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venerdì 27 marzo 2020

Credito d'imposta per i canoni di locazione, nessuna estensione per i professionisti

Gtres

Nessun credito di imposta sui canoni di locazione per il mese di marzo per i professionisti a partita Iva. La misura decisa nel decreto Cura Italia per loro è inaccessibile.
In una nota congiunta, il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro (Cno) e il Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec) hanno proposto l'estensione ai professionisti iscritti agli albi delle misure di sostegno fiscale (indennità di 600 euro mensili e credito di imposta per gli studi professionali in locazione) eliminando nel contempo le graduatorie per accedere agli ammortizzatori sociali.
Nonostante la richiesta delle associazioni professionali ordinistiche per un ampliamento della misura, il credito di imposta del 60% del canone di locazione di marzo, disposto dal decreto 18/2020, resterà destinato solo alle partite Iva iscritte alla gestione separata Inps. Per le quali sarà anche possibile, dalla fine di marzo, richiedere l’indennità di 600 euro per tamponare il calo di fatturato.
Nessun click day quindi per queste categorie, per le quali a fine mese sarà disponibile l’apposito modulo per la domanda.
Fonte : " Idealista"
Agenzia Immobiliare Farini
059454227

lunedì 14 maggio 2018

Modifica della durata del contratto di locazione, come si ottiene una riduzione?

Gtres



I nostri collaboratori di condominioweb ci spiegano quali sono gli adempimenti necessari nel caso in cui locatore e conduttore vogliano concordare una riduzione della durata del contratto.
Locatore e conduttore possono concordare la riduzione della durata del contratto di locazione tra loro in essere? Se sì, quali sono gli adempimenti necessari alla corretta esecuzione di tale operazione?
Di quanto può essere diminuita la durata del contratto?
Qui di seguito vedremo quali sono le risposte ai quesiti e di conseguenza come si devono comportare le parti.
Durata del contratto di locazione
Salvo casi particolari, disciplinati dal codice civile, in generale dall'art. 1322 c.c. ed in particolare dalle norme sulla locazione, la durata dei contratti di locazione è ad oggi espressamente prevista da specifiche disposizioni di legge:
la legge n. 431 del 1998 e successive disposizioni attuative per quanto concerne la durata delle locazioni destinate a soddisfare esigenze abitative;
la legge n. 392 del 1978 riguardante la durata dei contratti di locazione per usi differente da quelli abitativi (es. locazione commerciale, per usi professionali, ecc.).
Qui di seguito le durata dei contratti previste dalle normative testé citate.
Locazioni abitative:
  • quattro anni rinnovabili, salvo particolari esigenze del locatore, per altri quattro, con canone libero;
  • tre anni rinnovabili, salvo particolari del locatore, per un altro biennio, con canone concordato (ossia che deve rientrare nell'ambito di un range previsto da specifici accordi locali);
  • locazioni ad uso transitorio, per particolari e documentate esigenze di locatore o conduttore, della durata minima di sei mesi e massima di diciotto, anche queste con canone concordato;
  • locazioni per studenti universitari, con durata minima sei mesi e massima trentasei, con canone concordato.
Per le locazioni ad uso differente da quello abitativo;
  • sei anni rinnovabili, salvo particolari esigenze del locatore, per altri sei, con canone libero;
  • almeno nove anni per le locazioni alberghiere, con canone libero;
  • durata inferiore da stabilirsi caso per caso nelle ipotesi di attività di carattere transitorio (es. locazioni stagionali), con canone libero.
Queste le tipologie specificamente previste dalla legge
Le norme del codice civile in materia di durata della locazione - per i casi fin qui esposti da ritenersi superate - specificano che la locazione non può avere durata superiore a trenta anni.
Poiché l'art. 1322 c.c. consente alle parti di determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge anche fuori dai ai tipi aventi una disciplina particolare e sempre che siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela, ad avviso di chi scrive non vi sono ragioni per escludere durate dei contratti differenti da quelle fin qui descritte, anche con i medesimi scopi, purché non abbiano finalità elusiva delle norme succitate.
Modifica della durata della locazione
I contratti di locazione per uso abitativo devono tassativamente essere redatti in forma scritta. L'unico contratto del genere che pare sfuggire a questa regola è il contratto di locazione per durata inferiore a trenta giorni nell'arco di un anno.
Portiamo degli esempi per comprendere a che cosa ci stiamo riferendo e di conseguenza a quali norme le parti debbano fare riferimento.
S'ipotizzi che le parti abbiano stipulato un contratto quadriennale con rinnovo, ma che sorte differenti esigenze, non risolvibili con l'esercizio del diritto di recesso, si decidano a modificarne la durata in venti mesi, ovvero in un accordo triennale.
Lo stesso dicasi per un'attività commerciale con contratto di durata seennale, divenuta per esigenze del conduttore, da attività stabile a stagionale.
Come comportarsi in questi casi?
Per rispondere al quesito bisogna guardare al d.p.r. n. 131 del 1986 e più nelle specifico all'art. 17, primo comma, a mente del quale «l'imposta dovuta per la registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili esistenti nel territorio dello Stato nonché per le cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite degli stessi, è liquidata dalle parti contraenti ed assolta entro trenta giorni mediante versamento del relativo importo presso uno dei soggetti incaricati della riscossione, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237».
Come inquadrare la modificazione della durata della locazione ai fini della eventuale necessità di registrazione dell'accordo?
Al riguardo è utile legge una risoluzione dell'Agenzia delle Entrate del 2010, la quale - riprendendo quanto già affermato dalla Cassazione - in materia di riduzione del canone di locazione, affermò che «…le sole variazioni del canone non sono di per sé indice di una novazione di un rapporto di locazione, trattandosi di modificazioni accessorie della correlativa obbligazione…la novazione oggettiva del rapporto obbligatorio postula, infatti, il mutamento dell'oggetto o del titolo della prestazione, ex art. 1230 c.c. (cfr. sentenza della Corte di Cassazione, sez. III, del 9 aprile 2003, n. 5576)» (Ris. N. 60/E del 2010).
La modificazione della durata, ad avviso dello scrivente, va considerata alla stregua di una novazione oggettiva del rapporto, in quanto sostituisce un contratto di una particolare durata, con uno differente, magari per durata soggetto a regole diverse.
Ricordiamo, infine, che la registrazione delle modifiche dei contratti di locazione (eccezion fatta per la riduzione del canone) comporta una imposta di registro in misura fissa pari ad € 67,00 e una imposta di bollo di € 14,62 ogni foglio registrato. Si tratta di somme che è sempre bene verificare prima di procedere alla registrazione, poiché sovente soggette a variazioni.



Fonte : “ Idealista”
Agenzia Immobiliare Farini
059454227 , 3398395052

venerdì 14 luglio 2017

L'andamento del mercato delle costruzioni in Italia

L'edilizia italiana ha evidenziato lo scorso anno alcuni segnali di ripresa, conseguendo nel complesso una crescita degli investimenti che alcuni istituti di analisi stimano compresa tra I'1 e il 2%. Il grafico in Figura 1 evidenzia come, dopo la grave fase recessiva del periodo 2007-2014, la fine della caduta del mercato delle costruzioni si sia concretizzata già nel 2015. Secondo Cresme, la crescita moderata che ha caratterizzato il 2016 dovrebbe verificarsi anche nel il biennio 2017-2018. I tre drivers dello sviluppo del mercato sono identificati nel rinnovo residenziale, nelle infrastrutture e nel settore dell'edilizia non residenziale privata. In base alle stime formulate, nel 2016 la performance del settore edilizio è stata migliore a rispetto a quella complessiva dell'economia: il PIL italiano è cresciuto infatti dello 0,8%. Nel 2017, secondo le previsioni formulate da Cresme e Prometeia, il settore costruzioni continuerà a svilupparsi più dell'economia nazionale, conseguendo un incremento previsto in circa il 2%, a fronte di una crescita del PIL valutata nello 0,9%.
Le stime Ance sull'andamento dell'edilizia italiana indicano, invece, per il 2017 una crescita più modesta, pari allo 0,8% e quindi in linea con quella del. PIL. Il comparto residenziale assume una forte prevalenza nella destinazione degli impieghi, assorbendo circa la metà degli investimenti. Il settore del genio civile incide per circa 1/5 del valore del mercato, mentre si stima che l'incidenza dell'edilizia non residenziale sia di poco superiore al 30%. Seguendo un trend comune a molte economie mature, l'edilizia italiana tende ad essere sempre più legata al settore recupero. Gli investimenti in nuove costruzioni hanno ulteriormente ridotto il loro peso nel mix dell'edilizia italiana, che è oggi stimato nel 26%.

NUOVE COSTRUZIONI RESIDENZIALI Anche nel 2016 si è verificata una forte flessione degli investimenti in nuove abitazioni, che è stimata in c
irca il 4%. La crisi del settore e potrebbe arrestarsi solo nel 2017 ma alcuni osservatori ipotizzano che per una ripresa degli investimenti si debba attendere il 2018. Nel 2016 vi sono stati alcuni timidi segnali di ripresa del mercato abitativo. Le stime relative al 2017 indicano un'ulteriore crescita nel numero delle transazioni immobiliari residenziali. Anche i dati relativi al 3° trimestre 2016 sull'erogazione di credito per investimenti in abitazioni evidenziano un incremento sullo stesso periodo del 2015. Nonostante alcuni indicatori evidenzino una dinamicità del settore, altri elementi quali l'esistenza di un ampio patrimonio di invenduto e l'elevata tassazione sugli immobili - che scoraggia gli investimenti speculativi in case - hanno frenato il rilancio della nuova edilizia abitativa. Il perdurante stato di crisi dell'edilizia residenziale è testimoniato dai numeri sulle nuove abitazioni ultimate e immesse sul mercato. Cresme stima che nel 2016 le housing completions saranno 106.000, in flessione del 3,6% rispetto al 2015. Le nuove unità immobiliari immesse nel mercato lo scorso anno sono inferiori del 69% ai numeri record del 2007, quando furono edificate 338.000 abitazioni.

RINNOVO RESIDENZIALE Gli investimenti nel rinnovo delle abitazioni hanno evidenziato nel 2016 un andamento positivo, con una crescita che i principali enti previsori stimano in media nel 3%. Sulla crescita del compatto ha inciso in modo determinante il sistema degli incentivi. Si stima, infatti, che circa il 60% degli investimenti nel rinnovo residenziale, siano stati "incentivati". È di fondamentale importanza quindi che anche per il 2017 si siano confermati gli "ecobonus" e i "bonus per le ristrutturazioni" e che sia stato introdotto il nuovo "bonus sisma", che prevede la possibilità di detrarre una percentuale lrpef per le spese di adeguamento antisismico.

NUOVE COSTRUZIONI NON RESIDENZIALI Gli investimenti nella nuova edilizia non residenziale - sia pubblica che privata - hanno attraversato una lunga fase recessiva cominciata nel 2003 e durata per 12 anni. La crisi si è conclusa solo nel 2015 quando, a fronte di un lieve miglioramento del quadro macroeconomico, le imprese hanno avuto una maggiore propensione a intraprendere investimenti in edifici ad uso industriale, commerciale, logistico e in uffici. Lo sviluppo del settore non residenziale privato è proseguito nel 2016 e, secondo le stime, dovrebbe caratterizzare anche il prossimo biennio, per il quale si attende una crescita media annua compresa tra il 2 e il 3%. Le stime sono ovviamente subordinate al non deteriorarsi del quadro macroeconomico, sul cui andamento pesano fattori di incertezza. Gli investimenti pubblici nella nuova edilizia scolastica e ospedaliera dovrebbero evidenziare nel periodo 2017-2018 un modesto incremento, stimato in circa l'1%. Anche nel caso dell'edilizia non residenziale, le crescite ipotizzate per i prossimi anni permetteranno di recuperare solo in minima parte i crolli accusati durante la fase recessiva del mercato. Lo scorso anno il numero di transazioni relative ad immobili non residenziali ha registrato una crescita rispetto al 2015. Si tratta di un segnale incoraggiante che fa intravedere una parziale ripresa del settore.

INVESTIMENTI NELLA MANUTENZIONE DI EDIFICI NON RESIDENZIALI Nel corso della lunga crisi del settore, il comparto del rinnovo non residenziale ha avuto un andamento migliore rispetto alle nuove costruzioni. Nel 2016 si stima per gli investimenti nella manutenzione di edifici non residenziali - sia pubblici che privati - una crescita contenuta rispetto all'anno precedente. Gli investimenti che il Governo ha pianificato per la ristrutturazione e messa a nuovo degli edifici scolastici dovrebbero garantire nel biennio 2017-2018 un buon andamento del comparto del rinnovo di edifici pubblici. Si attende una crescita media annua di poco superiore all'1 %.

OPERE DEL GENIO CIVILE Secondo le stime Cresme, nel 2016 il settore delle infrastrutture ha registrato una sostenuta crescita degli investimenti, contribuendo allo sviluppo complessivo del mercato delle costruzioni. Il mercato sembra quindi aver superato la lunga crisi che era cominciata nel 2005. Nel decennio di crisi del comparto del genio civile, il valore degli investimenti si era contratto di circa il 40%. Gli orientamenti strategici identificati in tema di Opere Prioritarie si sono tradotti nell'individuazione di alcuni progetti ripartiti in stradali, ferroviari, metropolitane e Sistema Mose, per un costo totale di oltre 87 miliardi di Euro. L'evoluzione di questi progetti ha guidato negli ultimi anni - e determinerà nel prossimo futuro - lo sviluppo del mercato italiano delle infrastrutture. Un importante contributo all'espansione del settore dovrebbe venire, inoltre, dagli investimenti relativi alla ricostruzione del patrimonio pubblico localizzato nelle aree danneggiate dal sisma dello scorso anno. Sulla base dell'analisi delle previsioni di spesa della Pubblica Amministrazione e delle grandi aziende pubbliche, si stima che il comparto del genio civile possa continuare a crescere nell'anno in corso. L'incremento complessivo degli investimenti viene stimato dai vari enti previsori compreso tra il 2% e il 3%. Il progresso nello sviluppo delle infrastrutture è una condizione imprescindibile per permettere di conseguire una crescita del mercato delle costruzioni nazionale. Vista la perdurante crisi della nuova edilizia abitativa, è proprio il settore del genio civile (unitamente a rinnovo residenziale e al settore non residenziale privato) che può svolgere il ruolo di traino del mercato. Se gli impegni di spesa del Governo fossero disattesi, infatti, le previsioni sull'andamento complessivo dell'edilizia italiana sarebbero inficiate e il settore costruzioni potrebbe tornare ad accusare una modesta congiuntura.

venerdì 30 giugno 2017

Ripresa delle costruzioni in Italia

Il 2016 per l'Italia è stato un anno di crescita al di sotto delle attese (+0,8%, ben lontano dal +1,4% previsto a inizio anno), eccezion fatta per le costruzioni, che invece hanno registrato una decisa crescita della fiducia in questo comparto. Analizzando i dati Cresime, note particolarmente positive arrivano dagli investimenti in costruzioni, in particolare nell'ambito di nuove costruzioni non residenziali private. Il residenziale è atteso in crescita solo a partire dall'anno prossimo, mentre nel 2017 le opere pubbliche dovrebbero riprendersi, grazie ai cantieri banditi negli scorsi mesi. Altro segnale positivo, per le aziende del compatto delle costruzioni, è la riduzione del ricorso alla cassa integrazione, passato da 70 milioni di ore autorizzate a 47 milioni (-34%).
Tuttavia il calo degli occupati rende il quadro difficilmente stabile e suscettibile di cambiamenti nei prossimi mesi. Il valore della produzione del mercato delle costruzioni, nel 2016, (stime fonte Cresme) è stato di 166,2 miliardi di euro, contro i 165,5 miliardi del 2015. Il 73,1% sono derivati da manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, mentre le nuove costruzioni ora rappresentano il 26% del totale (43 miliardi di euro).
Il Cresme stima un aumento degli investimenti complessivi in costruzioni pari a +0,9%. L'edilizia residenziale nuova vale 13,8 miliardi di euro (quota del 8,3% del totale, in calo), mentre l'edilizia non residenziale nuova segna una ripresa, passando dai 10,4 miliardi del 2015 ai 10,9 miliardi del 2016. Le opere del genio civile salgono a 26,2 miliardi di euro (contro i 24,6 miliardi dell'arino precedente) con le nuove opere che, coi loro 14 miliardi di euro, superano per la prima volta la nuova edilizia residenziale.
La manutenzione straordinaria passa dagli 82,7 miliardi dì euro del 2015 agli 85,7 miliardi del 2016, mentre quella ordinaria ora è pari a 36,2 miliardi di euro (erano 35,9 miliardi nel 2015) e vale come l'84% dell'intero mercato delle costruzioni nuove. Nel 2016, quindi, sono la manutenzione residenziale (+4%) e la nuova edilizia non residenziale (+3,8%) a trainare il mercato edilizio italiano. L'edilizia non residenziale pubblica rallenta e l'aumento delle opere di genio civile (+2,7%) si dimezza rispetto al 2015 (+5,6%). Nessun segnale positivo arriva dall'edilizia residenziale di nuova costruzione (-9,3% nel 2015 e -4,4% nel 2016).
Per quanto riguarda le previsioni, nel prossimo quadriennio gli investimenti in costruzioni sono attesi in crescita di oltre il 13%: il comparto più dinamico sarà quello delle opere pubbliche (+21 % nel nuovo e +27% nelle ristrutturazioni), mentre l'edilizia residenziale nuova inizierà a riprendersi quest'anno fino ad accumulare un +14%, anche se rispetto al periodo pre-crisi il mercato avrà perso oltre il 65% del valore.

Fonte: Cresme

lunedì 24 agosto 2015

Costruzioni, la ripresa è lontana: giù imprese, occupati e compravendite



Costruzioni, la ripresa è lontana: giù imprese, occupati e compravendite

La crisi non abbandona il settore delle costruzioni: ad aprile l’indice di attività dell’edilizia segna una flessione del 3,3% su base annua, gli investimenti sono diminuiti del 2,2% rispetto al primo trimestre del 2014 e il valore aggiunto è calato dell’1,6%. Negativo anche il valore delle compravendite immobiliari che nei primi tre mesi dell’anno registrano una diminuzione del 3,4%. A rilevare l’impatto della crisi sull’edilizia e ad indicare le possibili strade per attenuare le difficoltà di imprese e lavoratori è un rapporto di Confartigianato presentato oggi in occasione dell’Assemblea di Aanepa Confartigianato Edilizia, guidata dal presidente Arnaldo Redaelli. Dal rapporto emerge un quadro a tinte fosche, costellato da segni negativi per quanto riguarda le imprese e l’occupazione: nel primo trimestre 2015 il numero delle aziende di costruzioni è calato dell’1,4% e gli occupati hanno visto una diminuzione dell’1,2%. Complessivamente da marzo 2008 a marzo 2015 le costruzioni hanno perso un quarto della forza lavoro, pari a 460.400 occupati in meno, di cui 87.053 imprenditori e 373.374 lavoratori dipendenti.
(La Repubblica, Redazione – www.repubblica.it)