Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2020

Ecco l'identikit dell'inquilino-tipo

Ecco l'identikit dell'inquilino-tipo





In tutte le grandi città italiane, per la prima volta, i
canoni sono in aumento: +2,3% per i monolocali, +1,8%
per i bilocali e per i trilocali

Perché si va a vivere in affitto? E quali sono le preferenze degli inquilini? Andiamo a
scoprire le risposte, partendo dall’analisi del settore locazioni sulla base dei dati del primo
semestre del 2019.
Come segnala l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, i canoni delle grandi città sono in
aumento: +2,3% per i monolocali, +1,8% per i bilocali e per i trilocali. Per la prima volta,
in tutte le grandi città, si segnalano canoni in rialzo su tutte e tre le tipologie analizzate. Le
realtà con l’aumento dei canoni più importante sono Bologna (+5,6%, +4,6% e +6,7%) e
Milano (+6,1%, +4,2% e +5,3%).
Tra le motivazioni la riduzione dell’offerta sul mercato, dovuta sia alla crescita del
fenomeno degli affitti turistici, sia alla volontà di diversi proprietari di vendere l’immobile,
approfittando della ripresa del mercato immobiliare.
Le esigenze dei locatari
Infine, a determinare il rialzo dei valori, contribuisce anche il fatto che i potenziali locatari
sono sempre più esigenti nella ricerca dell’immobile e si evidenzia una maggiore facilità di
affitto per le soluzioni di “qualità”, ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. I
proprietari stanno recependo queste istanze e la qualità dell’offerta abitativa in locazione è in
miglioramento. Sempre alta l’attenzione ai costi condominiali.
In forte aumento, rispetto ad un anno fa, la percentuale di chi opta per la locazione come scelta
abitativa perché non vuole o non riesce ad acquistare: si passa da 61,4% a 71,4%.
Si contrae la percentuale di chi sceglie la locazione per motivi di lavoro (da 36,1% a 25,9%),
mentre sono in lieve aumento coloro che la praticano per motivi di studio (da 2,5% a 2,8%).
Milano ha la percentuale più alta di contratti stipulati da lavoratori fuori sede (51,4%), Torino
primeggia tra chi cerca per motivi di studio (10,3%).
Anche in questo semestre si segnalano numerosi casi di persone che non riescono ad
accedere al mercato del credito, primi fra tutti i giovani e i monoreddito; a questi si
aggiungono poi gli studenti e i lavoratori fuori sede.
Il ribasso dei prezzi immobiliari e i mutui più vantaggiosi stanno spingendo verso l’acquisto
della casa ma, nonostante questo, la domanda di locazione è sempre elevata, in particolare tra
le fasce di età più giovani.
Continua a funzionare il contratto a canone concordato, ora al 29,5%, trovando sempre più
consensi tra proprietari ed inquilini. La percentuale più elevata di contratti a canone
concordato si registra a Genova (82,3%), seguita da Verona (74,7%). Interessante il 63,1%
registrato a Roma, dove questa tipologia contrattuale è in ascesa. Al capoluogo lombardo
spetta la percentuale più elevata di chi ricorre al canone libero (84,1%).
L’analisi demografica di coloro che cercano casa in affitto ha evidenziato che il 41,9% ha un’età
compresa tra 18 e 34 anni, il 40% è rappresentato da single. Tra le grandi città spetta a Milano
il primato sui single (54,5%).
Le tipologie più affittate sono i bilocali (40,9%), a seguire il trilocale (35%).

Da Agenzia Farini
viale Gramsci 387
Modena

lunedì 27 novembre 2017

Fondo garanzia prima casa, come funziona


Risultati immagini per casa caldaNel momento in cui ci si trova ad acquistare la prima casa e i costi dei mutui appaiono troppo elevati si può prendere in considerazione una specifica agevolazione. Si tratta del Fondo di garanzia per i mutui prima casa, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Vediamo come funziona.
Il Fondo rilascia garanzie, a prima richiesta, nella misura massima del 50% della quota capitale su mutui ipotecari o su portafogli di mutui connessi all’acquisto e a interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica di immobili adibiti ad abitazione principale.
Sono ammissibili alla garanzia del Fondo i mutui ipotecari erogati da banche o intermediari finanziari:
  • di ammontare non superiore a 250.000 euro;
  • destinati all’acquisto di immobili adibiti ad abitazione principale, anche con accollo da frazionamento, non rientranti nelle categorie catastali A1, A8 e A9 o con caratteristiche di lusso, e a interventi di acquisto e ristrutturazione ed accrescimento dell’efficienza energetica.
I soggetti finanziatori si impegnano a non richiedere ai mutuatari garanzie aggiuntive non assicurative, nel rispetto dei limiti consentiti dalla legislazione vigente, oltre all’ipoteca sull’immobile. Per l’accesso alla garanzia del Fondo non sono previsti limiti di reddito dei mutuatari.
All’atto di ammissione della garanzia, in presenza di più domande pervenute nella stessa giornata, il gestore del Fondo attribuisce priorità ai mutui erogati a:
  • giovani coppie – nuclei familiari costituiti da almeno due anni, coniugati o conviventi more uxorio, con uno dei componenti con età inferiore ai trentacinque anni;
  • nucleo monogenitoriale con figli minori – persona singola non coniugata, separata, divorziata o vedova con almeno un figlio convivente minore;
  • giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico di cui all’articolo 1 della legge 28 giugno 2012, n. 92;
  • conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari.
Per i mutui ai quali sia stata assegnata priorità, il limite massimo del tasso effettivo globale (Teg) applicabile ai mutui è stato posto pari al tasso effettivo globale medio sui mutui, rilevato dalla pubblicazione trimestrale del Ministero dell’Economia e delle Finanze ai sensi della legge 7 marzo 1996, n. 108.
Le banche e gli intermediari finanziari che aderiscono all’iniziativa possono adottare, a tutela dei mutuatari che presentino difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo, la sospensione dei pagamenti delle rate e/o le altre misure facoltative indicate nel modulo di adesione, allegato al presente atto.
L’elenco delle banche aderenti è disponibile presso il sito internet del gestore del fondo Consap Spa. Le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti ad assicurare la piena operatività della propria adesione all’iniziativa del Fondo entro 30 giorni lavorativi dalla trasmissione del modulo, a condizione che il Manuale d’uso sia stato emanato da almeno 30 giorni lavorativi.

 Fonte : "Idealista" 

Agenzia Immobiliare Farini 

059454227

giovedì 20 luglio 2017

2 Millennials su 3 scelgono l’affitto. E il mito della casa di proprietà?

Comprare casa per i giovani: da passaggio imprescindibile a scelta di vita troppo impegnativa.



L’acquisto di un’abitazione è sicuramente cosa di per sé non facile per i giovani d’oggi. Ma neppure così ambita, a quanto pare.
È quanto emerge da un’indagine Doxa per Idealista che fornisce uno spaccato sulla preferenza tra acquisto e affitto dell’abitazione per i giovani che vanno a vivere fuori casa dei genitori.
Se per le generazioni uscite di casa negli anni ’70 e ’80 la proprietà era l’approdo preferito da chi poteva permetterselo, oggi appare a sempre più giovani come una scelta troppo rigida e impegnativa.

Acquistare o affittare? L’evoluzione del rapporto con la casa per i giovani italiani


Un recente sondaggio Doxa per il portale immobiliare Idealista, condotto su un campione di 1.000 persone, ha cercato di fornire uno spaccato multi-generazionale sul rapporto tra giovani e casa.
Quando i giovani italiani escono di casa, preferiscono l’affitto o l’acquisto? Questo il tema sul quale l’interessante indagine ha fatto luce. Mostrando un trend evolutivo che fa riflettere.
Le generazioni cresciute nell’immediato dopoguerra, grazie al diffondersi della ricchezza durante il cosiddetto Boom Economico, avevano progressivamente visto aumentare le possibilità di acquistare un’abitazione fin da giovani.
Uscire da scuola presto. Trovare un lavoro stabile, che ci avrebbe accompagnato per tutta la vita. Sposarsi e costruire o comprare casa, il luogo dove vivere per il resto della propria vita. Questo l’iter, pressoché irrinunciabile, per chi raggiungeva la maggiore età e l’indipendenza economica negli anni Sessanta e Settanta.
L’acquisto della casa era un passaggio fondamentale, per chi poteva permetterselo. L’aspirazione o il sogno, per chi non poteva permetterselo.
Quasi la metà (46%) dei “baby boomers”, i figli del miracolo economico italiano del dopoguerra, già dal momento dell’uscita di casa dei genitori, sceglievano di farlo comprandone una per sé.
Situazione analoga a quella riscontrabile per i giovani della “generazione X”; ovvero, semplificando, tutti quelli nati dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta. 47% la quota di coloro che fin dalla prima esperienza di vita fuori dal nido familiare andavano a vivere sotto un tetto di proprietà.
I ventenni e trentenni degli anni Ottanta e Novanta risultano ancora pienamente ancorati alla mentalità tipica italiana della casa di proprietà come bene rifugio, del mattone come deposito sicuro dei risparmi di una vita.
Radicale il cambiamento del modo di considerare la casa per i cosiddetti Millennials, ovvero dei venti-trentenni di oggi. Generazione alla quale, con piacere, ho scoperto di fare – seppure ancora per poco – parte! E io che già mi sentivo vecchio…
Ben il 66%, ovvero 2 su 3, dichiarano di aver scelto l’affitto come prima soluzione abitativa indipendente rispetto all'abitazione della famiglia di provenienza. Un dato che mostra l’evidente ridimensionamento del fascino della casa di proprietà per l’ultima generazione di venti-trentenni.
Ma perché questo cambiamento? E soprattutto: la rivalutazione dell’affitto per i giovani è destinata a passare o può considerarsi un’evoluzione duratura?
Due categorie di fattori ci indicano che questa maggiore preferenza dei giovani per l'affitto potrebbe essere un cambiamento di lungo periodo per la nostra società.

L’affitto “per necessità”: l’alternativa obbligata per chi non riesce a comprare casa ma vuole indipendenza


L’affitto in questi anni è stato il paracadute per i tanti giovani che volevano comprare casa, ma si sono visti chiudere la porta in faccia dalle banche nel momento in cui chiedevano un mutuo.
È il cosiddetto “affitto per necessità”: prendo una casa in locazione perché non posso permettermi di comprare una casa tutta mia.
Una situazione che, con la crisi del mercato immobiliare delle compravendite che ha coinvolto il nostro paese dal 2008 in avanti, ha riguardato milioni di giovani.
Ora le cose sembrano andare meglio. Nel 2016 le compravendite hanno segnato una buona ripresa, raggiungendo le 517.164. Rispetto ai minimi di scambio toccati nel 2013 (403.124 immobili residenziali compravenduti), abbiamo recuperato oltre 100.000 transazioni.
Certo, nulla a che vedere con i livelli di mercato di dieci anni fa, quando ogni anno erano oltre 800.000 le case che venivano vendute in Italia.
E proprio questa rimane la criticità: quanto è credibile pensare di tornare ai livelli pre-crisi in pochi anni? E quanto è credibile che siano soprattutto i giovani, la generazione più colpita dal fenomeno della precarietà, a poter guidare la ripresa delle compravendite?
Proprio per questo il fenomeno della locazione “per necessità” non pare destinato a sparire.
C’è anche un altro ordine di considerazioni, un po’ meno evidenti ma altrettanto importanti, che ci fanno ritenere che le compravendite perse non siano facilmente recuperabili. E che gli “affitti per necessità” non siano un fenomeno poi tanto passeggero.
Lo scorso anno sono stati erogati mutui per l’acquisto di abitazioni per quasi 50 miliardi di euro, pari a più del doppio di quelli concessi dalle banche alle famiglie italiane nel 2013 (poco più di 21 miliardi). Ma perché così tanti mutui in più? È una tendenza destinata a rimanere?
Speriamo! Sta di fatto che oggi i tassi di interesse si aggirano attorno allo zero (se non qualcosa meno, per i titoli del debito pubblico più sicuri!).
Rispetto a prima, la convenienza per le banche a concedere mutui alle famiglie piuttosto che a finanziare Stati sovrani acquistando titoli del debito pubblico è molto maggiore. Il “giochino” che hanno fatto tante banche (attingere liquidità dalla Banca Centrale Europea a tassi bassissimi ed investirli nei titoli sovrani piuttosto che nell’economia reale) non vale più la candela.
Tuttavia, i tassi di interesse nulli che caratterizzano questa fase di mercato non possono durare tanto a lungo, e non è affatto scontato che le banche non ricomincino nuovamente a preferire altre forme di impiego percepite come meno rischiose. Le basi sulle quali si fonda la ripresa delle compravendite non è poi così solida, a ben vedere.

L’affitto “per scelta”: la casa di proprietà non garantisce la flessibilità che cercano i giovani d’oggi


Fino a pochi decenni fa, lo abbiamo visto, chi non usciva di casa comprandosene una propria lo faceva solo perché non poteva proprio permetterselo. La mentalità diffusa portava a considerare la proprietà come unica vera risposta all’esigenza della casa.
Ci sono passato anch’io, quando mi sono sentito dire da mio padre l’immancabile frase “ma perché devi buttare via i soldi nell’affitto?”.
Un mantra, quello del buttare via i soldi dell’affitto, per chi, come lui, è cresciuto sapendo che, una volta che avessi messo da parte il necessario, conveniva comprare la casa, che poi ti sarebbe andata bene per tutto il resto della vita. Quel passaggio conveniva farlo prima possibile, per non doverci più pensare.
Eppure io, come tanti altri giovani Millennials (ci ho preso gusto a sentirmi giovane, ora che ho scoperto di esserlo!), la vedevo diversamente.
Perché comprare casa è una scelta impegnativa. Vuol dire accollarsi un mutuo che rimarrà compagno fedele per venti o trent’anni. Prendersi un impegno forte, senza però godere di una serie di garanzie che le generazioni precedenti potevano considerare pressoché scontate.

•   Il luogo dove si abita rimarrà lo stesso nel tempo?


Se i nostri genitori, una volta trovato lavoro e messa su famiglia, potevano stare praticamente certi che quella sarebbe stata la città, o il territorio, in cui avrebbero passato il resto dei propri giorni, oggi le cose sono cambiate.
La mobilità sociale è aumentata, soprattutto per i giovani, e spostarsi da una città all’altra, ma anche da una regione all’altra (se non, persino, trasferirsi all’estero) è molto più frequente che per i giovani delle precedenti generazioni.
Molte possono essere le motivazioni; fra tutte, sicuramente spiccano quelle legate ad opportunità di studio e lavoro. Ma, perché no?, nella società odierna è molto più frequente, soprattutto da giovani, spostarsi per seguire le proprie aspirazioni. Per molti non è più un sogno irrealizzabile il potersi trasferire nel posto in cui si è sempre desiderato vivere.

Comprare casa significa doversi legare da uno specifico luogo per un orizzonte temporale indefinito. Oppure andare incontro, in caso di necessità o desiderio di spostarsi, a forti costi reali o potenziali: la non generosa imposizione fiscale, il costo del notaio e dell’eventuale agenzia immobiliare, oltre al rischio di forti svalutazioni dell’immobile in caso di vendita in un momento di congiuntura negativa dei prezzi (pensate a chi aveva comprato nel 2006 e oggi deve vendere casa!).
L'affitto è una forma meno rigida di vivere e abitare, di fronte a prospettive di vita più flessibili di prima.

•   Gli spazi abitativi necessari oggi rimarranno gli stessi nel tempo?


Comprare casa una volta usciti dal nido familiare, per un giovane, significa avere già le idee ben chiare sul proprio futuro familiare.
Per chi è single non è senz’altro facile prevedere come evolverà la propria condizione familiare nel tempo. Così come per le giovani coppie: la previsione di se e quanti fiocchi azzurri o rosa arriveranno sul portone di casa non è sempre facile da fare. Né è possibile acquistare una soluzione abitativa ben più larga delle proprie esigenze, soprattutto dove i costi sono proibitivi, come nelle grandi città.
Meglio, per molti, una casa in affitto: sia per chi, single o in una coppia ancora non consolidata, vuole valutare meglio come si evolvono le cose, in attesa di orizzonti più chiari; sia per chi fa parte di una coppia stabile e desidera sperimentare una convivenza in un immobile in locazione, prima di cercare un alloggio di proprietà.
Infine, è necessario evidenziare anche chi ricorre all’affitto per l’esigenza opposta, ovvero quella di ridurre spazi e costi: pensiamo a chi deve trovare una nuova sistemazione perché si separa o divorzia. Come sappiamo, non è un fenomeno marginale: il nostro paese ha visto aumentare esponenzialmente la “flessibilità familiare” rispetto a qualche decennio fa. Spesso, per chi si trova nella categoria dei “single di ritorno”, la casa in affitto può essere la soluzione più pratica, economica e veloce.

Molti, come abbiamo visto, sono i fattori evolutivi della nostra società che coinvolgono, aumentandone le dimensioni, il mercato dell’affitto in Italia.
Che la società liquida del tanto citato (spesso a sproposito!) Zygmunt Bauman stia arrivando ad avere effetti anche sul mercato immobiliare?
O, più semplicemente, che il mito della casa di proprietà a tutti i costi stia svanendo?

venerdì 24 giugno 2016

Prezzi e mutui non bastano: ecco perché le famiglie italiane non comprano casa

Prezzi e mutui non bastano: ecco perché le famiglie italiane non comprano casa




Nonostante l'aumento delle compravendite registrato nel 2015 e nel primo trimestre del 2016, secondo l'indagine sulle famiglie di Nomisma, quest'anno si assiste a un sostanziale "raffreddamento" delle intenzioni di acquisto degli italiani, con una domanda potenziale passata da 2,5 a 2 milioni di famiglie. Le condizioni del mercato favorevoli, con mutui e prezzi quanto mai vantaggiosi, non sono infatti sufficienti a contrastare la debolezza economica e l'erosione dei redditi dei nostri connazionali.

Si raffreddano le intenzioni di acquisto

Pur in presenza di un aumento delle compravendite nel 2015 (+6,5% rispetto al 2014) e nel primo trimestre 2016 (+20,6% rispetto al primo trimestre 2015), l’indagine restituisce un parziale “raffreddamento” delle intenzioni d’acquisto di abitazioni dichiarate all’inizio del 2016, dopo l’entusiasmo espresso nel 2015 (le famiglie interessate sono passate dal 12,2% all’8,8%).
Ciò si estrinseca in un parziale “raffreddamento” delle intenzioni di acquisto di abitazioni registrato nel 2016 rispetto all’ “entusiasmo” manifestato nel 2015 (8,8% rispetto al 12,2%). La flessione più rilevante si riscontra in corrispondenza dei nuclei che esprimono “un’intenzione di acquisto nei prossimi mesi” passati dall’8,8% al 5,5%. Una riduzione di domanda potenziale – da 2,5 a 2 milioni di famiglie – dovuta dalla mancanza di condizioni finanziarie prospettiche adeguate.

I giovani dipendenti dal background familiare

Dallo studio realizzato da Nomisma sulla situazione delle famiglie italiane 2016 emerge la fotografia di un processo di polarizzazione. Si rafforza in maniera preoccupante la dipendenza tra il background familiare e la capacità reddituale delle giovani generazioni: l’Italia è uno tra i paesi OCSE in cui maggiormente i redditi dei figli sono correlati a quelli dei genitori.
Anche le città e i territori sperimentano processi di polarizzazione determinati soprattutto dalle capacità delle realtà urbane di essere attrattive. Questo trova conferma nel fenomeno – per Nomisma – di dimensioni epocali che vede un’ampia percentuale di studenti delle scuole secondarie che vorrebbero vivere all’estero: il 42,6% del totale dei ragazzi di cittadinanza italiana e il 46,5% dei ragazzi di cittadinanza straniera.
Nomisma conferma i modesti miglioramenti delle condizioni economiche delle famiglie osservati da Istat, ma nella prima parte del 2016 sembra essere aumentata la consapevolezza delle fragilità del sistema Paese e della transitorietà di alcuni innegabili segnali positivi registrati nell’ultimo anno (dalla caduta dei prezzi delle materie prime a quello degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni). Il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie è certificato – se pur in maniera tutt'altro che marcata – dall’aumento del numero medio di persone che all’interno dei nuclei percepiscono un reddito.
Nonostante ciò, il clima che Nomisma rileva è di sostanziale “congelamento”, con un rallentamento delle intenzioni di acquisto della casa – in particolare come bene di investimento – e con un incremento della percentuale di famiglie che non riescono a risparmiare (passate da 31,9% a 37%). In definitiva, il lieve miglioramento dal punto di vista reddituale finisce per alimentare i consumi a scapito del risparmio e di scelte di investimento di medio-lungo termine.
Nel  2016 la domanda residenziale è massicciamente rappresentata da una componente di acquisto di seconda casa per uso familiare. È quindi evidente che questo stia avvenendo grazie al supporto che le famiglie di origine garantiscono ai figli, superando così il gap che rende difficile per la gran parte dei giovani nuclei affrontare l’investimento per l’acquisto di una abitazione.

Una famiglia su quattro in difficoltà nel pagare il mutuo

Nomisma registra inoltre un aumento rispetto alla dipendenza delle famiglie da mutui, domanda solo parzialmente assecondata dal mondo bancario. A questo proposito la rete familiare continua a svolgere un ruolo estremamente rilevante per colmare i bisogni sociali e finanziari delle nuove generazioni. Considerando sempre i mutui un quadro di fragilità si denota anche rispetto ai pagamenti in essere: nel corso di un anno si è passati dal 14,4% al 22,8% di famiglie che dichiarano difficoltà a far fronte al mutuo. Quasi una famiglia su quattro con un potenziale aumento di stock di sofferenze bancarie (non performing loans), dopo che per anni la capacità di tenuta su questo fronte era stata nettamente superiore a quella delle imprese.
L’interesse da parte dei nuclei nei confronti della casa rimane forte, ma con un approccio più “presentista” sia sull’acquisto, sia sulle ristrutturazioni. La percezione di transitorietà dei fattori positivi che hanno accresciuto il reddito disponibile nell’ultimo anno non consente alle famiglie di costruire scelte di investimento su un orizzonte temporale lungo, inducendole al più verso la rinegoziazione del mutuo o verso il mercato delle riqualificazioni.
Nel 2015 gli acquisti di abitazioni hanno riguardato 1,8% del totale delle famiglie (464 mila). Il dato è in linea con i due anni precedenti, seppur in virtù di un aumento di seconde case per uso del nucleo familiare plausibilmente per far fronte ai bisogni delle nuove generazioni. Il dato relativo alla domanda potenziale di seconde case per uso familiare è nell'ordine del 48,6% rispetto al 35,4% del 2015.
La fatica delle famiglie a sostenere spese di importo considerevole si riflette anche sulle intenzioni di ristrutturazione per il prossimo anno: Nomisma evidenzia come solo una famiglia su quattro intende procedere con investimenti di ristrutturazione e di queste il 40% dichiara che ricorrerà a un prestito bancario per sostenere l'investimento. Per l’Istituto bolognese questa situazione dovrebbe indurre il mondo dell’industria e della finanza a offrire prodotti e liquidità per alimentare un potenziale mercato non pienamente concretizzato. Un dato interessante riguarda la contrazione della componente di investimento, passata dal 16,1% del 2015 all’8,2% del 2016, a favore di motivazioni di acquisto “prima casa” o “seconda casa ad uso del nucleo familiare”.
I nuclei interessati ad acquistare un’abitazione si sono ridotti nell’ultimo anno di circa 500 mila unità, passando da 2,5 a 2 milioni. La propensione all’acquisto di un’abitazione nei prossimi mesi è più marcata tra i nuclei a reddito medio basso e più vulnerabili dal punto di vista finanziario. Rientrano in questa categoria i genitori soli con figli che hanno necessità di acquistare la casa a fronte di condizioni economiche precarie (14,6%) e giovani che hanno bisogno del supporto della famiglia di origine per l’acquisto dell’abitazione (13,6%).
E’ interessante segnalare che i giovani nella classe 18-34 anni che intendono acquistare casa hanno un’occupazione, vivono da soli o appartengono a famiglie poco numerose (genitori soli con figli) risiedono attualmente in affitto e possono contare su discrete disponibilità economiche (reddito per componente superiore a 1.500 euro). Rientrano in questa classe anche il gruppo di giovani che vive presumibilmente ancora con la famiglia d’origine in contesti familiari numerosi (4 e più componenti) che non intende comprare casa a causa di un lavoro precario e di limitate disponibilità economica (reddito per componente fino a 500 euro).
Passando alla componente di domanda di mutuo non soddisfatta, il 73% delle domande non accolte riguarda la mancanza di garanzie sufficienti. Le domande respinte riguardano anche i rifiuti che le banche compiono a livello informale ancor prima di aprire un’istruttoria. La domanda non accolta riguarda in particolare i genitori singoli con figli (7,6% della categoria) e nuclei numerosi (6,1% della categoria) con disponibilità economiche esigue.
Gli impieghi finanziari riguardanti l’investimento immobiliare indiretto coinvolgono il 44,9% dei nuclei (oltre 11 milioni di famiglie) ma solo il 2,9% di esse (oltre 740mila famiglie) dichiara di essere in possesso di prodotti finanziari legati al settore come ad esempio società immobiliari, quote fondi etc.

da  "Idealista"
Agenzia Farini
059 454227