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martedì 17 marzo 2020

Mutui sospesi per coronavirus: cosa succederà in Italia e in Europa?

Le FAQ della società di rating S&P

Gtres
A causa dell’emergenza coronavirus la sospensione del pagamento dei mutui è in via di approvazione. Quali riflessi potrebbe avere tutto questo in Italia e in Europa? Le FAQ dell’agenzia di rating S&P.
S&P
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 Qual è la performance dei mutui italiani? 
A marzo 2020, si legge nella nota di S&P, oltre l’80% dei contratti sono valutati con un AA e oltre il 9% con un A+, mentre una minore percentuale è valutata BBB o meno. Il tasso di insolvenza secondo i  dati resta costante, dimostrando la resilienza dei mutui italiani alle difficoltà economiche a causa del basso livello di indebitamento e buon livello patrimoniale delle famiglie.
S&P
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Ci si aspetta quindi una ripresa dei prezzi delle case nel breve termine soprattutto nelle città più dinamiche.
S&P
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La sospensione nei pagamenti può influenzare i mutui europei?
La sospensione dei pagamenti riduce il flusso di cassa degli emittenti, ma allo stesso tempo li mantiene obbligati a sostenere i costi della transazione. Una riduzione della raccolta quindi potrebbe portare a una minore liquidità per gli emittenti. Il mancato o tardato pagamento degli interessi potrebbe invece portare a conseguenze tra cui un default, anche se le transazioni in mutui tipicamente generano una riserva di cash proprio per evitare tali eventualità.
Quanto sono protetti gli investitori dall’erosione di liquidità dovuta alla sospensione del pagamento dei mutui?
Le transazioni in mutui italiani vedono riserve di liquidità che strutturalmente agiscono da protezione contro cali nella raccolta quali quello legato alla sospensione dei pagamenti per il coronavirus. La gran parte dei contratti italiani, anche grazie ai livelli di tassi di interesse estremamente bassi, ha riserve di liquidità sufficienti a coprire almeno due anni di spese e cedole, anche se la raccolta dovesse andare a zero.
Cosa accadrebbe se la sospensione dei pagamenti dei mutui si estendesse in altri Paesi?
Al momento l’Italia è la sola ad aver introdotto la sospensione del pagamenti dei mutui, ma se la decisione venisse presa da altri Paesi la situazione sarebbe simile. In ogni situazione la finanza strutturata prevede infatti misure di copertura per i rischi di liquidità, benché per periodi che possono variare molto da paese a paese.
Fonte : " Idealista"
Agenzia Immobiliare Farini 
059454227

giovedì 13 giugno 2019



Casa passiva: Cos'è, quanto costa e quanto si risparmia. 



Per molti è “la casa del futuro”, ma la prima Passivhaus venne costruita nel 1991. Permette di abbattere i costi di bolletta del 90% aumentando il comfort. Vediamo come funziona.
Anche in Italia, oramai, la casa passiva inizia a essere una scelta abitativa sempre più frequente. Ovviamente, si tratta ancora di una nicchia che, sostanzialmente, può essere assimilata al segmento delle case prefabbricate. Anche per le Passivhaus, infatti, dopo gli scavi le componenti della casa vengono direttamente portate e montate in loco.

Cos’è una casa passiva

Una casa passiva è un edificio che copre la maggior parte del suo fabbisogno di energia per riscaldamento e raffrescamento interno ricorrendo a dispositivi passivi. Per farlo utilizza una minima fonte energetica di riscaldamento interna all'edificio ovvero senza alcun impianto di riscaldamento tradizionale come caldaia e termosifoni o sistemi analoghi.
È detta "passiva" perché la somma degli apporti passivi di calore dell'irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all'edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell'involucro durante la stagione fredda.
La prima Passivehaus venne realizzata nel 1991, progettata dal fisico tedesco Wolfgang Feist e Bo Adamson, ricercatore presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Lund in Svezia. L’approccio rivoluzionario dei due accademici risiedeva, sostanzialmente, nell’unione di diverse componenti:
  • coibentazione adeguata;
  • nessuna dispersione d’aria (niente fori piccoli o grandi in casa);
  • niente ponti termici (il ponte termico non è altro che una zona locale dell'involucro termico, in cui si manifesta una discontinuità tale che il flusso di calore tra l'interno e l'esterno sia differente, quasi sempre maggiore rispetto al resto delle strutture, causando di conseguenza dei punti freddi);
  • adeguate finestre (con triplo vetro);
  • esposizione correttamente orientata (al sole inverno e ombreggiata d’estate);
  • ventilazione meccanica controllata aria pulita senza lasciar uscire il calore.
Feist e Adamson dimostrarono che anche senza caldaia, caminetto e impianti di climatizzazione è comunque possibile riscaldare una casa. Una casa passiva ha bisogno del 90% in meno di energia rispetto a una casa tradizionale.
Per poter essere classificati come Passivhaus, gli edifici devono rispettare alcuni parametri quali:
  • indice energetico di riscaldamento < 15 kWh/m² anno;
  • indice energetico di raffrescamento < 15 kWh/m² anno;
  • indice energetico primario (riscaldamento, raffrescamento, deumidificazione, acqua calda sanitaria, corrente elettrica) < 120 kWh/m² anno;
  • classe comfort ISO 7730 A.

Come funziona una casa passiva

Una casa passiva ha bisogno del 90% in meno di energia rispetto a una casa tradizionale. Si riscalda ottimizzando ogni fonte: calore corporeo, elettrodomestici, lampadine e persino tv.
Ovviamente, questi elementi da soli non bastano. Per rendere efficiente una casa passiva bisogna puntare sugli elementi sopracitati, al fine di non disperdere il calore e conservarlo nella maniera corretta. Il punto da cui partire, quindi, è l’isolamento termico.
Lo spessore del materiale isolante, infatti, è superiore rispetto allo standard delle case tradizionale (circa 30 centimetri contro 8/10), e viene collocato strato più esterno della parete e non internamente come avviene di solito. L’isolante è disposto su tutte le pareti esterne dell’edificio nella loro interezza, senza tralasciare la corretta coibentazione del tetto.
E parlando di spessore, va sottolineata anche l’importanza delle finestre, il vetro deve essere triplo. Inoltre, devono essere grandi, in modo da aumentare la luminosità e di conseguenza il calore prodotto dai raggi solari.
Una casa passiva argina il problema della necessità della circolazione dell’aria con un sistema di ventilazione controllata che, attraverso un motore ad alta efficienza energetica e un dispositivo per lo scambio di calore, permette all’aria in entrata di assorbire fino all’80-90% del calore dell’aria in uscita, prima di circolare all’interno.
La ventilazione controllata serve anche a uniformare la temperatura delle diverse stanze dell’edificio. Recupera il calore dalle stanze dove se ne produce di più (come il bagno, la cucina, e gli ambienti più affollati) per cederlo alle stanze più fredde come le camere da letto e il soggiorno. Allo stesso tempo, permette di ricambiare l’aria viziata.
Ma ogni progetto dipende dalle caratteristiche del territorio dove sorge, alcune sfruttano ad esempio la geotermia, il calore naturale del terreno, attraverso tubature interrate nel giardino o nel cortile che si diramano nell’edificio.
A fare la differenza, spesso, è anche lo studio dell’esposizione solare abbinato all’uso di moderne tecnologie fotovoltaiche. L’ombreggiatura, invece, può essere fatta sia con elementi architettonici, sia grazie alla piantumazione di specie vegetali adeguate, magari alberi che perdono il fogliame in inverno, lasciando passare i raggi del sole quando sono più necessari, salvo poi ricrescere e creare ombra in estate.

Quanto costa e quanto si risparmia

Per quanto riguarda il prezzo chiavi in mano di una casa passiva, non esiste una risposta certa e univoca. Molto, infatti, dipende dalle caratteristiche del territorio e dai materiali necessari per garantire gli standard Passivhaus. Con buona approssimazione, il costo medio si aggira sui 2.000 al mq, circa il 10/20% più cara rispetto a una casa tradizionale.
Le voci che fanno lievitare il prezzo, al netto della progettazione, sono le seguenti:
  • Impianto fotovoltaico e pannelli solari che può costare 10.000 – 15.000 euro;
  • Caldaia a pellet o biomassa da 5.000 – 8.000 euro;
  • Cappotto termico del tetto e delle pareti che può costare in media 50 -70 euro al mq;
  • Utilizzo di Infissi e finestre a doppio o triplo vetro da 400 – 600 euro al mq.
È persino superfluo, invece, parlare del risparmio energetico. Come detto sinora, infatti, una casa passiva consente di avere una bolletta pari a zero, o giù di lì.




Da "Idealista"
Agenzia Farini
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