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giovedì 21 maggio 2026

Affitto, da oggi puoi ottenere il 33% di sconto con il nuovo Piano Casa: ecco chi ne ha diritto e i requisiti

Il nuovo Piano Casa introduce alloggi a canone concordato scontati del 33% per famiglie e lavoratori. Tra investimenti, benefit aziendali e rigidi controlli fiscali, la riforma punta a garantire affitti sostenibili per chi supera le soglie ISEE comunali
La ricerca di un’abitazione a un prezzo sostenibile è una delle sfide più complesse per chi vive in Italia. Spesso, soprattutto i più giovani, sebbene muniti di un impiego stabile e di un reddito dignitoso, devono fare i conti con un mercato immobiliare dai costi proibitivi, trovandosi nell'impossibilità di sostenere un affitto che assorbe oltre la metà dei loro guadagni. Il nuovo Piano Casa varato dal Governo si rivolge proprio a questa fascia di popolazione, spesso definita zona grigia. L’intervento normativo è finalizzato a ristabilire un equilibrio tra redditi e costi abitativi, introducendo agevolazioni per l’edilizia convenzionata e sconti significativi sui prezzi di mercato, per garantire il diritto all’abitare a migliaia di famiglie. L’obiettivo della nuova normativa è il superamento della rigidità che ha caratterizzato, per decenni, le graduatorie pubbliche. Per troppo tempo, superare di pochi euro la soglia di povertà ha comportato l'esclusione totale da ogni forma di sostegno abitativo. La riforma inverte questa tendenza, garantendo l’accesso ai nuovi alloggi a chi possiede un ISEE superiore ai limiti previsti per l’edilizia residenziale pubblica, generalmente fissati sopra i 20.000 o 22.000 euro annui. Si tratta di una platea vasta che comprende cittadini italiani, europei e lavoratori extra-UE regolarmente soggiornanti. Il legislatore ha voluto premiare chi partecipa attivamente al sistema economico nazionale, garantendo che lo sforzo lavorativo si traduca effettivamente in una stabilità domestica dignitosa. A determinare il diritto all'accesso non è, però, soltanto il valore ISEE. La legge presuppone un’insostenibilità oggettiva. Pertanto, si considera avente diritto chiunque si trovi a dover sostenere costi per l'abitare, siano essi canoni di locazione o rate del mutuo ai tetti di mercato, che superino il 30% del reddito medio disponibile del nucleo. Consideriamo una coppia di lavoratori che percepisce complessivamente 2.100 euro netti al mese. Se il canone di locazione medio per un trilocale nella loro zona di residenza è di 750 euro, l'incidenza dell'affitto sul loro reddito è pari a circa il 35,7%. Poiché questa percentuale supera il limite massimo del 30% stabilito dalla norma come soglia di sostenibilità, la coppia ha legalmente diritto ad accedere agli alloggi a canone calmierato previsti dal Piano Casa. Il motore che rende possibile l'abbassamento dei costi è l'accordo tra il settore pubblico e i soggetti privati. Attraverso l'istituto dell'edilizia convenzionata, i costruttori o i proprietari che realizzano interventi di recupero e costruzione accettano di sottoporre i propri immobili a vincoli di prezzo in cambio di semplificazioni amministrative e vantaggi operativi. La regola stabilita dal Piano Casa è quella del taglio netto, per cui il prezzo di vendita o il canone di locazione deve essere obbligatoriamente inferiore di almeno il 33% rispetto ai valori medi rilevati nella zona di riferimento. Per evitare che questo sconto rimanga una mera teoria, la legge impone l'utilizzo di parametri oggettivi e terzi. Il riferimento principale è l'Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), gestito dall'Agenzia delle Entrate, che fotografa i prezzi reali delle transazioni in ogni via o quartiere. Se, ad esempio, in un quartiere il valore di mercato registrato dall'OMI per un appartamento è di 1.200 euro, chi partecipa al Piano Casa non potrà richiedere una somma superiore a circa 800 euro. Per gestire una mole di investimenti così imponente, che supera il miliardo di euro, è stata prevista la figura di un commissario straordinario. Questo tecnico di alto profilo ha il compito di bypassare le lentezze burocratiche locali e assicurare che la gran parte delle risorse, almeno il 70%, venga effettivamente destinata alla creazione di case accessibili, monitorando ogni fase del processo costruttivo e di assegnazione. Un aspetto innovativo del provvedimento riguarda la gestione della mobilità professionale e studentesca. Spesso le aziende hanno carenze di personale poiché i candidati rifiutano il trasferimento a causa degli affitti proibitivi. Il Piano Casa introduce la possibilità per le imprese di riservare alloggi per i propri dipendenti, facendosi carico dei relativi costi. Questo sistema trasforma l'abitazione in una sorta di benefit aziendale garantito dalla legge, permettendo al lavoratore di trasferirsi senza l'incubo della ricerca immobiliare. Parallelamente, la norma favorisce una gestione dinamica e intelligente del territorio attraverso la flessibilità d'uso. Gli stessi spazi possono cambiare funzione seguendo le esigenze stagionali della comunità. Durante i mesi delle lezioni universitarie, gli immobili possono accogliere gli studenti fuori sede, mentre nei periodi di sospensione didattica o di picco produttivo possono essere destinati ai lavoratori stagionali. Questa alternanza ottimizza l'uso delle strutture ed evita che grandi complessi rimangano vuoti per parte dell'anno, sempre nel rispetto dei canoni agevolati previsti dalla convenzione originaria. Per impedire che le agevolazioni finiscano nelle mani di chi non ne ha bisogno o che si verifichino fenomeni di speculazione – come il subaffitto in nero – il legislatore ha approntato un rigido sistema di controllo. Il primo controllo è affidato ai Comuni. Gli uffici municipali hanno il compito di monitorare costantemente la destinazione delle unità abitative e di verificare che gli inquilini mantengano, nel tempo, i requisiti di reddito e di cittadinanza dichiarati al momento dell'assegnazione. In seconda battuta interviene l'Agenzia delle Entrate. Ogni transazione finanziaria legata al Piano, ogni mutuo fondiario e ogni contratto di affitto devono essere comunicati al Fisco. Questo incrocio costante di dati permette di individuare chi tenta di vendere a prezzi superiori a quelli stabiliti o chi presenta certificazioni ISEE non veritiere. Avv. Marco De Gregorio, Brocardi.it

sabato 30 maggio 2020

Decreto rilancio, quando arriva ciascuno dei bonus previsti?

Decreto rilancio, quando arriva ciascuno dei bonus previsti?

Le tempistiche per l'invio delle domande e l'erogazione degli assegni



Il decreto rilancio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, oltre a prorogare alcuni bonus già previsti dal Cura Italia, introduce nuove misure a sostegno di imprese e cittadini messi in crisi dall’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Ma come fare richiesta e quando arriva ciascun bonus?
Dalle aziende colpite dalla crisi, alle famiglie in difficoltà, il decreto rilancio ha introdotto diversi aiuti e sussidi per l’economia del Paese. Per molti bonus è già scattata l’ora per fare domanda, mentre per altri c’è una data di scadenza per presentare le domande per i bonus, vediamo quando arriva il via per le richieste caso per caso.

Ecobonus al 110%

Partirà dal 1° luglio (e durerà fino al 31 dicembre 2021) l’ecobonus al 110% per ristrutturare casa. La nuova detrazione fiscale prevista dal decreto rilancio si applicherà alle spese documentate sostenute per incrementare l’efficienza energetica degli edifici e della propria abitazione. Il bonus è da suddividere tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo.

Reddito di emergenza

Il decreto rilancio istituisce anche il tanto atteso reddito di emergenza, le cui domande per riceverlo sono partire lo scorso 22 maggio e per inoltrare la richiesta all’Inps c’è tempo fino al prossimo 30 giugno 2020. L’importo varia a seconda di determinati parametri stabiliti da appositi coefficienti.

Bonus partite Iva

Per quanto riguarda le aziende e gli autonomi che ne abbiano già fatto richiesta l’erogazione del bonus da 600 euro (passato a 1.000 euro per alcuni) è automatica. Per chi, invece, non ha fatto la richiesta dell’indennità per marzo, il decreto rilancio stabilisce che c’è tempo fino al 3 giugno per effettuare la richiesta direttamente online tramite il sito dell’Inps.

Cassa integrazione

L’Inps per agevolare i lavoratori messi in cassa integrazione anticiperà una parte dell’assegno del 40% entro 30 giorni. La velocizzazione della procedura vale sia per la cassa in deroga che per quella normale, e sarà messa in campo dal 19 giugno compatibilmente con i tempi tecnici necessari per intervenire con le modifiche apportate dal testo del decreto rilancio.

Bonus bici e monopattini

Il bonus bici copre fino al 60% (per un massimo di 500 euro) della spesa sostenuta per l’acquisto di biciclette, ebike, monopattini elettrici. Il bonus vale per gli acquisti effettuati a partire dal 4 maggio ed è riservato ai residenti delle città metropolitana e dei comuni con più di 50mila abitanti.

Bonus vacanze

Possono fare richiesta per il bonus vacanze le famiglie con un Isee fino a 40mila euro. Il bonus, che è valido dal 1° luglio al 31 dicembre 2020 e va da 150 a 500 euro a seconda dei membri del nucleo famigliare, è uno sconto dell’80% quando si paga la vacanza, mentre il 20% si traduce in uno sconto fiscale.

Bonus baby sitter

È già possibile fare richiesta per il bonus baby sitter da 1.200 euro alle le famiglie con figli al di sotto dei 12 anni. Inoltre, la somma può essere utilizzata anche per pagare la retta dei centri estivi che riapriranno a partire dal 15 giugno. La richiesta va inoltrata online all’Inps.

Bonus colf e badanti

Il decreto rilancio introduce anche il bonus per colf e badanti da 500 euro per aprile e maggio. possono farne già richiesta all’Inps le persone che, al 23 febbraio, avevano uno o più contratti per almeno 10 ore settimanali complessive e non conviventi presso il datore di lavoro.
 Agenzia Farini 
viale Gramsci 387,
Modena 
 
 
 

martedì 19 maggio 2020

Decreto rilancio : il testo definitivo


            Decreto rilancio : il testo definitivo 


Il CDM guidato da Conte ha approvato il testo del dl rilancio da 55 miliardi 

Analizziamo tutte le misure del testo definitivo del decreto rilancio approvato mercoledì 13 maggio dal Cdm guidato da Conte per contrastare la crisi economica per il coronavirus e in attesa della pubblicazione del testo del decreto rilancio in Gazzetta Ufficiale. Una manovra bis da 55 miliardi per l'Italia è l'ex decreto maggio 2020 che contiene le ultime novità quali l'ecobonus, l'ampliamento dei giorni di permesso per la legge 104, gli aiuti a fondo perduto per le imprese o quelli per il turismo.

Decreto rilancio, taglio Irap e aiuti a fondo perduto per le imprese

Nell'ex decreto maggio, ora decreto aprile, un capitolo importante è rappresentato dalle misure a favore delle imprese. In primis troviamo un taglio dell'Irap, con la cancellazione della rata di giugno (saldo e acconto) che riguarderà tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di fatturato.
Per quanto riguarda gli aiuti a fondo perduto per le piccole imprese fino a 5 milioni di fatturato, nel testo definitivo del decreto rilancio troviamo un indennizzo proporzionale alle perdite di fatturato subite ad aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. 
Bollette più leggere nell'ex decreto maggio, ora decreto rilancio, a favore di piccole e medie imprese per tre mesi, grazie a una rimodulazione delle componenti fisse della bolletta. Un taglio che vale 600 milioni.
Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri guidato da Conte c'è anche un doppio meccanismo di sostegno pubblico alle imprese. Per quelle sopra i 50 milioni di euro, il testo del decreto rilancio prevede che l'operazione sarà attuata attraverso "Patrimonio destinato" di Cassa Depositi e Prestiti, per le imprese da 10 a 50 milioni dovrebbe applicarsi il meccanismo del "Pari Passu" che prevede una ricapitalizzazione con fondi anche statali.

Aiuti alle famiglie nel decreto rilancio

Il nuovo decreto di maggio contiene aiuti importanti per le famiglie.  In primis c'è un raddoppiamento del bonus baby sitter (che passa dai 600 ai 1200 euro e fino a 2000 euro per sanitari e forze dell'ordine) che si potrà usare anche per pagare i centri estivi. In alternativa si potranno usare i congedi parentali fino a 30 giorni per genitori lavoratori dipendenti del privato con età non superiore a 12 anni con una retribuzione pari al 50%.
Nel testo definitivo del decreto rilancio contro il coronavirus, atteso in Gazzetta Ufficiale, anche il capitolo smart working. Fino a quando dura l'emergenza, i genitori di figli fino a 14 anni potranno proseguire con lo smart working. Per quanto riguarda la legge 104 a maggio e giugno si ampliano i giorni di permesso per chi ha persone con discapacità all'interno del nucleo famigliare. 
Nel dl rilancio tra le misure la sospensione dei versamenti fino al 16 settembre per le ritenute dell'Iva, dei contributi sospesi a marzo, aprile e maggio per le imprese che hanno subito cali del fatturato. Sospensione anche dei pignoramenti su stipendi, salari e pensioni effettuati dall'agente della riscossione fino al 31 agosto. Sospensione dei pagamenti per avvisi bonari e avvisi di accertamento fino al 16 settembre.
Viene approvato anche il reddito di emergenza per quelle categorie lasciate fuori dagli altri aiuti per l'emergenza coronavirus nel decreto rilancio approvato dal governo Conte per tutelare quei lavoratori esclusi dagli attuali sussidi. Nel testo del decreto rilancio si prevede una erogazione in due quote con una somma che oscilla dai 400 agli 800 euro e con domande da presentare all'Inps entro giugno.

Aiuti al turismo e capitolo bonus

Il capitolo bonus è particolarmente importante nel nuovo decreto di maggio. Per supportare il comparto del turismo nel decreto rilancio nel testo definitivo vengono confermate novità annunciate come il bonus vacanze, ovvero un credito di 500 euro per ogni nucleo familiare con figlio a carico e con isee non superiore a 40mila euro per la fruizione di servizi usufruiti nelle imprese turistico ricettive nostrane.
Per il sostegno al turismo arriva anche la cancellazione della prima rata dell'Imu 2020 per gli alberghi e gli stabilimenti balneari, a patto che proprietario e gestore coincidano. Fino al 31 ottobre non si pagano gli spazi aggiuntivi necessari ai gestori per rispettare il distanziamento sociale.
Nel dl rilancio atteso in gazzetta ufficiale spazio anche ai bonus bicicletta, con incentivi per l'acquisto di biciclette o monopattini. Previste riduzioni anche per l'abbonamento per il trasporto locale.

Lavoratori stagionali, dipendenti e fragili

Misure a favore di lavoratori stagionali, dipendi e fragili nel decreto rilancio. A colf e badanti nel decreto del 13 maggio 2020 con uno o più contratti di lavoro è riconosciuta un'indennità mensile di 500 euro, sempre e quando non convivano con il datore di lavoro e non abbiano beneficiato di altre indennità. Per i lavoratori domestici, come anche per i braccianti, via libera alle regolarizzazione, con uno scudo per chi presenta l'istanza sempre e quando non sia stato condannato in via anche non definitiva per reati di favoreggiamento all'immigrazione, sfruttamento della prostituzione o lavoro minorile.
Nel nuovo decreto di maggio 2020 si accorceranno i tempi per la Cig (altre 9 settimane) e anche per la casseintegrazione in deroga, che non passerà più dalle Regioni ma direttamente dall'Inps. L'istituto di previdenza sociale in 15 giorni dalla domanda erogherà un anticipo del 40% dell'assegno.
Il bonus 600 euro rimane tale ad aprile nel testo definitivo del dl rilancio. A maggio ci sarà un bonus di 1000 euro per i liberi professionisti titolari di partita Iva che hanno perso almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e per i co.co.co che hanno terminato il rapporto di lavoro.

 Ecobonus nel decreto rilancio 2020

Nel testo definitivo del decreto rilancio 2020per rilanciare l'edilizia entra il tanto atteso ecobonus al 100%. Si tratta di un superbonus al 110 per cento per i lavori di riqualificazione energetica e antisismica che potrà prendere la forma di uno sconto in fattura. L'ecobonus e il sismabonus al 110 per cento sono ammessi solo nel caso in cui gli interventi finanziati garantiscano un miglioramento di due classi energetiche da dimostrare mediante attestato di prestazione energetica. Nel testo del decreto rilancio che andrà in Gazzetta Ufficiale sul capitolo seconde case ci potrebbe essere delle novità.

Testo decreto rilancio in Gazzetta Ufficiale, quando?

Il testo del decreto rilancio è atteso in Gazzetta Ufficiale. A mancare ancora è un passaggio fondamentale: la bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato. Sembra che uno dei punti più controversi riguarda il blocco dei licenziamenti nell'ex decreto maggio: il decreto cura Italia sospendeva i licenziamenti per 60 giorni, il decreto rilancio estende la sospensione per altri tre mesi. Ma i primi 60 giorni sono scaduti venerdì 15 maggio, quindi teoricamente fino alla pubblicazione del testo del decreto rilancio in Gazzetta Ufficiale le imprese potrebbero licenziare.

venerdì 28 luglio 2017

INDICE ISTAT

Newsletter economico-statistica e promozionale del 14/07/2017
Il numero indice per il mese di giugno (base 2015=100) è pari a: 101,0
Principali variazioni rispetto al mese di giugno 2017
variazione mensile per il periodo maggio 2017 - giugno 2017: -0,1%
variazione annuale per il periodo giugno 2016 - giugno 2017: +1,1%
variazione biennale per il periodo giugno 2015 - giugno 2017: +0,8%
Prossimo comunicato relativo all'indice di luglio 2017: 11 agosto 2017

lunedì 3 luglio 2017

Il fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è un istituto giuridico che consente di destinare un patrimonio (che può essere costituito da titoli di credito, da beni mobili registrati o immobili), al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Attraverso questo istituto la proprietà dei beni rimane, di norma, dei coniugi i quali, però, non potranno disporne per scopi estranei agli interessi della famiglia. I coniugi, infatti, al momento del matrimonio, o successivamente, oltre a scegliere tra comunione legale e separazione dei beni, possono anche decidere se costituire un fondo patrimoniale.
Ai sensi dell'art. 167 del codice civile, essi possono ricorrere al fondo patrimoniale, attraverso un atto notarile, per vincolare determinati beni ai bisogni della famiglia. La costituzione del fondo patrimoniale e le sue eventuali modifiche devono essere annotate a margine dell'atto di matrimonio conservato nei registri del Comune in cui il matrimonio è stato celebrato. in particolare devono essere indicati la data del contratto, il notaio rogante e la generalità dei contraenti. Tale forma di pubblicità ha natura dichiarati-va e rende, cioè, l'atto costitutivo di fon-do patrimoniale opponibile ai terzi che vogliano acquistare diritti sullo stesso. È necessario, inoltre, trascrivere il vincolo di destinazione imposto ai beni immobili e mobili rispettivamente nei registri immobiliari e mobiliari. Per i titoli di credito occorre invece effettuare l'annotazione del vincolo sul documento.
L'amministrazione del fondo segue le regole della comunione legale. È necessario distinguere tra gli atti di ordinaria amministrazione, per i quali i coniugi possono agire anche disgiuntamente, e gli atti di straordinaria amministrazione, per i quali è necessario che i coniugi agiscano congiuntamente. Naturalmente, potrebbe anche accadere che i coniugi siano in disaccordo su atti di amministrazione che richiedono un comune assenso. In tal caso, se uno dei coniugi nega il proprio consenso al compimento di un atto di straordinaria amministrazione, l'altro coniuge può ottenere dal giudice l'autorizzazione a compiere l'atto, dando la prova che tale atto sia conforme agli interessi della famiglia. I frutti possono essere utilizzati solo per i bisogni della famiglia e la vendita dei beni che fanno parte del fondo non può essere attuata senza il consenso di entrambi i coniugi.
Nel caso in cui vi siano dei figli è necessaria anche l'autorizzazione del Tribunale. Il principale beneficio che si può conseguire attraverso la costituzione dei fondo patrimoniale è che i beni che ne fanno parte non possono essere soggetti a esecuzione forzata per debiti che esulano da quelli contratti per scopi attinenti ai bisogni della famiglia. Nel caso in cui, però, un credito sia sorto prima della costituzione del fondo patrimoniale, il creditore ha la possibilità di tutelarsi proponendo l'azione revocatoria (art. 2901 c.c.). Il creditore in tal caso dovrà dimostrare che questo fondo sia stato costituito arrecando pregiudizio alle sue ragioni.
Egli dovrà anche dimostrare che chi ha costituito il fondo patrimoniale fosse consapevole del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore. Se il fondo è stato costituito in epoca anteriore al sorgere del credito, la revocatoria diventa possibile solo se si dimostra che l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento. L'azione revocatoria ha l'effetto di rendere inefficace nei confronti del creditore la costituzione del fondo patrimoniale e può essere proposta entro determinati limiti temporali ossia entro cinque anni dal compimento dell'atto. La cessazione del fondo patrimoniale può avvenire per annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Nel caso, però, ci siano figli minori il fondo perdura fino al compimento della maggiore età dell'ultimo nato. II quadro sin qui delineato necessita di alcune precisazioni che consentono di definire in modo più puntuale le prospettive di impiego dell'istituto. Il d.l. 27 giugno 2015 n. 83 ha modificato l'impatto dell'istituto del fon-do patrimoniale attraverso l'introduzione dell'art. 2929-bis del codice civile. La disposizione ha infatti previsto che il creditore pregiudicato da un atto del debitore, avente ad oggetto beni immobili e beni mobili registrati, successivo al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, ad esecuzione forzata, ancor-ché non abbia preventivamente ottenuto sentenza di vittorioso esperimento dell'azione revocatoria. Presupposto in-defettibile della disposizione è fa trascrizione del pignoramento entro l'anno dal-la trascrizione dell'atto; la disposizione si applica anche al creditore anteriore che, entro l'anno dalla trascrizione dell'atto pregiudizievole, interviene nell'esecuzione da altri promossa.
L'applicabilità della nuova disposizione all'istituto del fondo patrimoniale deriva dal riferimento esplicito ai vincoli di indisponibilità e dalla previsione, altrettanto espressa, dell'atto gratuito quale oggetto del contenuto della disposizione. L'impatto della riforma sull'applicazione dell'istituto del fon-do patrimoniale può essere molto forte in quanto la disposizione elimina di fatto l'onere di esperire l'azione di revocatoria ai fini dell'esecuzione sui beni oggetto del fondo patrimoniale.
Questo tipo di azione summenzionata si pone quale forma di garanzia, difficilmente sostituibile, ai fini dell'accertamento delle reali motivazioni per le quali il vincolo di indisponibilità risulta costituito e, quindi, per l'accertamento di eventuali volontà elusive da parte del debitore. La modifica legislativa sembra quindi, ad una prima lettura, ridimensionare fortemente N beneficio principale del fondo patrimoniale, consistente cioè nel fare soggiacere i beni del fondo alle sole iniziative giudiziali dei creditori del fondo stesso.

mercoledì 22 febbraio 2017

Indici ISTAT 2017

Valori istat 2017




Newsletter del 22/02/2017


I prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati

Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio il canone di affitto o l’assegno dovuti al coniuge separato, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi. Tale indice si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.

Indice Nazionale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegato (senza tabacchi)



+0,9% la variazione annuale dell'indice ISTAT del mese di gennaio 2017






Mese gennaio 2017

Il numero indice per il mese di gennaio (base 2015=100) è pari a: 100,6
Principali variazioni rispetto al mese di gennaio 2017
variazione mensile per il periodo dicembre 2016 - gennaio 2017: +0,3%
variazione annuale per il periodo gennaio 2016 - gennaio 2017:
+0,9%
variazione biennale per il periodo gennaio 2015 - gennaio 2017:
+1,2%


Prossimo comunicato relativo all'indice di febbraio 2017: 15 marzo 2017



Fonte: www.istat.it
da “Agenzia Farini”
tel: 059/454227


lunedì 17 ottobre 2016

Istat - Imprese in rete

Istat - Imprese in rete - Wegate - Congiuntura Emilia-Romagna


Indice Nazionale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati
+0,1% la variazione annuale dell'indice ISTAT del mese di settembre 2016
Il numero indice per il mese di settembre (base 2015=100) è pari a: 100,0
Principali variazioni rispetto al mese di settembre 2016variazione mensile per il periodo agosto 2016 - settembre 2016: -0,2% variazione annuale per il periodo settembre 2015 - settembre 2016: +0,1%
variazione biennale per il periodo settembre 2014 - settembre 2016: 0,0%Prossimo comunicato relativo all'indice di ottobre 2016: 14 novembre 2016

Imprese in rete: superata la soglia dei 3mila contratti in Italia
Contratti di rete ancora in crescita in Italia: questo modello di aggregazione tra imprese ha superato le 3mila esperienze, coinvolgendo oltre 15mila aziende sparse su tutto il territorio nazionale, nessuna provincia esclusa. A livello regionale, la Lombardia è la prima regione italiana per numero di imprese che hanno stipulato un contratto di rete (2.647), seguita da Toscana (1.544) ed Emilia-Romagna (1.509). E' quanto risulta dal monitoraggio di Unioncamere e InfoCamere sui contratti di rete depositati al Registro delle imprese alla data del 3 settembre scorso.
Da questa mappa emerge la forte vocazione di alcune province medio-piccole alla collaborazione tra imprese, tra cui Modena che, con 299 imprese in rete, è dodicesima nella graduatoria in valore assoluto. Se si considera invece la classifica stilata in base alla quota di imprese in rete ogni mille imprese registrate, Modena è comunque ben posizionata trovandosi al diciassettesimo posto a livello nazionale con una percentuale del 4 per mille.



I Comitati Imprenditoria Femminile aderiscono a Wegate, la piattaforma europea per le imprenditrici
C'è anche la rete dei Comitati per l'Imprenditoria Femminile delle Camere di commercio su Wegate, la piattaforma della Commissione europea lanciata il 30 settembre.
Wegate è un gateway digitale per le donne imprenditrici, il cui obiettivo è fornire non solo le informazioni, ma anche motivazione e spunti alle donne per avviare e far crescere un business in rosa.
Congiuntura dell'Emilia-Romagna: emergono segnali positivi
Il PIL nel 2016 riporterà un incremento dell'1%, tanto che l'Emilia-Romagna sarà la prima regione italiana per crescita. Un aumento trainato dall'industria e, soprattutto, dalle esportazioni, a fronte di una stagnazione della domanda interna. Questa la principale indicazione dell'indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2016 sull'industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.
La produzione in volume delle piccole e medie imprese dell'industria manifatturiera dell'Emilia-Romagna è cresciuta del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, consolidando l'inversione di tendenza in atto. Occorre però tener presente una differenza che si fa marcata se si osservano l'aspetto dimensionale e settoriale: i valori più elevati sono espressi dalle imprese più grandi e da quelle operanti nella ceramica e meccanica. Valori negativi o pressoché nulli invece per le imprese con meno di 10 addetti. La crescita infatti è stata determinata dalle classi dimensionali più strutturate e orientate all'internazionalizzazione. L'aumento più sostenuto è venuto dalle grandi imprese da 50 a 500 dipendenti (+2,8%), con un miglioramento di 0,7 punti percentuali nei confronti del trend dei dodici mesi precedenti. L'andamento settoriale è apparso uniforme. La novità più importante è rappresentata dal moderato aumento delle industrie della moda (+0,5%). Restano tuttavia alcune criticità, soprattutto nell'ambito della domanda. L'aumento produttivo più sostenuto ha riguardato l'industria meccanica, elettrica e dei mezzi di trasporto (+3,1%).

venerdì 24 giugno 2016

Prezzi e mutui non bastano: ecco perché le famiglie italiane non comprano casa

Prezzi e mutui non bastano: ecco perché le famiglie italiane non comprano casa




Nonostante l'aumento delle compravendite registrato nel 2015 e nel primo trimestre del 2016, secondo l'indagine sulle famiglie di Nomisma, quest'anno si assiste a un sostanziale "raffreddamento" delle intenzioni di acquisto degli italiani, con una domanda potenziale passata da 2,5 a 2 milioni di famiglie. Le condizioni del mercato favorevoli, con mutui e prezzi quanto mai vantaggiosi, non sono infatti sufficienti a contrastare la debolezza economica e l'erosione dei redditi dei nostri connazionali.

Si raffreddano le intenzioni di acquisto

Pur in presenza di un aumento delle compravendite nel 2015 (+6,5% rispetto al 2014) e nel primo trimestre 2016 (+20,6% rispetto al primo trimestre 2015), l’indagine restituisce un parziale “raffreddamento” delle intenzioni d’acquisto di abitazioni dichiarate all’inizio del 2016, dopo l’entusiasmo espresso nel 2015 (le famiglie interessate sono passate dal 12,2% all’8,8%).
Ciò si estrinseca in un parziale “raffreddamento” delle intenzioni di acquisto di abitazioni registrato nel 2016 rispetto all’ “entusiasmo” manifestato nel 2015 (8,8% rispetto al 12,2%). La flessione più rilevante si riscontra in corrispondenza dei nuclei che esprimono “un’intenzione di acquisto nei prossimi mesi” passati dall’8,8% al 5,5%. Una riduzione di domanda potenziale – da 2,5 a 2 milioni di famiglie – dovuta dalla mancanza di condizioni finanziarie prospettiche adeguate.

I giovani dipendenti dal background familiare

Dallo studio realizzato da Nomisma sulla situazione delle famiglie italiane 2016 emerge la fotografia di un processo di polarizzazione. Si rafforza in maniera preoccupante la dipendenza tra il background familiare e la capacità reddituale delle giovani generazioni: l’Italia è uno tra i paesi OCSE in cui maggiormente i redditi dei figli sono correlati a quelli dei genitori.
Anche le città e i territori sperimentano processi di polarizzazione determinati soprattutto dalle capacità delle realtà urbane di essere attrattive. Questo trova conferma nel fenomeno – per Nomisma – di dimensioni epocali che vede un’ampia percentuale di studenti delle scuole secondarie che vorrebbero vivere all’estero: il 42,6% del totale dei ragazzi di cittadinanza italiana e il 46,5% dei ragazzi di cittadinanza straniera.
Nomisma conferma i modesti miglioramenti delle condizioni economiche delle famiglie osservati da Istat, ma nella prima parte del 2016 sembra essere aumentata la consapevolezza delle fragilità del sistema Paese e della transitorietà di alcuni innegabili segnali positivi registrati nell’ultimo anno (dalla caduta dei prezzi delle materie prime a quello degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni). Il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie è certificato – se pur in maniera tutt'altro che marcata – dall’aumento del numero medio di persone che all’interno dei nuclei percepiscono un reddito.
Nonostante ciò, il clima che Nomisma rileva è di sostanziale “congelamento”, con un rallentamento delle intenzioni di acquisto della casa – in particolare come bene di investimento – e con un incremento della percentuale di famiglie che non riescono a risparmiare (passate da 31,9% a 37%). In definitiva, il lieve miglioramento dal punto di vista reddituale finisce per alimentare i consumi a scapito del risparmio e di scelte di investimento di medio-lungo termine.
Nel  2016 la domanda residenziale è massicciamente rappresentata da una componente di acquisto di seconda casa per uso familiare. È quindi evidente che questo stia avvenendo grazie al supporto che le famiglie di origine garantiscono ai figli, superando così il gap che rende difficile per la gran parte dei giovani nuclei affrontare l’investimento per l’acquisto di una abitazione.

Una famiglia su quattro in difficoltà nel pagare il mutuo

Nomisma registra inoltre un aumento rispetto alla dipendenza delle famiglie da mutui, domanda solo parzialmente assecondata dal mondo bancario. A questo proposito la rete familiare continua a svolgere un ruolo estremamente rilevante per colmare i bisogni sociali e finanziari delle nuove generazioni. Considerando sempre i mutui un quadro di fragilità si denota anche rispetto ai pagamenti in essere: nel corso di un anno si è passati dal 14,4% al 22,8% di famiglie che dichiarano difficoltà a far fronte al mutuo. Quasi una famiglia su quattro con un potenziale aumento di stock di sofferenze bancarie (non performing loans), dopo che per anni la capacità di tenuta su questo fronte era stata nettamente superiore a quella delle imprese.
L’interesse da parte dei nuclei nei confronti della casa rimane forte, ma con un approccio più “presentista” sia sull’acquisto, sia sulle ristrutturazioni. La percezione di transitorietà dei fattori positivi che hanno accresciuto il reddito disponibile nell’ultimo anno non consente alle famiglie di costruire scelte di investimento su un orizzonte temporale lungo, inducendole al più verso la rinegoziazione del mutuo o verso il mercato delle riqualificazioni.
Nel 2015 gli acquisti di abitazioni hanno riguardato 1,8% del totale delle famiglie (464 mila). Il dato è in linea con i due anni precedenti, seppur in virtù di un aumento di seconde case per uso del nucleo familiare plausibilmente per far fronte ai bisogni delle nuove generazioni. Il dato relativo alla domanda potenziale di seconde case per uso familiare è nell'ordine del 48,6% rispetto al 35,4% del 2015.
La fatica delle famiglie a sostenere spese di importo considerevole si riflette anche sulle intenzioni di ristrutturazione per il prossimo anno: Nomisma evidenzia come solo una famiglia su quattro intende procedere con investimenti di ristrutturazione e di queste il 40% dichiara che ricorrerà a un prestito bancario per sostenere l'investimento. Per l’Istituto bolognese questa situazione dovrebbe indurre il mondo dell’industria e della finanza a offrire prodotti e liquidità per alimentare un potenziale mercato non pienamente concretizzato. Un dato interessante riguarda la contrazione della componente di investimento, passata dal 16,1% del 2015 all’8,2% del 2016, a favore di motivazioni di acquisto “prima casa” o “seconda casa ad uso del nucleo familiare”.
I nuclei interessati ad acquistare un’abitazione si sono ridotti nell’ultimo anno di circa 500 mila unità, passando da 2,5 a 2 milioni. La propensione all’acquisto di un’abitazione nei prossimi mesi è più marcata tra i nuclei a reddito medio basso e più vulnerabili dal punto di vista finanziario. Rientrano in questa categoria i genitori soli con figli che hanno necessità di acquistare la casa a fronte di condizioni economiche precarie (14,6%) e giovani che hanno bisogno del supporto della famiglia di origine per l’acquisto dell’abitazione (13,6%).
E’ interessante segnalare che i giovani nella classe 18-34 anni che intendono acquistare casa hanno un’occupazione, vivono da soli o appartengono a famiglie poco numerose (genitori soli con figli) risiedono attualmente in affitto e possono contare su discrete disponibilità economiche (reddito per componente superiore a 1.500 euro). Rientrano in questa classe anche il gruppo di giovani che vive presumibilmente ancora con la famiglia d’origine in contesti familiari numerosi (4 e più componenti) che non intende comprare casa a causa di un lavoro precario e di limitate disponibilità economica (reddito per componente fino a 500 euro).
Passando alla componente di domanda di mutuo non soddisfatta, il 73% delle domande non accolte riguarda la mancanza di garanzie sufficienti. Le domande respinte riguardano anche i rifiuti che le banche compiono a livello informale ancor prima di aprire un’istruttoria. La domanda non accolta riguarda in particolare i genitori singoli con figli (7,6% della categoria) e nuclei numerosi (6,1% della categoria) con disponibilità economiche esigue.
Gli impieghi finanziari riguardanti l’investimento immobiliare indiretto coinvolgono il 44,9% dei nuclei (oltre 11 milioni di famiglie) ma solo il 2,9% di esse (oltre 740mila famiglie) dichiara di essere in possesso di prodotti finanziari legati al settore come ad esempio società immobiliari, quote fondi etc.

da  "Idealista"
Agenzia Farini
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