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mercoledì 2 ottobre 2019

Quanti soldi investono gli italiani nell'acquisto di una casa?



Aumenta il capitale che gli italiani destinano all'acquisto di una casa. A dirlo è l'analisi di Tecnocasa, che mette in relazione i cambiamenti che si registrano negli ultimi sei mesi con la ripresa dei prezzi degli immobili che sta interessando alcune grandi città
Analizzando il panorama generale, si nota come la maggior concentrazione della disponibilità di spesa si rileva nella fascia più bassa, quella fino a 119mila euro (26,9%). A seguire con il 23,6% la fascia tra 120 e 169mila euro e con il 22,1% quella compresa tra 170 e 249 mila euro.

La disponibilità di spesa nelle grandi città
Nelle due maggiori città italiane, Roma e Milano, la maggioranza delle richiesta riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro (24,2% e 24% rispettivamente). A Firenze e Bari c'è una maggiore concentrazione della fascia compresa tra 170 e 249 mila euro, rispettivamente con 36,3% e 27,2%. A Bologna, il maggior numero di richieste è concentrato nella fascia compresa tra i 120 e 169 mila euro (31,5%). Nel resto delle grandi città (Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona) la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.

Da "idealista"
Agenzia Farini
059 454227 

venerdì 30 giugno 2017

Ripresa delle costruzioni in Italia

Il 2016 per l'Italia è stato un anno di crescita al di sotto delle attese (+0,8%, ben lontano dal +1,4% previsto a inizio anno), eccezion fatta per le costruzioni, che invece hanno registrato una decisa crescita della fiducia in questo comparto. Analizzando i dati Cresime, note particolarmente positive arrivano dagli investimenti in costruzioni, in particolare nell'ambito di nuove costruzioni non residenziali private. Il residenziale è atteso in crescita solo a partire dall'anno prossimo, mentre nel 2017 le opere pubbliche dovrebbero riprendersi, grazie ai cantieri banditi negli scorsi mesi. Altro segnale positivo, per le aziende del compatto delle costruzioni, è la riduzione del ricorso alla cassa integrazione, passato da 70 milioni di ore autorizzate a 47 milioni (-34%).
Tuttavia il calo degli occupati rende il quadro difficilmente stabile e suscettibile di cambiamenti nei prossimi mesi. Il valore della produzione del mercato delle costruzioni, nel 2016, (stime fonte Cresme) è stato di 166,2 miliardi di euro, contro i 165,5 miliardi del 2015. Il 73,1% sono derivati da manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, mentre le nuove costruzioni ora rappresentano il 26% del totale (43 miliardi di euro).
Il Cresme stima un aumento degli investimenti complessivi in costruzioni pari a +0,9%. L'edilizia residenziale nuova vale 13,8 miliardi di euro (quota del 8,3% del totale, in calo), mentre l'edilizia non residenziale nuova segna una ripresa, passando dai 10,4 miliardi del 2015 ai 10,9 miliardi del 2016. Le opere del genio civile salgono a 26,2 miliardi di euro (contro i 24,6 miliardi dell'arino precedente) con le nuove opere che, coi loro 14 miliardi di euro, superano per la prima volta la nuova edilizia residenziale.
La manutenzione straordinaria passa dagli 82,7 miliardi dì euro del 2015 agli 85,7 miliardi del 2016, mentre quella ordinaria ora è pari a 36,2 miliardi di euro (erano 35,9 miliardi nel 2015) e vale come l'84% dell'intero mercato delle costruzioni nuove. Nel 2016, quindi, sono la manutenzione residenziale (+4%) e la nuova edilizia non residenziale (+3,8%) a trainare il mercato edilizio italiano. L'edilizia non residenziale pubblica rallenta e l'aumento delle opere di genio civile (+2,7%) si dimezza rispetto al 2015 (+5,6%). Nessun segnale positivo arriva dall'edilizia residenziale di nuova costruzione (-9,3% nel 2015 e -4,4% nel 2016).
Per quanto riguarda le previsioni, nel prossimo quadriennio gli investimenti in costruzioni sono attesi in crescita di oltre il 13%: il comparto più dinamico sarà quello delle opere pubbliche (+21 % nel nuovo e +27% nelle ristrutturazioni), mentre l'edilizia residenziale nuova inizierà a riprendersi quest'anno fino ad accumulare un +14%, anche se rispetto al periodo pre-crisi il mercato avrà perso oltre il 65% del valore.

Fonte: Cresme

mercoledì 30 novembre 2016

Case, boom di compravendite continua la discesa dei prezzi


CASE, BOOM DI COMPRAVENDITE CONTINUA LA DISCESA DEI PREZZI



Questi ultimi mesi del 2016 hanno segnato un aumento della compravendita immobiliare non solo sulle abitazioni ma anche sui capannoni e negozi.
Leggiamo insieme l'articolo del "La Repubblica" per avere più dettagli in merito.






Case, box auto e uffici venduti a prezzi sempre più bassi, tassi di interesse dei mutui ai minimi storici, sfiducia verso altri investimenti ed ecco che in Italia si acquistano sempre più immobili, tanto che nel secondo trimestre di quest’anno c’è stato un vero e proprio boom di compravendite.

Ben 305mila, di cui circa 143mila di abitazioni, secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare di Agenzia delle Entrate. Un numero in aumento di quasi un 22% rispetto ai dati dello stesso trimestre 2015.
Superiore anche alla crescita registrata nei primi tre mesi dell’anno quando era del 17,3%. Tanto che, secondo le stime del gruppo immobiliare Tecnocasa, a fine anno le compravendite di abitazioni potrebbero attestarsi tra le 480 e 500 mila. In crescita rispetto alle 449mila del 2015 ma ancora lontanissime dalle 845mila del 2006. Gli operatori tirano comunque un sospiro di sollievo.

«Dopo anni terribili per il mercato, avvertiamo un ritorno di fiducia sempre più forte fra i compratori», conferma Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it, portale di annunci online tra i più conosciuti del Bel Paese.

Si comprano più capannoni e immobili destinati ad attività produttive, in tutto 2.895 quelli venduti tra aprile e giugno scorso (+30%), ma anche più negozi e locali per attività commerciali: 7.593 in crescita del 12,9. Sono però le compravendite di case quelle che stanno ritornando pian piano ai livelli antecedenti al 2012, quando erano scese a 448mila. Nel secondo trimestre di quest’anno hanno segnato un aumento del 22,9% e si tratta della crescita in assoluto più consistente dal 2004.

Ancora una volta è il Nord Italia a registrare il maggior numero di transazioni, arrivando a pesare la metà del totale. Nel secondo trimestre di quest’anno la crescita è stata del 25% rispetto al 2015. Anche il Centro ed il Sud del Paese registrano un aumento del 20% rispetto ai trimestri precedenti.
Il maggior numero di compravendite di case si è avuto a Roma (8.250), Milano (6.150) e Torino (3.406). Tra le città spicca in particolare il dato di Bologna, dove le compravendite crescono più che altrove (+33,5%).

Questa ritrovata voglia di spendere nel mattone si era iniziata a far sentire nel 2014, per proseguire nel 2015 con le compravendite in aumento del 6,5%.
Ora sembra un trend destinato a proseguire, tanto che si sono persino ridotti i tempi di vendita che si attestano intorno a 159 giorni.

Si acquistano soprattutto “prime case”, in modo particolare se si trovano in centro città. Del resto, come mostra una ricerca realizzata da Immobiliare.it su un campione di oltre 1.500 persone e pubblicata solo qualche settimana fa, sette italiani su dieci sono convinti che questo sia un momento propizio per comprare.

Nel terzo trimestre 2012 la pensavano così solo cinque su dieci. Appena l’8,4% degli intervistati si è invece detto dubbioso sulla bontà di un acquisto in questo momento. Forse si tratta di chi crede che i prezzi possano continuare a scendere.

Negli ultimi dieci anni gli immobili non hanno cessato di perdere valore. Addirittura una recente analisi di Tecnocasa mostra come per un’abitazione di 85 metri quadri oggi si spendano poco più di sei anni di stipendio di un italiano medio (circa 26mila euro lordi all’anno). Nel 2006 ne servivano invece almeno dieci.

A Roma, tra le città più care, bisogna versare dieci annualità. Nel 2006 ne servivano quattordici, tanto che anche all’ombra del Cupolone le compravendite sono aumentate del 12,5% nei primi sei mesi di quest’anno e si riescono a dare via anche gli immobili di lusso, certi attici da 15mila euro al metro quadro con vista mozzafiato su piazza di Spagna. A Milano, seconda città più cara d’Italia, sono invece necessarie nove annualità (13,7 nel 2006). Segue Firenze con poco più di otto e mezzo. Mentre a Palermo, Genova, Torino e Verona si possono invece spendere cifre di gran lunga inferiori a quelle della media nazionale: bastano 3,9 anni di salario per comprar casa nel capoluogo siciliano, 4,4 per firmare un contratto d’acquisto nella città della Lanterna, 4,5 a Torino e a Verona.

Secondo Standard & Poor’s il costo della casa potrebbe tornare a crescere nel 2017 e 2018 ma al massimo dell’1%.

Eppure, nonostante le ottime condizioni di mercato, le compravendite sono ancora lontane dai numeri che si registravano nel 2006. Colpa dell’economia italiana che non ha certo spiccato il volo. Ma colpa anche delle tasse considerate troppo alte.

«Siamo contenti per i dati in crescita delle compravendite, ma per far ripartire davvero il mercato è necessario allentare la pressione fiscale sugli immobili, in modo da restituire un ritorno economico sugli investimenti », incalza Paolo Righi, presidente nazionale Fiaip.

Secondo l’associazione degli agenti immobiliari, a cui aderiscono 12mila agenzie e più di 50mila operatori, dal 2011 ad oggi molti provvedimenti fiscali hanno invece distrutto il comparto.

«Tra tasse locali e nazionali, si è arrivati a sfiorare i 30 miliardi rispetto ai 9,5 precedenti», prosegue il presidente che invita il governo a fare una cura shock sull’immobiliare.

«Si abbassino le rendite catastali e si riporti la tassazione a livelli accettabili. I nostri concittadini credono ancora nel mattone, nonostante ciò che sostengono alcuni esperti, e se non riescono a comprare in Italia è perché è poco remunerativo». Nel secondo trimestre, il primato di compravendite di case è di Roma (8.250), poi Milano (6.150) e Torino (3.406). Un’abitazione di 85 mq oggi si compra con poco più di sei anni di stipendio di un italiano medio (circa 26mila euro lordi all’anno). Nel 2006 ne servivano almeno dieci.



Da “La Repubblica”

Agenzia Farini
tel: 059/454227

lunedì 23 novembre 2015

Sondaggio Ipsos: Gli italiani tornano a credere nel mattone, è l'investimento preferito dal 29%


Sondaggio Ipsos: Gli italiani tornano a credere nel mattone, è l'investimento preferito dal 29%

Sebbene la crisi non sia ancora alle spalle, si evince un rinnovato ottimismo dai risultati dell'annuale sondaggio Ipsos-Acri. Se aumenta il numero degli italiani che tornano a risparmiare, è in crescita anche la percentuale di chi torna a credere nel mattone. L'investimento immobiliare è il preferito dal 29% degli intervistati, con punte del 32-34%

Torna la fiducia nel mattone

Dopo il tonfo dello scorso anno, quando la preferenza degli italiani per il mattone aveva toccato il minimo storico (solo il 24% degli intervistati) -  a causa soprattutto dell'aumento delle tasse - quest'anno l'immobiliare è l'investimento preferito dal 29% degli intervistati.  La percentuale tocca punte del 32-34% nel Centrosud, lontane anni luce dal 70% del 2004 e del 2006.
Secondo l'indagine, l'investimento preferito resta comunque la liquidità, anche e il risparmiatore italiano è sempre più refrattario al rischio, anche perché non si sente abbastanza tutelato da leggi e controlli.

Diminuisce l'ansia verso il futuro

Sebbene la crisi sia ancora presente nei pensieri e nella vita degli italiani, sembra che il pensiero nascosto di molti sia "la crisi c'è, ma non per me". Migliorano infatti le prospettive personali e anche quelle nazionali.
Le famiglie colpite direttamente dalla crisi sono ancora molte - 1 su 4 (il 25% contro il 27% del 2014 e il 30% del 2013) – ma il numero di soddisfatti rispetto alla propria situazione economica (il 55% della popolazione), per la prima volta dopo quattro anni, supera quello degli insoddisfatti: di ben 10 punti percentuali. Tutte le aree del Paese denotano un miglioramento, ma questo è particolarmente visibile nel Nord Ovest, dove sono soddisfatte 2 persone su 3 (67% di soddisfatti, +9 punti percentuali rispetto al 2014). Al contempo si riduce il numero di coloro che denunciano un peggioramento del proprio tenore di vita.
Nel 2015 sono il 18%, contro il 23% del 2014, il 26% del 2013 e del 2012. Inoltre 1 italiano su 20 (5%) dichiara di aver sperimentato un miglioramento del proprio tenore di vita, accreditando un’importante inversione di tendenza, quantunque di misura contenuta, rispetto a un dato che era andato riducendosi anno dopo anno a meno del 2%.

 
da Idealista
Agenzia Immobiliare Farini
059454227