numerose”. Nel Parlamento europeo approvate misure per contrastare la crisi abitativa nell’Ue Nel frattempo, lunedì 9 febbraio 2026, i membri della commissione speciale HOUS hanno votato la bozza di relazione sulla crisi abitativa nell’Unione europea, con l’obiettivo di proporre soluzioni per un’edilizia abitativa dignitosa, sostenibile e accessibile. La relazione finale è stata approvata dai membri con 23 voti favorevoli, 6 contrari e 4 astensioni. I membri del Parlamento europeo chiedono che tutti i nuovi edifici rispettino gli standard di efficienza energetica, qualità dell’aria e isolamento, e che la legge sugli affitti a breve termine sia bilanciata tra turismo e accessibilità economica degli alloggi. Il documento sottolinea inoltre l’importanza di quote adeguate per l’edilizia popolare e pubblica, incentivi fiscali e maggiori investimenti dell’Ue in alloggi a prezzi accessibili. L'Ad di Consap ha inoltre sottolineato: “Oltre al Fondo Mutui Prima Casa, Consap è impegnata nel promuovere investimenti nel Social Housing, attraverso il patrimonio pubblico e collaborando con Cassa Depositi e Prestiti per realizzare abitazioni a prezzi calmierati. Queste iniziative sono orientate all’inclusione finanziaria, alla sostenibilità e alla rigenerazione urbana e si inseriscono anche nel contesto europeo, nel quale l’Unione evidenzia la necessità di politiche integrate di social housing e affordable housing per garantire accesso equo alla casa e sostenere la coesione sociale”.

venerdì 2 ottobre 2020

Agevolazioni prima casa, da quando decorre il termine per il riacquisto entro un anno

 

Agevolazioni prima casa, da quando decorre il termine per il riacquisto entro un anno




L'Agenzia delle Entrate è intervenuta in tema di agevolazioni prima casa e riacquisto entro un anno, chiarendo in particolare da quando decorre il termine previsto dalla norma fiscale per non perdere il beneficio. Vediamo quanto chiarito nello specifico.

Con la risposta n. 409, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il decorso dell'anno per il riacquisto di altra abitazione da adibire a prima casa deve coincidere con l'atto di compravendita ricevuto dal notaio.

Il caso in esame riguarda una vendita infraquinquennale con riserva di proprietà di un'abitazione acquistata con l'agevolazione prima casa. Nello specifico, alcuni immobili sono stati venduti con riserva di proprietà e il pagamento del prezzo è stato dilazionato in dodici rate con acquisto da parte del compratore del diritto di proprietà sugli stessi immobili successivamente al pagamento dell'ultima rata. 

Gli immobili sono stati acquistati beneficiando delle agevolazioni prima casa, le quali decadono nel caso in cui l'immobile venga venduto prima che siano trascorsi cinque anni dall'acquisto. In caso di vendita infraquinquennale, per non perdere le agevolazioni, deve essere riacquistato un altro immobile da destinare ad abitazione principale entro un anno dalla vendita.

In tale situazione, in base a quanto chiarito, il decorso di un anno per il riacquisto di un'altra abitazione da adibire a prima casa non può essere conteggiare dal momento in cui è avvenuto l'effettivo trasferimento della proprietà, successivamente al pagamento dell'ultima rata del prezzo, ma dal momento dell'atto di compravendita ricevuto dal notaio.

L'Agenzia delle Entrate ha poi sottolineato che "con la decadenza dalle agevolazioni fruite per l'acquisto degli immobili il contribuente, che abbia stipulato un contratto di mutuo avvalendosi delle agevolazioni prima casa, incorra anche nella decadenza dalle agevolazioni fiscali relative alle imposte sostitutive sul mutuo". 

DA Agenzia Farini

viale Gramsci 387

Modena

sabato 5 settembre 2020

Scadenza bonus casa 2020, le date da ricordare

 

Scadenza bonus casa 2020, le date da ricordare




L'attenzione è tutta rivolta al superbonus 110 per cento, introdotto dal decreto rilancio, ma i bonus per la casa 2020 sono molteplici. Vediamo quello che serve sapere e la scadenza da ricordare per ogni detrazione.

Scadenza superbonus 110

Partiamo proprio dal superbonus 110 per cento. Il decreto rilancio ha incrementato al 110% l'aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi di riduzione del rischio sismico, di installazione di impianti fotovoltaici nonché delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. 

Qualche giorno fa il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani, ha affermato: "Se sarà possibile rendicontare nel Recovery Fund il bonus 110%, credo che questa misura vada prolungata per tutto l'orizzonte temporale di impegno delle risorse europee, ossia fino al 2023. Questa potrebbe essere una delle scelte strategiche da inserire nella prossima legge di bilancio". 

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha poi fatto sapere che il beneficio diventerà strutturale. Intervistato da La Stampa, Patuanelli ha fatto sapere che i provvedimenti verranno finanziati in parte con il Recovery Fund europeo.

Scadenza ecobonus 2020

L'ecobonus 2020 è stato prorogato dalla legge di Bilancio 2020. L'agevolazione per gli interventi di risparmio energetico, con aliquote diverse (65%, 50%, 70 o 75%) a seconda della tipologia di lavori effettuati, può essere richiesta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2020.

Scadenza bonus ristrutturazione 2020

Il bonus ristrutturazione 2020 fa parte dei benefici fiscali prorogati dalla legge di Bilancio 2020. L'agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall'art. 16-bis del Dpr 917/86, essa consiste in una detrazione dall'Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare. Secondo però quanto è stato disposto con la proroga, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2020 è possibile usufruire di una detrazione più elevata (50%) e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro.

Scadenza bonus facciate 2020

Il bonus facciate 2020 è una novità della legge di Bilancio 2020. Si tratta di una detrazione d'imposta del 90% per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali. Come indicato dall'Agenzia delle Entrate, gli edifici devono trovarsi nelle zone A e B, individuate dal decreto ministeriale n. 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali. 

Nello specifico, la detrazione è riconosciuta nella misura del 90% delle spese documentate, sostenute nell'anno 2020 o, per i soggetti con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare, nel periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2020. La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali costanti e di pari importo nell'anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

Scadenza bonus mobili 2020

Il bonus mobili 2020 è stato anch'esso prorogato dalla legge di Bilancio 2020. In base a quanto previsto da quest'ultima norma, l'agevolazione è stata prorogata anche per gli acquisti che si effettuano nel 2020, ma può essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato non prima del 1° gennaio 2019. Per gli acquisti effettuati nel 2019, invece, è possibile fruire della detrazione solo se l'intervento di ristrutturazione è iniziato in data non anteriore al 1° gennaio 2018.

Consiste in una detrazione Irpef del 50% per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

Scadenza bonus verde 2020

Con il decreto Milleproroghe è stata confermata la proroga al 2020 del bonus verde. Si tratta di una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2020 per gli interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi e per gli interventi di realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo e deve essere calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all'esecuzione degli interventi.

Scadenza sismabonus

Il sismabonus prevede, come indicato dall'Agenzia delle Entrate, per le spese sostenute nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021 per interventi antisismici su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e nella zona 3, le cui procedure di autorizzazione sono state attivate a partire dal 1° gennaio 2017, una detrazione del 50%, da calcolare su un importo complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno e fruibile in cinque rate annuali di pari importo. La detrazione sale al 70%, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore, ovvero all'80%, se si passa a due classi di rischio inferiori. Inoltre, il beneficio fiscale è maggiore in caso di interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali: 75%, se c'è passaggio a una classe di rischio inferiore; 85%, quando si passa a due classi di rischio inferiori.

Da Agenzia Farini

viale Gramsci 387

Modena

venerdì 3 luglio 2020

Affitto in nero: cosa devi sapere


Affitto in nero: cosa devi sapere



Come si denuncia un affitto in nero e quali sono le sanzioni che l’inquilino e il padrone di casa rischiano?
Cosa significa “affitto in nero” e quali rischi corrono l’inquilino e il padrone di casa? Si tratta di un reato o sono previste solo sanzioni di tipo fiscale?
Sull’affitto in nero ci sono molte cose che devi sapere e che richiedono una spiegazione semplice e pratica. Perciò abbiamo dedicato questa guida a rispondere alle principali domande che, di norma, vengono poste sull’argomento. Ma procediamo con ordine.
Indice
  • 1 Quando c’è affitto in nero?
  • 2 Chi deve registrare l’affitto?
  • 3 L’affitto in nero è un reato?
  • 4 Cosa si rischia in caso di affitto in nero?
  • 5 Che succede se il padrone di casa non vuole registrare il contratto?
  • 6 Si può registrare tardi il contratto di affitto?
  • 7 Che succede se il proprietario chiede un canone più alto di quello del contratto?
Quando c’è affitto in nero?
Per affitto in nero si intende un contratto di locazione che non è stato registrato all’Agenzia delle Entrate. Dunque, è affitto in nero anche il contratto scritto (la cosiddetta scrittura privata) e non solo l’accordo verbale.
La legge stabilisce che il contratto di locazione debba essere necessariamente registrato per poter essere valido. Diversamente, è come se non esistesse.
Chi deve registrare l’affitto?
La legge dice che il contratto di affitto debba essere registrato dal padrone di casa entro 30 giorni dalla stipula del contratto. Di ciò deve poi darne notizia all’inquilino e, se si tratta di appartamento in condominio, anche all’amministratore nei successivi 60 giorni.
Come vedremo a breve, però, le conseguenze dell’affitto in nero possono riverberarsi anche sull’inquilino, sicché quest’ultimo, per impedire di avere problemi legali, può procedere alla registrazione in mancanza di adempimento da parte del locatore.
L’affitto in nero è un reato?
L’affitto in nero costituisce un’evasione fiscale e, quindi, un illecito tributario (ossia un illecito amministrativo) e non penale.
In particolare, se il contratto non viene registrato si evadono due imposte:
l’imposta di registro che è quella che bisogna versare al momento della registrazione del contratto;
l’Irpef sui canoni di locazione.
Dell’omesso versamento dell’imposta di registro rispondono sia il padrone di casa che l’inquilino. Si dice, a riguardo, che c’è una «responsabilità solidale». Il che significa che l’Agenzia delle Entrate può chiedere il pagamento dell’imposta sia all’uno che all’altro. L’omesso versamento determina l’emissione di una cartella esattoriale ed eventualmente il pignoramento dei beni. 
Quindi, alla domanda «Cosa rischia l’inquilino in caso di affitto in nero?» bisogna rispondere con il recupero dell’imposta di registro, oltre ovviamente alle sanzioni.
Invece, dell’omesso versamento dell’Irpef sui canoni di locazione risponde solo il padrone di casa che non ha voluto registrare il contratto. 
Ricordiamo a riguardo che l’evasione fiscale diventa reato (quello di «dichiarazione infedele») solo se l’imposta evasa è superiore a 100mila euro (prima era di 50mila euro), e i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro (prima era 2 milioni). Dunque, per i piccoli contratti di affitto in nero è molto difficile che scatti il penale: tutto rimane nell’orbita dell’illecito amministrativo.
Cosa si rischia in caso di affitto in nero?
Abbiamo appena visto che l’affitto in nero è un’evasione fiscale in parte attribuibile ad entrambe le parti (con riferimento all’imposta di registro) e in parte attribuibile solo al locatore.
La legge dice che l’affitto in nero è nullo. Con la conseguenza che non esplica alcun effetto e le parti non sono tenute a rispettare le sue clausole. Questo significa, ad esempio, che:
  • l’inquilino non deve pagare il canone di locazione concordato nel contratto e se non lo versa non può subire un decreto ingiuntivo o lo sfratto;
  • l’inquilino e il locatore non devono rispettare né il termine minimo di durata del contratto né il preavviso. Sicché, l’inquilino potrebbe andare via in qualsiasi momento, senza dare i sei mesi di preavviso e, altrettanto, il padrone di casa potrebbe intimargli di sloggiare in qualsiasi momento;
  • l’inquilino non è tenuto a pagare le spese di condominio;
  • l’inquilino non è obbligato a provvedere alla manutenzione dell’appartamento qualora a suo carico.
Abbiamo appena accennato al fatto che il padrone di casa non può sfrattare l’inquilino in nero. Questo perché la legge richiede, per la procedura di sfratto, un contratto regolarmente registrato. Ma ciò non significa che l’inquilino possa occupare abusivamente l’immobile, senza pagare, per quanto tempo vuole. Infatti, il locatore, senza dover rispettare il termine di scadenza del contratto, può promuovere contro di lui la cosiddetta «azione di occupazione senza titolo» che, se anche non avrà i tempi brevi dello sfratto (richiedendo una normale causa), comunque sarà diretta a mandarlo via. All’esito dell’azione, può chiedergli un risarcimento per l’occupazione dell’immobile, seppur in misura inferiore al canone convenuto in contratto.
Che succede se il padrone di casa non vuole registrare il contratto?
Abbiamo detto che l’affitto in nero è un contratto nullo. Ma ciò vale solo quando l’omessa registrazione è frutto di un accordo tra inquilino e proprietario. In tal caso, infatti, i due si mettono d’accordo per trarne un utile: l’uno risparmia sul canone e l’altro non paga le tasse. Per tali ipotesi, dunque, la legge prevede delle conseguenze negative sia per il locatore che per il conduttore, conseguenze che abbiamo visto poco fa.
Ma ben potrebbe succedere che l’omessa registrazione sia determinata dalla sola condotta illecita del locatore. Si pensi al locatore che chiede un canone all’inquilino e poi, nonostante le iniziali rassicurazioni, non provvede a registrare il contratto. In questi casi, il contratto è nullo solo per l’affittuario, il quale non è tenuto a rispettarlo, mentre vincola il locatore. Dunque, l’inquilino ha diritto a restare nell’immobile fino alla scadenza del contratto, può però astenersi dal pagare il canone concordato (dovendo comunque versare un ristoro per l’occupazione) così come dall’adempiere alle spese condominiali o provvedere alle opere di manutenzione concordate. Dall’altro lato, il locatore non può sfrattarlo né può fargli decreti ingiuntivi per l’omesso adempimento del canone.
Si può registrare tardi il contratto di affitto?
Abbiamo detto che il contratto di affitto va registrato entro 30 giorni dalla sua sottoscrizione. Questo però non toglie che, pagando le relative sanzioni per la “mora”, non possa essere registrato anche in un momento successivo. 
Con la registrazione tardiva si sana la nullità e il contratto acquista valore sin dall’inizio (la registrazione tardiva ha infatti valore retroattivo).
Così, il locatore, qualora dovesse accorgersi che l’inquilino in nero non paga, potrebbe andare a registrare il contratto per fargli decreto ingiuntivo e sfrattarlo.
Che succede se il proprietario chiede un canone più alto di quello del contratto?
Potrebbe infine succedere che l’affitto sia solo “parzialmente” in nero. Ciò avviene quando nel contratto viene fissato un canone inferiore rispetto a quello concordato a voce e che l’inquilino si obbliga a pagare. In questi casi, secondo la Cassazione, la nullità del contratto è limitata solo al surplus di canone non registrato. 
In tali ipotesi, l’inquilino che non dovesse versare al locatore la parte di canone “in più” rispetto a quella riportata nel contratto non può né essere sfrattato né subire un decreto ingiuntivo. Quindi, può pagare meno di ciò che ha promesso.
Anzi, se dovesse aver pagato qualche mensilità in più rispetto a quanto riportato nel contratto registrato, l’inquilino potrebbe chiederne la restituzione al locatore fino a sei mesi dopo la riconsegna delle chiavi dell’immobile.

Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

Pagamento riparazioni casa in affitto


Pagamento riparazioni casa in affitto




Interventi lavatrice, lavastoviglie, scaldabagno, caldaia, frigorifero: a chi spetta pagare il tecnico?
Quando la casa è concessa in affitto, è spesso scontro tra locatore e conduttore su chi debba sostenere le spese per le piccole riparazioni e per la manutenzione di elettrodomestici come lavatrice, lavastoviglie, scaldabagno, frigorifero e caldaia. La regola vorrebbe che la manutenzione ordinaria, quella di basso importo dovuta all’uso quotidiano, sia a carico dell’inquilino mentre tutte le restanti spese gravino sul proprietario dell’immobile. Ma non è sempre facile definire la linea di confine tra tali interventi. Se è vero, infatti, che il più delle volte è proprio l’usura giornaliera a determinare la necessità di interventi di tecnici, è anche vero che non si può attribuire all’affittuario l’onere di riparare pezzi come la scheda elettronica. 
Non esiste una regola chiara sul pagamento riparazioni casa in affitto. Bisogna chiaramente rifarsi alle indicazioni dei giudici e alle numerose sentenze che hanno affrontato il problema, interpretando caso per caso la risicata disciplina riportata nel Codice civile.
Di tanto parleremo nel seguente articolo in modo tale che, a prescindere dall’elettrodomestico rotto, si possa sapere, con un certo margine di probabilità, a chi spetta sostenere la spesa per la riparazione. Ma procediamo con ordine. 
Indice
  • 1 Spese per riparazioni: come si ripartiscono tra inquilino e proprietario?
  • 2 Cosa si intende per “piccole riparazioni”?
  • 3 Riparazioni a carico del locatore
  • 4 A chi spetta chiamare il tecnico?
  • 5 L’inquilino può sospendere il pagamento del canone di affitto? 
Spese per riparazioni: come si ripartiscono tra inquilino e proprietario?
Non è la “colpa” il criterio per determinare a chi spetta procedere al pagamento delle riparazioni casa in affitto. Se, ad esempio, bisogna riparare un filtro del rubinetto o della lavatrice, il solo fatto che la rottura non è dipesa dall’inquilino non significa che non sia questi tenuto a pagare il pezzo nuovo. E ciò perché quel che conta, nel criterio di ripartizione di tali oneri, è la natura della manutenzione: se ordinaria o straordinaria.
In generale, possiamo dire che:
  • le spese di straordinaria amministrazione, che implicano ad esempio la sostituzione di interi pezzi come gli elettrodomestici, gravano sul locatore, a meno che la rottura non sia dovuta a cattivo uso dell’inquilino;
  • le spese di ordinaria amministrazione, quelle cioè conseguenti al normale e diligente uso dell’elettrodomestico che ne viene fatto quotidianamente, e che sono imputabili a una normale usura, sono così ripartite: le piccole spese sono a carico dell’inquilino (pomello della rubinetteria del lavandino, filtro anti calcare della lavastoviglie, manutenzione annuale caldaia, ecc.), mentre le spese più ingenti sono a carico del locatore (sostituzione scheda della lavatrice o delle persiane ormai rovinate dal tempo, ecc.).
L’articolo 1576 del Codice civile pone a carico del locatore tutte le riparazioni necessarie, eccetto quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore. Tanto per fare un esempio, l’intervento eseguito su una lavatrice vecchia di 15 anni è da ritenersi di manutenzione straordinaria a carico del locatore, stante la vetustà del macchinario. 
L’ultima norma che viene in rilievo – anch’essa sicuramente molto sintetica e poco chiara – è l’articolo 1621 cod. civ. in base al quale il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese, durante l’affitto, le riparazioni straordinarie. Le altre sono a carico dell’affittuario.
Cosa si intende per “piccole riparazioni”?
La definizione delle «piccole riparazioni» che, come abbiamo appena detto, ricadono sull’inquilino, è rimessa al giudice caso per caso, il quale deve, al riguardo, tener conto, in una valutazione d’insieme, dell’entità del relativo impegno economico, riferita alla rilevanza economica della locazione, nonché della destinazione dell’immobile e dei corrispondenti obblighi di custodia gravanti sul conduttore.
Riparazioni a carico del locatore
La Cassazione [1] ha avuto modo di puntualizzare che «con riguardo alla locazione di immobile ad uso abitativo, che sia dotato di elettrodomestici, quale uno scaldabagno, la sostituzione o riparazione di tali accessori, che si renda necessaria non in conseguenza di un’utilizzazione inadeguata o anomala da parte del conduttore, ma in esito a normale processo di deterioramento nel tempo, dopo un uso normale, è a carico del locatore, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1575 numero 2, 1576 e 1609 del Codice civile». E, dunque, solo in caso di uso anomalo, le spese per la riparazione/sostituzione dell’elettrodomestico competono all’inquilino.
Dunque, se l’immobile viene consegnato arredato, in assenza di una diversa pattuizione contenuta nel contratto, le spese di riparazione e/o di sostituzione degli elettrodomestici competono al locatore, salvo le piccole riparazioni, quelle cioè di importi modesti.
Guasti o deterioramenti degli elettrodomestici e dell’arredo dell’appartamento dato in affitto, se dovuti alla naturale usura, effetto del tempo, o ad accadimenti accidentali, che determinino disagi limitati e transeunti nell’utilizzazione del bene, ricadono nell’obbligo di manutenzione posto dalla legge a carico del locatore.
A chi spetta chiamare il tecnico?
Se un elettrodomestico si rompe, compete dunque al locatore chiamare il tecnico per la riparazione. Resta fermo l’obbligo previsto dall’articolo 1577 del Codice civile, per il quale «quando la cosa locata abbisogna di riparazioni che non sono a carico del conduttore, questi è tenuto a darne avviso al locatore. Se si tratta di riparazioni urgenti, il conduttore può eseguirle direttamente, salvo rimborso, purché ne dia contemporaneamente avviso al locatore».
L’inquilino può sospendere il pagamento del canone di affitto? 
Se il locatore non dovesse adempiere all’obbligo di provvedere alle spese di riparazione a proprio carico l’inquilino non potrebbe sospendere il pagamento del canone di affitto, ma dovrebbe fargli causa o, in alternativa, anticipare la spesa e poi chiedere il rimborso. Come spiega la giurisprudenza, se è vero che grava sul locatore l’obbligo di mantenere la cosa concessa in godimento in stato da servire all’uso convenuto, dovendo procedere alle riparazioni necessarie, eccetto quelle di piccola manutenzione, ed essendo esposto all’azione di risoluzione del contratto o di riduzione del corrispettivo se la cosa sia affetta da vizi gravi, è altrettanto vero che al conduttore non è consentito di astenersi dal pagamento del canone né procedere a riduzioni unilaterali del canone medesimo, salvo si tratti di vizi che impediscano in modo assoluto il godimento del bene.
La sospensione totale o parziale del pagamento del canone è, infatti, considerata legittima soltanto qualora venga completamente a mancare la controprestazione da parte del locatore, tale da impedire di poter vivere nell’immobile (si pensi a un’abitazione priva di acqua o riscaldamento).
note

Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

sabato 20 giugno 2020

Le nuove tendenze in casa nel 2020 dopo l'emergenza

Le nuove tendenze in casa nel 2020 dopo l'emergenza


Il lockdown ha cambiato la maniera in cui gli italiani pensano la propria casa e le esigenze abitative. Un sondaggio di Houzz ha individuato le nuove tendenze che emergeranno in casa nel 2020 dopo la fine dell'emergenza sanitaria
Le nuove tendenze emerse in casa nel 2020, secondo il sondaggio di Houzz, parlando di italiani non solo desiderosi di uno spazio esterno, ma anche di un home office (31%), un'abitazione luminosa (25%), o una casa più grande (5%).
Gli italini dopo l'emergenza non farebbero mai a meno di uno spazio esterno (69%), e il 9% non abbandonerebbe mai l'idea di vivere in una casa moderna, mentre l'8% vorrebbe maggior privacy con una stanza privata.


Per quanto riguarda invece nello specifico le nuove tendenze per la casa in questo 2020 post coronavirus, vediamo
  • La multifunzionalità - spazi capaci di trasformarsi a seconda delle esigenze e magari anche in base all'ora del giorno
  • Spazi aperti - che si tratti di ripostigli, tetti, sottoscala o disimpegni, ogni piccolo spazio deve essere sfruttato, in una continuità con lo spazio attiguo.
  • Via il corridoio - la nuova tendenza per la casa parla dell'abolizione del corridoio per la creazione di spazi più intelligenti, dove approfittare ogni metro quadro
  • Home office - con la grande rivoluzione dell'home office, spesso arrivato per restarci, avere uno spazio per lavorare è ormai imprescindibile.
Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

Comprare casa con cessione del quinto, come fare?

Comprare casa con cessione del quinto, come fare?


La cessione del quinto dello stipendio per finanziare l’acquisto di una casa è una alternativa all’acquisto con mutuo. Vediamo come si fa e gli ultimi dati di Tecnocasa.

Come comprare casa con la cessione del quinto

Acquistare una casa mediante cessione del quinto dello stipendio significa accedere ad una forma di finanziamento che implica essere dipendenti privati o pubblici o pensionati. Avendo uno stipendio regolare, infatti, è possibile richiederne la trattenuta di una quota del 20% direttamente dalla busta paga. Tale quota, poi, andrà a finanziare le rate dell’acquisto della casa.
Per poter dare accesso a questo finanziamento, l’istituto di credito analizza parametri quali l’importo dello stipendio netto mensile, gli anni di anzianità lavorativa e l’ammontare del Tfr.

A chi conviene acquistare casa con cessione del quinto

Questo genere di finanziamento conviene a chi abbia già una buona disponibilità di liquidi, a cui desidera solo aggiungerne un’altra quota da versare per un certo periodo attraverso le trattenute dalla busta paga.

Cessione del quinto e mutuo a confronto

Il vantaggio rispetto al mutuo è quello di non implicare la presenza di garanti, poiché la busta paga è già una garanzia sufficiente contro le possibili insolvenze. Oltre a far evitare tutto l’iter burocratico per l’erogazione del mutuo che in alcuni casi può risultare poco agevole. Ecco perché in alcune condizioni questa opzione può risultare comoda e conveniente.
E’ inoltre in essere, a tutela dei pensionati, la cosiddetta Convenzione Inps, a cui aderiscono istituti di credito e società finanziarie, tra le quali IBL Family del gruppo Tecnocasa, e che prevede per i pensionati agevolazioni e tassi più convenienti rispetto a quelli del mercato.
“Il mercato della cessione del quinto nel complesso nel 2019 risulta in crescita di circa il 7% per stock di crediti rispetto all’anno precedente. Per la nostra società è stato un anno particolare, – afferma Oscar Cosentini, Amministratore Delegato IBL Family – di riorganizzazione e adozione di un nuovo modello di business, che nel giro di pochi mesi ci ha portato ad ottenere risultati soddisfacenti, incrementando la produzione del 100% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 6 mila pratiche.  Abbiamo rilevato un crescente interesse del pubblico verso la cessione del quinto, e in particolare dei pensionati, che sono sempre più un punto di riferimento delle famiglie contribuendo a sostenerle anche economicamente, in molti casi aiutando per esempio i figli o i nipoti. I dati dell’Osservatorio Tecnocasa confermano la propensione dei pensionati ad investire nell’immobile, considerando la casa un bene primario”.

Chi acquista casa con la cessione del quinto

Secondo un’analisi di Tecnocasa, nel 2019 l’8% di tutti gli acquisti di una abitazione è stato effettuato da pensionati (percentuale simile a quella del 2018). In particolare il 66,4% dei casi si muoveva per acquistare la prima casa, nel 23,8% dei casi per motivi di investimento e nel 9,8% dei casi per l’acquisto di una casa vacanza.
Quali tipologie di casa acquistano i pensionati?  Maggiormente trilocali, seguiti dai bilocali e dai quattro locali.
Per quanto riguarda i finanziamenti con cessione del quinto, nel  2019 si è registrato un incremento di volumi finanziati al target pensionati, che sono stati pari a 37 milioni di euro, con un aumento del 91% rispetto ai volumi dell’esercizio precedente, a fronte di un incremento del 54% per i dipendenti pubblici e del 44% dei dipendenti privati.
 Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

sabato 30 maggio 2020

Detrazione degli interessi passivi del mutuo nel 2020, come fare con il 730 precompilato?

Detrazione degli interessi passivi del mutuo nel 2020, come fare con il 730 precompilato?


Dal 14 maggio è possibile presentare il 730 precompilato tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Ecco come detrarre gli interessi passivi del mutuo 2020
Con il modello 730 si possono indicare gli interessi passivi del mutuo prima casa da portare in detrazione. Chi aspetta lo sconto fiscale sotto forma di restituzione in busta paga deve sapere che riceverà prima il conguaglio quanto prima invierà la dichiarazione: chi la invierà entro la fine di maggio potrà ricevere la restituzione entro luglio. C’è comunque tempo fino a settembre per inviare il modello.
Le detrazioni di interessi passivi per l’anno fiscale 2018 hanno raggiunto i 70 miliardi di euro e sono composte prevalentemente da: detrazioni per redditi da lavoro dipendente e pensione (61,6%), carichi di famiglia (17,7%), oneri detraibili al 19% (8,8%), spese per recupero edilizio (9,7%) e spese per il risparmio energetico (2,4%). Nella voce degli oneri detraibili ci sono anche quelle per i mutui che ammontano da sole a oltre 4 miliardi.
Chi può detrarre gli interessi passivi? Lo sconto fiscale è pari al 19% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 4 mila euro, sotto forma di interessi passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione legate a clausole di indicizzazione per i mutui prima casa. A detrarre è colui che è contemporaneamente intestatario della casa e del mutuo, mentre per quanto riguarda i coniugi cointestatari, questi detraggono in parti uguali a meno che uno dei due non sia fiscalmente a carico dell’altro, che in questo caso detrae il 100% degli interessi.
Come fare a portare in detrazione gli interessi passivi del mutuo? Gli importi pagati nel 2019 per i mutui, a prescindere dalla scadenza della rata, vanno indicati nel rigo e7 (codici 8, 9, 10 e 11) e nei righi da e8 a e10.
 Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

venerdì 22 maggio 2020

Mercato e agenzie immobiliari dopo il Covid: le previsioni di RE/MAX





L’attività delle agenzie immobiliari è ripresa da alcuni giorni e già ci si confronta con le nuove sfide della fase 2. Dario Castiglia, Ceo di RE/MAX Italia, ha condiviso quelle che sono le sue prospettive sulla domanda e offerta immobiliare e sul mestiere di agente nei prossimi mesi e a lungo termine.
Cosa aspettarsi dalla fase 2 per l’economia?
In questo momento tutti stanno brancolando nel buio essendo questa una crisi atipica, non dettata da un fattore economico ma da un evento straordinario improvviso di cui l’uguale si vide solo con la spagnola del 1918, anche se non si trattò di pandemia in quanto il mondo era diverso e meno interconnesso. Ma anche meno resiliente. All’epoca, dopo la fine dell’epidemia, ci furono i “roaring Twenties”, quindi per analogia si potrebbe pensare che anche dopo questo momento potrebbe esserci una buona ripresa. In ogni caso dalla survey è emerso lo scenario di una situazione bene impostata che improvvisamente ha subito uno stop e che sicuramente avrà un impatto non positivo, come dopo ogni evento catastrofico.
Come cambieranno domanda e offerta di immobili con la fase 2?
Qualcosa cambierà, ad esempio la domanda si orienterà probabilmente verso soluzioni abitative più ampie e più periferiche. A Milano ad esempio l’hinterland era ancora piuttosto snobbato poiché a fronte di un maggiore potere di acquisto delle famiglie era considerato più vantaggioso vivere il centro città, con i suoi servizi e le sue iniziative. Ora potrebbe verificarsi una inversione di tendenza: a parità di prezzo sono disponibili spazi più ampi con disponibilità di aree esterne come giardini e balconi, ma in zone meno centrali che a questo punto potrebbero essere preferite. Ciò anche alla luce dalla riscoperta dello smart working, modalità di lavoro che richiede minori spostamenti e maggiore necessità di spazi domestici da adibire all’attività professionale. La differenza la farà la qualità delle soluzioni proposte. Gli immobili ben ubicati e con le qualità e caratteristiche richieste, alla luce di quanto sopra, saranno più gettonati e terranno meglio il prezzo di altri che verranno più penalizzati.
Casa vacanza, vale la pena investire con l’emergenza ancora in atto?
Settori come turismo, ristorazione, mobilità e trasporti dovranno davvero reinventarsi per fare fronte alla nuova situazione, almeno finchè non si troverà una cura per il virus. Dal punto di vista dei canoni delle case vacanza, questi sono in aumento, da un lato perché cresce la domanda di una location per le ferie, non appena  saranno possibili; d’altro canto, gli affitti dovranno necessariamente tenere conto dei costi dei protocolli di sicurezza che includono ad esempio la sanificazione degli ambienti. Sotto il profilo dell’acquisto della seconda casa, ora potrebbe quindi diventare un’opzione interessante, sia per uso personale che per uso investimento.
Cosa si prevede per il mercato immobiliare 2020-2021?
Prevediamo una flessione del 10% circa nel numero delle transazioni, ma abbiamo fiducia che l’andamento possa essere a V o a U, con un periodo di rallentamento che duri anche qualche mese ma poi sia seguito da una ripresa intorno al terzo-quarto trimestre 2021. Un tempo relativamente breve se confrontato con la crisi del 2008-2011. Ovviamente tutto dipende dagli sviluppi futuri della situazione e delle misure governative. Se qualcosa questa pandemia ci ha insegnato è di non dare più nulla per scontato e di farsi trovare pronti, anche finanziariamente, per quanto possibile, a situazioni impreviste.
Cosa hanno imparato gli agenti immobiliari dal lockdown?
Tra i professionisti ci sono alcuni che hanno preferito aspettare immobili che la bufera passasse, e questi avranno difficoltà al momento della riapertura perché non si sono preparati. Altri, che invece hanno cavalcato il momento per cogliere i nuovi stimoli che ci hanno portato avanti almeno di dieci anni nell'uso della tecnologia, sicuramente saranno più pronti ad affrontare cambiamenti che saranno a lungo termine. E questi avranno l’opportunità di sottrarre clienti a chi è rimasto inerte, perché il lavoro certo non manca. In questi mesi si è infatti accumulata molta domanda pregressa di transazioni, ma si sono create anche nuove opportunità legate al lockdown. Chi vuole cambiare casa per una più adatta alle nuove esigenze di spazio o, di contro, chi per mutata disponibilità economica è costretto ad un downsizing; chi, in coppia, ha scoperto di volersi separare e quindi ha necessità di una nuova casa, o chi desidera trovare sistemazioni anche in affitto, nuovi uffici, ricollocazioni di locali legati ad attività ormai chiuse eccetera. Tutte situazioni che più che mai richiedono la mediazione di un agente.
Su cosa dovrà puntare l’agente immobiliare nella fase 2 dell’emergenza?
La tecnologia in questo momento è molto importante non per sostituire ma per potenziare il lavoro dell’agente immobiliare. Strumenti come visite virtuali, perizie a distanza eccetera renderanno più produttivi gli agenti, nel momento in cui le visite a vuoto si ridurranno, il cliente sarà meglio profilato rispetto alle proprie preferenze, definite già attraverso la visita virtuale, e come risultato si avranno meno visite ma più mirate alla conclusione effettiva del contratto, con meno perdita di tempo per tutti e maggiore guadagno anche per l’agente, a parità di ore spese. Una situazione in cui tutti hanno da guadagnare. L’obbligo che ora abbiamo di affidarci alla tecnologia ha superato la diffidenza culturale che molti avevano nell’utilizzarla, ma sono davvero convinto che l’uso di questi strumenti diventerà abituale anche in futuro, almeno nella fase iniziale della selezione dell’immobile.
Come cambierà in futuro il rapporto con il cliente dell’agenzia immobiliare?
Fondamentale sarà instaurare un rapporto di fiducia e trasparenza con il cliente, fargli comprendere che il virtual tour non è un modo per dare una rappresentazione falsa della casa, mostrando solo i lati positivi e omettendo quelli negativi, ma un modo per valorizzare la transazione e per dare un aiuto in più nella scelta. Con la mediazione tecnologica poi l’agente dovrà diventare sempre più abile a creare fidelizzazione con il cliente, dal momento che l’interazione di persona, porta a porta, sarà limitata per lungo tempo. Qui interviene quindi l’uso dei social, attraverso cui raggiungere le persone e risultare comunque convincenti.
 Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena 

mercoledì 18 dicembre 2019

Finanziaria 2020, le detrazioni per la casa

Finanziaria 2020, le detrazioni per la casa

Un maxiemendamento ha cambiato le regole del gioco



Il maxiemendamento alla legge di bilancio ha introdotto importanti novità per i bonus sulla casa. Vediamo quali sono le modifiche più significative alle detrazioni per la casa nella finanziaria 2020.
  • Bonus facciate 2020

Sicuramente la più importante novità riguarda il bonus facciate 2020. Si tratta di una detrazione del 90% per gli interventi finalizzati al recupero o al restauro della facciata esterna degli edifici, ma solo nel caso in cui si siano ubicati in zona A (centri storici) e zona B (totalmente o parzialmente edificate).
  • Ecobonus 2020

Arriva la proroga dell'ecobonus fino al 31 dicembre 2020.  Le percentuali di detrabilità cambieranno a seconda della tipologia di lavori effettuati (dal 50 al 65% per gli interventi sui singoli edifici), mentre per i condomini si arriverà fino all'80%. Per quanto riguarda lo sconto in fattura per il 2020, dopo una prima versione che lo abrogava completamente, adesso viene ammesso solo per i lavori in condominio sopra i 200 mila euro.
  • Bonus ristrutturazione per il 2020

Il bonus ristrutturazioni viene prorogato anch'esso fino al 31 dicembre del 2020. Si tratta di interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, mentre la manutenzione ordinaria è ammessa solo per i lavori condominiali.
  • Bonus mobili anche nel 2020

Anche nel 2020 tornerà il bonus mobili. Si tratta della proroga della detrazione del 50% per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici in classe A + (A per i forni) effettuate il prossimo anno. Gli acquisti devono essere finalizzati ad arredare un immobile oggetto di lavori di ristrutturazione.

Fonte " Idealista" 
Agenzia Farini 
059 454227 

mercoledì 2 ottobre 2019

Quanti soldi investono gli italiani nell'acquisto di una casa?



Aumenta il capitale che gli italiani destinano all'acquisto di una casa. A dirlo è l'analisi di Tecnocasa, che mette in relazione i cambiamenti che si registrano negli ultimi sei mesi con la ripresa dei prezzi degli immobili che sta interessando alcune grandi città
Analizzando il panorama generale, si nota come la maggior concentrazione della disponibilità di spesa si rileva nella fascia più bassa, quella fino a 119mila euro (26,9%). A seguire con il 23,6% la fascia tra 120 e 169mila euro e con il 22,1% quella compresa tra 170 e 249 mila euro.

La disponibilità di spesa nelle grandi città
Nelle due maggiori città italiane, Roma e Milano, la maggioranza delle richiesta riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro (24,2% e 24% rispettivamente). A Firenze e Bari c'è una maggiore concentrazione della fascia compresa tra 170 e 249 mila euro, rispettivamente con 36,3% e 27,2%. A Bologna, il maggior numero di richieste è concentrato nella fascia compresa tra i 120 e 169 mila euro (31,5%). Nel resto delle grandi città (Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona) la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.

Da "idealista"
Agenzia Farini
059 454227 

martedì 4 giugno 2019

Casa: in cima alle priorità degli italiani, ma la metà è insoddisfatto

Per il 90% degli italiani la casa è in cima alla lista delle priorità, ma la metà si dice non pienamente o solo parzialmente soddisfatto della propria abitazione. E’ quanto emerso dai risultati di CasaDoxa, l’Osservatorio Nazionale sugli italiani e la casa.
Secondo l’indagine, il legame tra gli italiani e la casa ha radici ben salde ed è sempre più solido: per il 90%, infatti, la casa è in cima alla lista delle priorità. E l’abitazione riveste una molteplicità di significati che vanno ben oltre l’idea di bene fisico dal valore economico. Si parla di “valore esistenziale” della propria casa, percepita come un luogo affettivo e di espressione di chi la abita. Ma quasi la metà degli italiani si dice non pienamente o solo parzialmente soddisfatto della propria casa, riconosciuta come un “contenitore” nel quale vivere che li rappresenta soltanto in parte.
Paola Caniglia, Home & Retail Director di Doxa, ha affermato: “Riprendendo la similitudine di alcuni intervistati, la casa ideale viene oggi percepita come ‘un abito su misura’ che si deve adattare a chi la vive e non viceversa. Le famiglie italiane non vogliono più vivere in ‘abiti’ pensati per altre epoche, occasioni o esigenze. Dal nostro Osservatorio emerge, infatti, un profondo mismatch tra domanda e offerta nel mercato immobiliare, ovvero una generalizzata richiesta di case più moderne ed efficienti a fronte di una proposta immobiliare che comprende per lo più case datate e standardizzate”.

L’Osservatorio Nazionale sugli italiani e la casa ha ascoltato 7.000 famiglie dislocate su tutto il territorio nazionale e si è focalizzato sui nuclei familiari che si sono dichiarati poco o parzialmente soddisfatti dell’abitazione in cui vivono, pari al 48% del totale degli intervistati, per approfondire trend e motivazioni alla base di questo sentiment.
In base a quanto emerso, il 64% dei locatari è insoddisfatto dell’abitazione e, seppur in misura minore, lo è anche il 44% dei proprietari di casa. Chi soffre di più il vivere in case “distanti” dai propri ideali abitativi sono i millennials (52%degli intervistati) e le famiglie con reddito netto mensile inferiore ai 2.000 euro (53%). Ancor di più chi vive in appartamenti (53%), rispetto a chi abita in villette o case indipendenti (43%).
Ma quali sono le motivazioni di tale insoddisfazione? Le ragioni sono da ricondurre ad alcuni elementi specifici. In particolar modo, le caratteristiche strutturali degli edifici (aspetto esteriore, dimensione dell’appartamento, distribuzione degli spazi interni e qualità dei materiali e delle finiture interne). Le percentuali di insoddisfatti sono pari al 50% tra le famiglie che abitano case costruite prima del 1990, e calano significativamente al 18% tra quelle che vivono in edifici nuovi, costruiti dopo il 2015.

Tra le ragioni dell’insoddisfazione c’è anche il nuovo modo di intendere la qualità della vita e del proprio abitare, caratterizzato dalla volontà di vedere riflessi i propri principi circa la sostenibilità anche nelle proprie scelte abitative. Dall’Osservatorio emerge, infatti, come gli italiani vorrebbero vivere in case più efficienti a livello energetico, con conseguente beneficio sia a livello ambientale sia economico, con minori spese di gestione ordinarie e straordinarie. Dall’Osservatorio emerge anche il desiderio di abitare in case intelligenti, ovvero che siano predisposte alla tecnologia per programmare con semplicità alcune attività.

Quando si parla di casa, dunque, gli italiani provano un senso di soddisfazione parziale, che genera un forte desiderio di cambiamento: circa il 25% degli insoddisfatti vorrebbe cambiare casa entro due anni. Si tratta di una volontà che non nasce da una mobilità sociale o geografica, ma dalle caratteristiche deficitarie dell’abitazione in cui si vive attualmente. Il 52% di chi vorrebbe traslocare dichiara che resterebbe con piacere nello stesso quartiere o comunque in zone limitrofe.
Però cambiare è tutt’altro che facile: molti sono gli “scoraggiati”. Circa il 30% di chi vuole trasferirsi abbandona la ricerca dopo i primi mesi di tentativi, per tornare sui propri passi e procrastinare la realizzazione del loro desiderio di cambiamento. Decidono, infatti, di adattarsi e provare a intervenire con piccole o grandi migliorie.
L’indagine ha poi evidenziato che con il nuovo modo di vivere la casa, evolve anche il concetto di spazi confortevoli che, secondo gli intervistati, devono avere sei prerogative: luminosità degli ambienti, comfort termico/acustico, sicurezza, efficienza energetica, tecnologia semplificante, adattabilità.
  • La cucina, grande protagonista: dove calore ed energia sono elementi essenziali. E’ lo spazio dove accogliere la famiglia, e al tempo stesso uno spazio funzionale da attrezzare con elettrodomestici efficienti e di ultima generazione.
  • La zona living: lo spazio polifunzionale per eccellenza che riunisce famiglia e ospiti, dove comodità e trasformabilità sono gli aspetti più rilevanti.
  • I bagni: devono essere evocativi e rilassanti e devono coniugare funzionalità e servizio.
  • Gli spazi esterni: godibili e versatili. Terrazzi, balconi e giardini sono elementi chiave di comfort che diventano simbolicamente quasi una oasi di pace e, nel caso del giardino, driver di scelta nello spostamento dalla città all’hinterland per le famiglie con bambini.
  • Le stanze di appoggio: spazi essenziali da personalizzare e nei quali concentrarsi sul proprio lavoro e dedicarsi alle passioni.
  • Le stanze di servizio: spazi versatili come lavanderie, ripostigli e piccole dispense che diventano spazi importanti per tenere in ordine. Parole chiave: discrezione e funzionalità.  


Da "Idealista" 
Agenzia Farini
059 454227