lunedì 22 marzo 2021

 

Prevenire e riconoscere le molestie sul lavoro: uno studio da INAIL

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INAIL ha pubblicato un opuscolo su come riconoscere le molestie sul proprio luogo di lavoro per una valida azione di contrasto e prevenzione

Conoscere un problema alla radice vuol dire, nel più dei casi, poterlo combattere se non prevenire.

E’ ciò che si propone l’opuscolo pubblicato da INAIL dal titolo: “Ri-conoscere per prevenire i fenomeni di molestia e violenza sul luogo di lavoro”.

L’opuscolo INAIL sulle molestie sul luogo di lavoro

Il fenomeno della violenza e delle molestie per INAIL è significativo in Italia, anche in ambito lavorativo.

I risultati della prima indagine nazionale sul tema specifico della violenza e molestia di tipo sessuale, pubblicati dall’Istat nel 2018, evidenziano che sono 8.816.000 le donne dai 14 ai 65 anni che hanno subito una qualche forma di molestia sessuale.

Il problema non è solo femminile, dato che 3.874.000 uomini hanno dichiarato di aver subito almeno una molestia.

Purtroppo la crisi pandemica in corso non aiuta di certo questa situazione.

L’attuale infezione ha imposto a molti lavoratori, tra cui circa il 90% dei dipendenti delle amministrazioni centrali, e oltre il 70% delle Regioni, di lavorare da casa, e questo ha incrementato il rischio della violenza di genere tra le mura domestiche, che si somma a quello sul luogo di lavoro.

Finalità ed articolazione dell’opuscolo INAIL

Il documento INAIL ha l’obiettivo di fornire informazioni, senza pretese di esaustività, su come riconoscere le situazioni di violenza e molestia sul proprio luogo di lavoro, affinché ogni lavoratore e lavoratrice, anche in virtù del ruolo ricoperto nell’organizzazione, prenda piena coscienza del problema e si attivi per riconoscere, contrastare e prevenire questi fenomeni, sapendo a chi segnalarli per ottenere aiuto.

L’opuscolo è articolato nei seguenti argomenti:

  • definizioni (molestia sul lavoro, violenza sul lavoro, discriminazione diretta e discriminazione indiretta);
  • norme in ambito europeo;
  • normativa in ambito nazionale;
  • la Convenzione OIL 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro;
  • i profili penalistici;
  • come riconoscere situazioni di molestie e violenza;
  • come prevenire situazioni di molestie e violenza;
  • cosa fare e a chi rivolgersi se subiamo o siamo testimoni di un evento di molestia o violenza;
  • strumenti per incentivare le buone pratiche per prevenire molestie e violenza sul lavoro: i codici aziendali.

Il documento INAIL è stato redatto in collaborazione con il Comitato unico di garanzia (Cug) “Prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere“; in proposito si ricorda che tra i compiti del Cug c’è anche quello di proporre azioni atte a favorire condizioni di benessere lavorativo o interventi e progetti, tramite codici etici e di condotta, idonei a prevenire o rimuovere situazioni di discriminazioni o violenze sessuali, morali o psicologiche.

 

L’andamento del mercato degli affitti, cosa sta accadendo in Italia in questo anno caratterizzato dal Covid

Gtres
Gtres

E’ oramai trascorso un anno da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus nel nostro Paese. Il Covid-19 purtroppo continua a imperversare e non è ancora possibile fare un bilancio definitivo dei suoi effetti, ma si può analizzare cosa accaduto finora nei diversi ambiti e settori. Qui parliamo di immobiliare e in particolare esaminiamo qual è stato l’andamento del mercato degli affitti grazie al contributo di alcuni esperti. Ecco, dunque, cosa è accaduto in questi ultimi dodici mesi e qual è l’attuale situazione.

Vincenzo de Tommaso, Ufficio Studi di idealista, ha spiegato: “Per quanto riguarda gli affitti, i principali mercati hanno registrato un crollo della domanda (-25,8% rispetto al 2019), creando un significativo aumento dell’offerta disponibile (31,4%), che in alcuni mercati è più che raddoppiata. La spiegazione dell'aumento dello stock può essere attribuita principalmente alla stasi causata dal lockdown, quando per tre mesi quasi nessuna operazione di affitto è stata chiusa e gli immobili si accumulavano nella banca dati idealista. Anche il comparto degli affitti brevi ha contribuito alla crescita dell’offerta, avendo convertito spazi destinati al turismo e alle trasferte lavorative in immobili da locare stabilmente. Questo processo è stato più pronunciato nei mercati più dinamici, dove il turnover degli alloggi era molto più alto, mentre i mercati poco dinamici hanno sentito meno l’arresto causato dal confinamento. Nonostante la grande crescita dell’offerta e la ridotta domanda, gli asking price nell’ultimo anno sono cresciuti a livello nazionale. Sebbene sia complicato fare previsioni in mercati così volatili, è probabile che seguirà un aggiustamento dei prezzi nelle principali città fino alla diluizione dello stock”.

Silvia Spronelli, ceo di Solo Affitti, ha sottolineato: “Ad un anno dall'inizio di questa situazione davvero fuori dal normale e inimmaginabile, il punto del mercato immobiliare è un po’ il punto in cui ci troviamo tutti noi cittadini, imprenditori, lavoratori. Quello tra sospensione e attesa, tra speranza di resistere e voglia di approfittare del cambiamento per diventare migliori. Cambiano sicuramente gli approcci, in questo periodo abbiamo sempre più offerto soluzioni consulenziali dettagliate e personalizzate; cambiano i ‘ferri del mestiere’, riuscendo oggi più che mai a sfruttare e valorizzare a pieno la tecnologia che abbiamo a disposizione; cambiano le richieste degli inquilini, più orientati a vivere in spazi più grandi e confortevoli, in soluzioni indipendenti o con giardino, in località magari periferiche ma accoglienti; mutano le esigenze dei proprietari/investitori immobiliari che sentono forte il bisogno di sicurezza e la certezza di ottenere sempre la rendita”.

“La pandemia - ha affermato Spronelli - ha di fatto ribaltato le dinamiche di mercato a cui eravamo abituati fino allo scorso anno, cioè offerta di immobili in locazione molto ridotta, inadatta a soddisfare l’abbondante domanda di affitto, e canoni di affitto in crescita da ormai 5 anni. La domanda di affitto si è ridimensionata, in particolare in due settori della locazione. Nel settore degli affitti a studenti universitari fuori sede, innanzitutto: quest’anno molti studenti hanno preferito evitare di impegnarsi in un contratto di locazione, vista la possibilità di seguire le lezioni con la didattica a distanza e vista anche l’incertezza sulla possibilità di riuscire a seguire tutto l’anno in presenza; ma anche nel settore dei lavoratori trasfertisti, molti lavoratori, infatti, hanno potuto approfittare per quest’anno della possibilità di lavorare in smart working, evitando così di dover prendere in affitto un appartamento vicino alla sede della propria azienda. Nel settore residenziale ‘classico’, invece, le cose non sono cambiate: la domanda di locazione da parte delle famiglie è rimasta abbondante, in linea con la maggiore propensione degli italiani a ricorrere all’affitto riscontrata negli ultimi anni. In una situazione di calo della domanda e crescita dell’offerta, nelle grandi città i canoni di affitto non potevano che scendere. E così è stato: il nostro ufficio studi ha rilevato nei capoluoghi di regione un -7,5% rispetto allo scorso anno. Sono le città metropolitane ad aver trainato questo calo dei canoni: le città, cioè, in cui l’offerta si è ampliata maggiormente e la domanda si è ristretta di più. Calo dei canoni che possiamo leggere in chiave del tutto positiva. La rigidità dei prezzi è tra i fattori che rende più statico un mercato: se le condizioni economiche delle famiglie cambiano (e in questo momento sono cambiate per moltissime famiglie), meglio un mercato in cui i prezzi scendono velocemente, permettendo agli immobili di trovare collocazione più facilmente sul mercato. Ecco, quindi, che la flessibilità dei prezzi dimostrata dal mercato dell’affitto testimonia la grande capacità di questo mercato di adattarsi velocemente al nuovo contesto economico. E poi ricordiamolo: nell’affitto un calo dei canoni non significa per forza calo di redditività per il proprietario. L’aumento del ricorso al canone concordato, infatti, ha fatto sì che, nonostante il calo dei canoni, i proprietari si siano messi in tasca una redditività in linea con quella degli scorsi anni, grazie alle importanti agevolazioni fiscali destinate a chi usa i contratti a canone concordato”.

Francesca Fantuzzi, responsabile Ufficio Studi Gabetti, ha evidenziato: “Nell’ambito del mercato delle locazioni, la tendenza vede una maggiore necessità di flessibilità in termini di durata contrattuale e alloggi che possano essere corredati da servizi complementari. Nell’anno della pandemia, sono emersi ulteriori elementi, quali la maggiore richiesta di spazi sia abitabili, sia da adibire allo smart working. Per quanto riguarda i servizi offerti, oltre a quelli tradizionali, quali reception, utenze, manutenzione, cambio biancheria, si segnalano anche la conciergerie, la ristorazione, i servizi alla persona etc, portando la locazione a ibridarsi con l’attività ricettiva. Per questo settore, in linea con i nuovi comportamenti di consumo e vita, si stima una crescita in termini di interesse da parte degli investitori, legata anche alle nuove formule dell’abitare, quali il co-living, il service apartment e il senior living”.

Fabiana Megliola, responsabile dell'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, ha chiarito: “I canoni di locazione sono ancora in ribasso, nel secondo semestre ancora più che nel primo e chiudono l’anno con una contrazione dell’1,4% per i monolocali, del 2,2% per i bilocali e per i trilocali. La combinazione di didattica a distanza, smart working e assenza di turisti ha liberato numerosi appartamenti determinando un aumento di offerta, ma ha anche comportato una contrazione della domanda, con una conseguente riduzione dei valori. Chi aveva immobili destinati ad affitti turistici li ha dirottati sul segmento residenziale con contratti di tipo transitorio sperando in un ritorno a breve dei turisti”.

lunedì 15 marzo 2021

 

Proroga del bonus ristrutturazioni per il 2021 nella legge di Bilancio

GtresNella legge di bilancio 2021, che ha avuto il via libera del Cdm e che ha inziato il suo iter parlamentare, c'è anche la proroga del bonus ristrutturazioni per il 2021. Anche per l'anno prossimo sarà possibile ottenere la detrazione Irpef del 50% per gli interventi di recupero edilizio del patrimonio immobiliare.

Il bonus ristrutturazioni è la detrazione fiscale Irpef del 50% delle spese sostenute per i lavori realizzati su condomini e o edifici singoli. Il limite massimo di spesa per i lavori di ristrutturazione è fissato in 96mila euro. A partire dal 2020 i lavori di ristrutturazione che implicano anche un miglioramento energetico devono essere necessariamente accompagnati dall'invio della comunicazione all'Enea.

In particolare i lavori ammessi al bonus ristrutturazione sono i seguenti:

  • lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su parti comuni di edifici residenziali, cioè su condomini (interventi indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001);
  • interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia effettuati su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e pertinenze (interventi elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001).

Alcuni esempi di lavori di manutenzione ordinaria per cui è riconosciuto il bonus ristrutturazioni sono i seguenti:

  • installazione di ascensori e scale di sicurezza
  • realizzazione e miglioramento dei servizi igienici
  • sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso
  • rifacimento di scale e rampe
  • interventi finalizzati al risparmio energetico
  • recinzione dell’area privata
  • costruzione di scale interne

Cessione del credito o sconto in fattura per le ristrutturazioni

L'articolo 121 del decreto Rilancio, normativa di riferimento per il superbonus 110, prevede che anche per quanto riguarda il bonus ristrutturazioni sia possibile optare, oltre che per la detrazione Irpef nella dichiarazione dei redditi, anche per lo sconto in fattura o la cessione del credito.