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sabato 1 agosto 2020

Previsioni immobiliari 2020-2022: i dati dell'Osservatorio Nomisma

Previsioni immobiliari 2020-2022: i dati dell'Osservatorio Nomisma



Il difficile contesto macroeconomico dell’Italia fa da sfondo ad un mercato immobiliare che quest’anno subirà inevitabili conseguenze dalla crisi del covid. Le speranze sono tutte per il rimbalzo atteso nei prossimi anni. Trend e previsioni nell’ultimo Rapporto Immobiliare presentato da Nomisma.



Secondo il prof. Lucio Poma, capo economista di Nomisma, lo scenario macro, italiano ma anche globale, mostra particolari spunti di riflessione. Da un lato abbiamo infatti un andamento di materie prime quali petrolio e rame in risalita, ad indicare un’aspettativa di ripresa dell’attività industriale. Dall’altro abbiamo anche un trend in crescita nel prezzo dell’oro, che, quale bene rifugio, presenta questo andamento quando la percezione è quella di un rischio futuro da cui tutelarsi.



In Italia il Pil resta in situazione critica, anche se le previsioni non sono peggiori di quelle di altri Paesi che, anzi, mesi fa parevano essere meglio equipaggiati contro la crisi.

L’Italia presenta poi uno scenario in deflazione: già strutturalmente l’aumento dei prezzi era basso e da imputare ai soli costi energetici, ulteriormente limati dal calo del prezzo del petrolio. Ora si aggiungono le aspettative di prezzi in futuro calo a differire le scelte di acquisto degli italiani, realizzando in effetti la “profezia” dei prezzi in calo, in un circolo vizioso che rischia di minare l’economia e la sua ripresa.

Ulteriore distorsione è quella di un dato sull’occupazione in calo, che si accompagna ad un calo anche della disoccupazione: il che parrebbe paradossale se non si considerasse che ciò è dovuto al fatto che sono gli inattivi ad aumentare, ovvero quella classe di persone, per lo più precarie, che hanno perso il lavoro durante il lockdown  e che ora non riescono nemmeno a rientrare nel circuito della ricerca di lavoro e restano, quindi, senza attività.

In questo scenario, osserva Luca Dondi, Ad di Nomisma, le previsioni sul Pil italiano non sono sostanzialmente cambiate, mostrando un calo per il solo 2020 che eguaglia quello verificatosi tra il 2008 e il 2013. Un rimbalzo, sia nel prodotto interno lordo, sia nell’occupazione, sia nell’inflazione, è atteso a partire dal prossimo anno.



Come cambia la domanda di mutui e abitazioni nel 2020

Tutto questo, secondo Dondi, porterà ad un cambiamento delle abitudini e delle priorità delle famiglie, che influiscono anche, in negativo, sulle aspettative di acquisto immobiliare.


Nomisma

Eppure in sé le condizioni per l’acquisto sono favorevolissime, con prezzi bassi e tassi sui mutui sempre in calo, oltre che offerte bancarie alletanti a causa della recuperata fiducia sui default e della migliore stabilità dopo la dismissione delle sofferenze npl.



Per quanto riguarda il mercato dei mutui, si nota come la gran parte questo sia guidato da surroghe o acquisti per necessità (acquisto prima casa); la componente investimento è in rallentamento, in attesa del calo di prezzi di cui sopra.



Le compravendite sono comunque previste al ribasso: la sfida sarà il 2021, che potrà vedere una ulteriore discesa o un miglioramento, che però dipenderà dallo scenario macroeconomico e da quanto questo materialmente influirà sulla migliore capacità di spesa degli italiani. Il vero driver all’acquisto resterà infatti la sostenibilità della spesa, più che la necessità dell’acquisto.



Gli investimenti immobiliari corporate: cosa aspettarsi nel 2020-2022

Quanto agli investimenti corporate, dopo il covid hanno subito prevedibili rallentamenti e modifiche nella composizione, con un calo della componente estera e la riduzione di interesse nei confronti di alcuni segmenti.



Negli ultimi mesi è tornato tuttavia l’interesse nel mercato milanese e romano - con rialzo dei rendimenti dovuto a minore saturazione del mercato - e per il segmento non residenziale, solitamente più reattivo e che si prevede lo sarà anche in questo frangente, con il necessario ripensamento degli spazi che seguirà la pandemia, con i cambiamenti strutturali di stile di vita e lavoro che la situazione ha portato con sé.



Il sentiment 2020 degli agenti immobiliari

Secondo Elena Molignoni, responsabile dell’Osservatorio immobiliare, il sentiment degli operatori immobiliari non è del tutto negativo. Oltre il 41% di essi infatti si aspetta di tornare ad un giro d’affari a livelli pre-Covid già prima della fine del 2020, mentre la metà di essi attende la ripresa per il 2021-2022.



Le aspettative per quest’anno, relative ad acquisti e locazioni, sono tuttavia per un deciso calo in  tutte le categorie. I tempi di acquisto si allungano di qualche mese, ma nel contempo la percentuale di sconto resta poco variata, a testimonianza di come i proprietari non vogliano recedere dalla propria aspettativa di realizzo.



Infine, secondo Giulio Pascazio, Ad di Unicredit Subito Casa, determinante è per gli agenti immobiliari l’apporto della tecnologia, soprattutto per coloro che appartengono a società capaci di conciliare la digitalizzazione con la concretizzazione della compravendita immobiliare. Dopo tre mesi di calo in corrispondenza del lockdown, infatti, da giugno le richieste anche solo virtuali di contatto per consulenza e valutazione in tema di transazioni è aumentata del 24%, confermando il ruolo di aiuto alla selezione e di aumento dell’efficienza nella scelta che un oculato uso delle visite virtuali può avere.



E’ questa, sostiene Pascazio, la via che gli agenti immobiliari devono intraprendere per aumentare il valore della propria consulenza percepito dal cliente e, di conseguenza, il numero di transazioni e guadagni.

Da Agenzia Farini

viale Gramsci 387

Modena

giovedì 27 luglio 2017

Condominio: è record di spese condominiali non pagate

La crisi morde le famiglie italiane, costrette a tagliare le spese superflue, ma sempre più spesso obbligate a fare i conti anche sui consumi di generi di prima necessità, le utenze, le spese legate alla casa. Sintomatico della gravità della situazione, in particolare, il dato che emerge dall'indagine ANACI sulla morosità nelle spese condominiali: circa il 22% dei condomini in Italia non paga regolarmente le rate del condominio.
La rata delle spese condominiali è sempre più difficile da pagare per gli italiani e molti, effettivamente, non saldano in tempo le spettanze del condominio del quale fanno parte. Al punto che per molti amministratori di condominio chiudere il bilancio annuo significa talora lasciare impagati i fornitori, a causa degli ammanchi nelle entrate. A volte si tratta addirittura di forniture di primaria necessità per gli inquilini, pensiamo alle spese idriche.
Sono i dati di ANACI(Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari) diffusi da AGIRE.tv a confermarlo. I picchi sono segnalati dalle sedi territoriali dell'associazione degli amministratori condominiali di Torino (30% dei condomini non puntuali) e del Sud Italia (tra il 25% e il 30% di inquilini in mora). Importanti le percentuali di morosità fatte registrare a Roma (attorno al 20%), in forte crescita rispetto all'anno precedente (+10%). Anche a Bolzano si conta un 20% di quota di condomini che non saldano regolarmente la rata condominiale, mentre a Milano la percentuale di morosi nei confronti del proprio condominio non supera di molto il 10% del totale.
Una situazione molto variegata, ma che fa emergere a livello nazionale un dato preoccupante: complessivamente, circa il 22% dei condomini risulta moroso.
Gli importi non saldati, tra l'altro, sono spesso importanti per l'economia del condominio e determinano gravi ammanchi nella gestione delle finanze dello stabile: dai 400€-500€ di importo medio di insolvenza a Torino e Roma si arriva a toccare persino i 2.500€-3.500€ a Milano.
Morosità che, parlando della durata temporale dell'insolvenza, tocca i 6 mesi a Roma e al Sud Italia, determinando un grave e persistente disequilibrio nella gestione della liquidità da parte degli amministratori di condominio. Questi, per far tornare i conti, sono così costretti nella maggior parte dei casi a ritardare il pagamento dei fornitori. Visti gli importi elevati, sono le ristrutturazioni edilizie le opere per le quali si salda il corrispettivo ai fornitori più frequentemente in ritardo.

lunedì 17 aprile 2017

Confesercenti modena: vendita di case in crescita sul territorio modenese incidono costi bassi e aumento di mutui erogati

Confesercenti Modena: vendita di case in crescita sul territorio modenese incidono costi bassi e aumento di mutui erogati



Il dato, relativo al primo semestre segna circa un +28% nell'intera provincia e quasi un +40% nel capoluogo

Il mercato immobiliare residenziale mostra segni di concreta e solida vivacità sul territorio modenese, capoluogo compreso. A confermarlo è un'indagine condotta da ANAMA-Confesercenti Modena da cui emerge che, la decisa ripresa delle compravendite di case nei primi sei mesi dell'anno, risulta sostenuta in particolare dai costi delle abitazioni ancora in calo e quindi favorevoli, e dalla crescita dei mutui erogati dalle banche.

Un bilancio sicuramente positivo. – esordisce Archimede Pingiori, presidente provinciale di ANAMA sigla che rappresenta gli agenti immobiliari associati a Confesercenti – Mettendo,infatti, a confronto il primo semestre del 2016 con l'analogo periodo del 2015, se in Emilia Romagna ci sono state 4.420 compravendite in più con un aumento del 24,99%, nella nostra provincia le transazioni in più sono state 729 segnando un incremento del 27,80%, mentre nel solo capoluogo l'accrescimento percentuale è stato del 39,73%,pari a 292 rogiti in più.

Le previsioni in vista della chiusura del 2016 confermano l'ascesa delle compravendite, favorite sia dal calo del valore delle abitazioni che non sembra arrestarsi (dall'1% al 3% in meno rispetto al 2015) e da un regime fiscale più favorevole. Ma anche, dalla disposizione delle banche ad erogare mutui con tassi ai minimi storici; nei primi 9 mesi dell'anno i mutui concessi sono aumentati di oltre il 12% sull'intero territorio provinciale con una lieve crescita degli importi medi, superiore al 2%.
Sale inoltre, ed è una notizia che conforta gli operatori, la quota di immobili residenziali intermediata dalle agenzie immobiliari. Si stima infatti ce la percentuale di affari conclusi da mediatori professionisti abbia superato il 60%, un risultato che non si riscontrava da almeno un decennio.”


 


Unica nota stonata è rappresentata dalle difficoltà che ancora incontrano i giovani e le famiglie di nuova formazione ad acquistare casa. Difficoltà, nel caso dei giovani certificata recentemente anche dall’ISTAT, su base nazionale, che trova conferma pure nella nostra provincia.
La quota di proprietari di casa con un’età inferiore ai 35 anni si ferma al 65,3% – dice Pingiori – mentre sale all’ 88,6% per chi ha un’età superiore ai 65 anni.
Sebbene in miglioramento, questa situazione è destinata a permanere ancora a lungo a causa soprattutto della crisi, dei cambiamenti del mondo del lavoro ma anche della diffidenza che mostrano ancora le banche a concedere i mutui ai giovani privi di contratti di lavoro stabili.”

Anche il mercato delle locazioni del comparto abitativo conferma, nel periodo gennaio-giugno 2016, il suo andamento positivo. La domanda, sostenuta in particolare da studenti e lavoratori provenienti da fuori provincia, di bilocali e trilocali resta alta, soprattutto in certi quartieri cittadini, mentre gli importi dei canoni, dopo un lungo periodo in flessione, hanno ora una certa stabilità.
Sulle previsioni, il presidente di ANAMA, resta cauto: “Uno studio TECNOCASA prevede, nel 2017, un ulteriore aumento delle compravendite di case ed una ripresa lenta dei prezzi. Per contro potrebbe invece perdere quota il mercato degli affitti dovuto alla maggiore possibilità di accesso ai mutui e ai prezzi ancora contenuti. Vedremo.”


Da “www.confesercenti.it/blog”

Agenzia Farini
059/454227