giovedì 25 dicembre 2025

Bonus prima casa, da oggi ti spetta anche se hai già un'altra casa piccola o inadeguata: nuova sentenza di Cassazione

La Cassazione ribalta tutto: possedere un immobile troppo piccolo o inadeguato non preclude più gli sconti fiscali sulla "prima casa". Una sentenza rivoluzionaria che cambia le regole del gioco per migliaia di contribuenti. Immaginate la scena: avete finalmente trovato l'abitazione perfetta per la vostra famiglia. Dopo calcoli infiniti e notti insonni, riuscite ad ottenere il mutuo. La ciliegina sulla torta sono le agevolazioni fiscali per la prima casa, che vi permettono di pagare l'imposta di registro al 2% invece che al 9%, oppure l'IVA al 4% invece delle aliquote ordinarie. Un risparmio che può valere decine di migliaia di euro e che rende sostenibile l'acquisto. Vi presentate dal notaio con il cuore leggero e firmate la dichiarazione in cui attestate di non possedere un'altra abitazione nello stesso Comune. Tutto sembra filare liscio, fino a quando, mesi dopo, arriva la temuta busta dall'Agenzia delle Entrate. Avete dimenticato quel minuscolo monolocale di venti metri quadri ereditato dalla nonna, catalogato catastalmente come abitazione, ma di fatto inabitabile o comunque inadeguato per una famiglia. Per il Fisco questo particolare è irrilevante: avete mentito nella dichiarazione. La conseguenza è la revoca immediata dei benefici fiscali, richiesta di pagamento della differenza d'imposta, sanzioni pesantissime e interessi moratori che si accumulano giorno dopo giorno. Per anni questa è stata la realtà con cui migliaia di contribuenti hanno dovuto fare i conti. La normativa veniva applicata con estremo rigore, senza considerare le situazioni concrete delle persone. Possedere tecnicamente un immobile residenziale, anche se fatiscente, microscopico o strutturalmente inadatto, significava automaticamente perdere il diritto alle agevolazioni su un nuovo acquisto. Persino la Corte di Cassazione, fino a pochissimo tempo fa, aveva sposato questa linea inflessibile. Con la sentenza n. 24478 del 3 settembre 2025, i giudici di legittimità avevano ribadito senza mezzi termini che l'idoneità o meno dell'immobile già posseduto non aveva alcuna rilevanza: se avevi già usufruito del bonus prima casa una volta, non potevi chiederlo nuovamente, punto e basta. Una visione formalistica che ignorava completamente la sostanza delle situazioni abitative reali e che penalizzava pesantemente chi, pur possedendo sulla carta un'abitazione, nei fatti non aveva una casa vera e propria dove vivere dignitosamente. La sentenza che cambia tutto. Oggi assistiamo a una rivoluzione giurisprudenziale che ha del clamoroso. Con l'ordinanza n.29262 del 5 novembre 2025, la stessa Corte di Cassazione ha compiuto un'inversione di tendenza rispetto alle precedenti posizioni. I giudici della Suprema Corte hanno finalmente introdotto un principio di buonsenso, che cambia radicalmente le prospettive per migliaia di contribuenti: possedere un immobile di dimensioni ridottissime o, comunque, non adeguato alle proprie esigenze abitative non impedisce più di accedere alle agevolazioni fiscali per l'acquisto di quella che è, sostanzialmente, la vera prima casa di famiglia. La sentenza stabilisce che, quando la legge richiede di dichiarare di non possedere un'altra abitazione, questa dichiarazione deve essere interpretata alla luce della reale idoneità abitativa dell'immobile già posseduto, non semplicemente della sua classificazione catastale formale. Il caso che ha portato a questa svolta giurisprudenziale riguarda una contribuente che aveva acquistato un'abitazione usufruendo delle agevolazioni prima casa, pur essendo già proprietaria di un altro immobile di dimensioni molto contenute. L'Agenzia delle Entrate, applicando la normativa con il rigore tradizionale, aveva contestato l'operazione e richiesto la restituzione dei benefici fiscali insieme alle relative sanzioni. La donna, però, non si è arresa di fronte a quella che considerava un'ingiustizia sostanziale. Ha impugnato l'atto dell'amministrazione finanziaria e ha proseguito la battaglia legale fino al massimo grado di giudizio. La sua tenacia è stata premiata: i giudici di Cassazione le hanno dato pienamente ragione, riconoscendo che un immobile oggettivamente troppo piccolo o inadeguato non può essere considerato ostativo all'applicazione dei benefici fiscali su un nuovo acquisto abitativo più consono alle esigenze familiari. Il criterio dell'idoneità: oggettiva e soggettiva La motivazione dell'ordinanza n. 29262/2025 introduce un'interpretazione della normativa che, finalmente, considera la realtà concreta delle situazioni abitative. Gli Ermellini spiegano che la dichiarazione richiesta al momento dell'acquisto non va letta in modo letterale e formalistico. Quando si attesta di non possedere un'altra casa, non si sta semplicemente dichiarando di non essere intestatari di altri immobili classificati catastalmente come abitazioni. Si sta, invece, affermando di non possedere un'altra casa idonea all'uso abitativo. Questa distinzione, apparentemente sottile, ha conseguenze pratiche enormi e fa la differenza tra vedersi riconosciuto o negato un beneficio fiscale che può valere decine di migliaia di euro. La parola chiave è proprio "idoneità", e la Cassazione chiarisce che questa idoneità va verificata secondo due diverse prospettive complementari. Sotto il profilo oggettivo, occorre accertare se l'immobile già posseduto sia effettivamente in grado di assolvere alla funzione abitativa. Se ci troviamo di fronte a un rudere pericolante, a un locale fatiscente privo dei requisiti igienico-sanitari minimi, a un magazzino formalmente classificato come residenziale ma privo delle caratteristiche strutturali di un'abitazione, la risposta è negativa: quell'immobile non è oggettivamente idoneo. Ma c'è anche un secondo parametro altrettanto importante: il profilo soggettivo. Anche se un immobile è oggettivamente abitabile, può risultare inadeguato rispetto alle specifiche esigenze del nucleo familiare. Una famiglia composta da quattro persone che possiede un monolocale di venticinque metri quadri non può ragionevolmente considerarlo una sistemazione abitativa adeguata.In questo caso l'immobile, pur essendo tecnicamente un'abitazione, è soggettivamente inidoneo. La sentenza chiarisce che, se la casa già posseduta risulta inidonea anche solo sotto uno di questi due profili, la dichiarazione resa dal contribuente al momento del nuovo acquisto con le agevolazioni è perfettamente veritiera. Chi si trova in questa situazione sta semplicemente dicendo la verità: non possiede una vera casa adeguata alle proprie necessità abitative e, quindi, ha pieno diritto ai benefici fiscali previsti dalla normativa sulla prima casa. Una rivoluzione che aiuta i contribuenti e fa giustizia L'importanza di questa decisione non può essere sottovalutata, perché rappresenta un ribaltamento completo rispetto all'orientamento giurisprudenziale precedente della stessa Corte. Come già ricordato, appena due mesi prima, il 3 settembre 2025, la Cassazione aveva emesso la sentenza n. 24478 che sosteneva l'esatto opposto. In quell'occasione i giudici avevano applicato la normativa con rigore assoluto, stabilendo che il beneficio prima casa non potesse essere riconosciuto una seconda volta, e questo "indipendentemente dal fatto che il primo immobile sia, in concreto, inadatto a fungere da abitazione". Una posizione che mirava probabilmente a evitare possibili abusi della norma agevolativa, ma che finiva per creare situazioni di evidente ingiustizia sostanziale, penalizzando contribuenti che - nei fatti - non possedevano un'abitazione adeguata. Questa nuova pronuncia segna, dunque, una svolta fondamentale verso un'applicazione più equa e ragionevole della normativa fiscale. La Cassazione ha finalmente riconosciuto che possedere formalmente un immobile classificato come abitazione non equivale automaticamente a possedere una casa vera e propria. C'è una differenza sostanziale tra avere sulla carta la proprietà di un "buco" inabitabile o inadeguato e possedere effettivamente un'abitazione idonea dove costruire la propria vita familiare. Migliaia di contribuenti che si trovavano in situazioni simili, magari proprietari di piccoli immobili ereditati o di abitazioni fatiscenti, potranno ora finalmente accedere alle agevolazioni fiscali per l'acquisto della loro vera prima casa, senza il terrore di vedersi contestare il beneficio dall'Agenzia delle Entrate. Questa sentenza rappresenta una vittoria del buonsenso sulla burocrazia formale, e un importante passo avanti nella direzione di un fisco più giusto e attento alle situazioni concrete dei cittadini.

giovedì 18 dicembre 2025

La legge di bilancio 2026: la manovra approvata con tutte le novità

La legge di bilancio 2026 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. La bozza della manovra 2026 ha avuto il via libera dal governo presieduto da Giorgia Meloni. In attesa del testo definitivo, che ha già cominciato il suo iter in Parlamento, vediamo cosa prevede la legge di bilancio 2026: dal taglio dell'Irpef, alle misure per imprese, famiglia e pensioni, ai fondi per la sanità, la pace fiscale, la rottamazione e i bonus casa, in primis il bonus ristrutturazione. Le novità non sono state accolte tutte con favore e nella stessa maggioranza ci sono state proteste che hanno portato a interventi correttivi da parte del governo. Cosa prevede la legge di bilancio 2026 Come ha spiegato il primo ministro Giorgia Meloni vale 18,7 miliardi questa manovra di bilancio 2026. Una legge "leggera" rispetto alle altre, ma che "risponde ai bisogni e ai problemi concreti delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori" e va letto come parte di una strategia più ampia "che portiamo avanti anno dopo anno" Sono quattro le priorità di questa legge di bilancio: -famiglia e natalità -riduzione delle tasse -sostegno alle imprese -sanità Legge di bilancio 2026 le pensioni Per quanto riguarda il capitolo pensioni, nella legge di bilancio 2026 viene sterilizzato l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile, a partire dal 2027, per i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per le restanti categorie di lavoratori l'aumento sarà di un solo mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Previsto l’incremento di 260 euro all’anno per le pensioni dei soggetti in condizioni disagiate. Rottamazione e pace fiscale A illustrare le misure per la rottamazione e la pace fiscale della legge di bilancio 2026 è stato il vicepremier Salvini presente durante la conferenza stampa, insieme a Tajani. "Sono molto contento, sfioro due temi che mi stanno particolarmente cari: uno la pace fiscale e finalmente riusciamo a mettere in legge di Bilancio ossigeno e bilancia, la rottamazione di tutte le cartelle esattoriali dell'agenzia delle entrate fini a tutto il 2023 è una platea di 16 milioni di italiani, escludendo ovviamente coloro che non hanno mai fatto la dei reddi" "Si parla di 16 milioni di persone che per il Covid, per le guerre, il caro energia non sono riusciti, pur dichiarando, a versare tutto il dovuto: 9 anni di rate tutte eguali, senza una maxirata di ingresso, senza la sanzioni. Quindi si paga il capitale, con gli interessi, 108 rate tutte uguali penso che da oggi molti italiani in difficoltà possano rivedere la luce". Vengono introdotti interventi di pacificazione fiscale rivolti ai contribuenti per i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2023. Questi ultimi potranno essere definiti in una unica soluzione oppure pagati in 9 anni, in 54 rate bimestrali uguali. La misura è rivolta ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione ma hanno omesso il pagamento. Vi è la possibilità di aderire alla misura anche per gli enti locali. Gli stipendi nella legge di bilancio 2026 La novità più importante per quanto riguarda gli stipendi nella legge di bilancio 2026 è il taglio della seconda aliquota dell'Irpef, ovvero lo scaglione tra i 28 e i 50mila euro che passa dall'attuale 35% al 33%. Con la legge di bilancio 2026 "interveniamo ancora sull'Irpef, ci concentriamo sul ceto medio, tagliamo dal 35 al 33% l'aliquota per i redditi tra 28 e 50mila euro: è una misura che costa 2,8 miliardi di euro", ha detto la Meloni. Inoltre ci sarà uno stanziamento di " 1,9 milioni di euro sui salari per tagliare dal 5 all'1 % la tassazione dei premi di produttività elevando la soglia dei premi soggetti ad aliquota sostitutiva da 3 a 5mila euro, detassando le componenti del salario dei turni notturni e festivi". Ristrutturazione e bonus casa Saranno prorogate per il 2026, alle stesse condizioni previste per l’anno 2025, le disposizioni in materia di detrazione delle spese sostenute per interventi edilizi. Questo vuol dire che il bonus ristrutturazione nella legge di bilancio 2026 prevede una detrazione del 50% delle spese sostenute per la prima casa e del 36% per la seconda casa. Le risorse per il bonus casa, ha spiegato Giorgetti, arriveranno anche dal Fondo sociale per il clima. Legge di bilancio 2026, le misure per la famiglia Stanziati nel triennio circa 3,5 miliardi per la famiglia, il contrasto alla povertà e revisione ISEE. Al fine di favorire l’accesso a determinate prestazioni agevolate si introduce infatti una revisione della disciplina per il calcolo dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, che interviene sul valore della casa e sulle scale di equivalenza con effetti complessivi annui di quasi 500 milioni di euro. "Abbiamo sempre detto che la prima casa è sacra e cerchiamo di difendere e applicare questo principio", ha detto la Meloni. Finanziati in via permanente per 60 milioni di euro annui i cosiddetti “centri estivi”. Rifinanziata per gli anni 2026 e 2027 la “Carta dedicata a te”, un contributo di 500 euro per le famiglie con ISEE non superiore a 15.000 euro per l'acquisto di beni alimentari di prima necessità. Bonus mamme Per il 2026 rispetto al 2025 è rafforzato il bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro mensili a favore delle lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40.000 euro. Potenziati anche il congedo parentale e il congedo per malattia dei figli minori. Legge di bilancio 2026, gli affitti brevi Una novità importante presente nella bozza della legge di bilancio 2026 riguarda gli affitti brevi. Dopo le critiche nella stessa maggiornza, l'aumento del 26% della cedolare seca viene introdotta solo nel caso in cui la casa venga affittata senza intermediazione immobiliare o attraverso soggetti che gestiscono portali telematici. Ma il tema sarà fonte di dibattito in Parlamento. Rinnovi contrattuali Come annunciato dalla premier Meloni in manovra il governo interviene "stimolando i rinnnovi contrattuali per i redditi fino a 28mila euro, cioè la soglia di reddito non coperta dalla riduzione dell'Irpef. Sulla parte di incremento si applica una aliquota del 5%, sia per i rinnovi del 2026 sia per quelli già avvenuti nel 2025". Imprese Ai fini delle imposte sui redditi, le imprese che acquistano beni strumentali nuovi potranno beneficiare della maggiorazione del costo di acquisizione per calcolare ammortamenti e canoni di leasing nella misura del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro e del 50% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro. Nel caso di investimenti green si applica nella misura del 220% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 140% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro e del 90% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro. La soglia esentasse dei buoni pasto elettronici per i dipendenti passa da 8 euro a 10 euro. Saranno presenti nel triennio il credito d’imposta per le imprese ubicate nelle zone economiche speciali (ZES) e, nella misura di 100 milioni di euro nel triennio 2026-2028, per le zone logistiche semplificate (ZLS). È prorogata al 31 dicembre 2026 la sterilizzazione della plastic e sugar tax. Si rifinanzia anche la misura agevolativa “Nuova Sabatini”. Sanità nella legge di bilancio 2026 "Da quando ci siamo insediati - ha detto la Meloni - abbiamo stanziato risorse aggiuntive portandole nel 2025 a 136,5 miliardi di euro rispetto ai 126 del 2022. Era già un aumento di oltre dieci miliardi. Con la legge di bilancio lo scorso anno abbiamo portato il fondo sanitario a 140,6 miliardi. Ma come diceva Nietzsche 'amo colui che mantiene più di quanto ha promesso', abbiamo fatto di più, prevedendo in aggiunta a quanto già previsto per il 2026, ovvero un aumento di 5 miliardi, un ulteriore aumento di 2,4 miliardi di aumento sul fondo sanità che quindi, dal 2025 al 2026, aumenta di 7,4 miliardi di euro". "Seguendo questa tendenza a fine legislatura se riusciremo a mantenere i nostri impegni le risorse aggiuntive sulla sanità rispetto a quando ci siamo insediati saranno di circa 30 miliardi di euro", ha concluso. Contributo banche legge di bilancio Confermato il contributo del settore finanziario con il coinvolgimento di banche e assicurazioni. Tra le misure è prevista la proroga del rinvio delle deduzioni relative alle svalutazioni e perdite su crediti, nonché del costo dell’avviamento, connesse alla rilevazione delle imposte differite attive (DTA). Sugli utili accantonati a patrimonio che vengono liberati e distribuiti prevista una imposta agevolata. Modificata aliquota IRAP e confermata parziale deducibilità di perdite ed eccedenze ACE.)"Riteniamo che l'impatto delle misure adottate sul sistema bancario e sulle assicurazione sia assolutamente sopportabile. In parte sono misure concordate in parte, e mi riferisco all'aumento di due punti di Irap, sono misure che accettano a malincuore. Ma sappiamo che quando si tassa chi viene tassato non è felice". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giancarlo Giorgetti. "Riteniamo che l'impatto sia accettabile tenendo conto che abbiamo un sistema solido e profittevole come ha detto ieri Panetta al G20" Spese per la Difesa Sulla spesa per la difesa, ha detto la premier "dobbiamo mantenere gli impegni. Abbiamo sempre detto che le risorse aggiuntive non avrebbero gravato sulle altre voci di spesa e che non avremmo distolto soldi da altre priortà e così è stato". L Giorgetti sulla manovra di bilancio 2026 "Credo che tutti abbiano capito all'interno del governo che non è stata fatta un'operazione di aumento della pressione fiscale ma di ridistribuzione del carico fiscale tra soggetti in difficoltà e altri che potevano permetterselo". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giancarlo Giorgetti. Come cambia l'Irpef nel 2026? Proseguirà il percorso di riduzione della tassazione sui redditi da lavoro in atto dall’inizio della legislatura. In particolare, si ridurrà la seconda aliquota IRPEF, che dall’attuale 35 per cento passerà al 33, con effetti pari a circa 9 miliardi di euro nel triennio.

giovedì 11 dicembre 2025

I quartieri più richiesti per comprare casa in Italia nel terzo trimestre 2025

Tutte le ricerche portano a Roma. La Capitale, infatti, piazza ben 6 zone su 10 nella top 10 dei quartieri più richiesti da chi vuole comprare una casa in Italia nel terzo trimestre 2025. Il primo e il terzo gradino del podio sono appannaggio di due distretti romani, rispettivamente Garbatella-Ostiense, mentre al secondo posto troviamo il Litorale Leccese. A rivelarlo è un report di idealista/data, che ha misurato la pressione della domanda sull’offerta in ogni area dello Stivale per il mercato residenziale della compravendita. Il report di idealista/data è stato implementato tramite l’indice di domanda relativa, un indicatore che sintetizza la pressione della domanda sull’offerta in ogni area d’Italia per il segmento delle case in vendita. L’indicatore si basa sul numero di contatti (contatti tramite e-mail e condivisioni) ricevuti per annuncio. Sono stati presi in esame ben 1.008 distretti di comuni italiani, filtrando solo quelli con uno stock di almeno 50 immobili sul mercato. Top 10 dei quartieri più richiesti per comprare casa in Italia Come anticipato, la presenza romana nella top 10 dei quartieri più domandati da chi cerca una casa in vendita in Italia nel terzo trimestre 2025 è decisamente nutrita: 6 su 10. Il primo della lista è Garbatella-Ostiense, che totalizza un indice di domanda relativa di 6,2 (mentre il prezzo medio al mq è di 4.146 euro). La grande concentrazione di ricerche in questa zona potrebbe essere letta anche in virtù di uno stock ridotto, con molti appartamenti potenzialmente in vendita che sono stati immessi nel mercato degli affitti brevi (il quartiere ospita una delle basiliche giubilari, San Paolo Fuori le Mura). I quartieri più richiesti d'Italia per comprare casa
Completano il podio Litorale Leccese nel capoluogo salentino (indice di domanda relativa di 6 e 1.149 euro/mq) e l’altro distretto romano del Prenestino (indice di 5,5 e 3.194 euro/mq). La classifica prosegue con un altro quartiere romano, praticamente contiguo a quello che occupa il terzo posto: stiamo parlando di Casilino-Centocelle (indice di domanda relativa di 4,8 e 2.670 euro/mq), segno evidente che la periferia servita da Linea C della metropolitana sta acquisendo sempre più appeal. Seguono, rispettivamente al quinto e al sesto posto, altri due quartieri romani (ma più centrali e signorili): Nomentano-Tiburtino (indice di 4,3 e 5.115 euro/mq) e Prati (indice di 4,2 e 6.517 euro/mq). Il quartiere più caro in top 10 è proprio il Centro di Roma (7.465 euro/mq), che si piazza in nona posizione con un indice di 4. Completano il ranking Marghera a Mestre (settimo posto con indice di 4,2 e 1.745 euro/mq), Arcella a Padova (ottavo posto con un indice di 4,1 e 1.752 euro/mq) e Città Giardino-Via Olevano a Pavia (decimo posto con un indice di 3,9 e 2.083 euro/mq). La situazione nel resto d’Italia Per trovare il primo quartiere milanese in classifica bisogna scendere fino alla posizione numero 103, dove troviamo Porta Vittoria, che totalizza un indice di domanda relativa di 2,5 (con un prezzo al metro quadro di 6.272 euro), segnale evidente di come il mercato immobiliare meneghino sia ormai fuori dalla portata di molti che, magari pur lavorando a Milano, dirottano le ricerche di casa nell’hinterland e nelle province lombarde limitrofe. Passando in rassegna i principali mercati immobiliari, il primo distretto bolognese che troviamo in classifica è Mazzini-Fossolo all’undicesimo posto (indice di 3,8 e 3.247 euro/mq). A Napoli si segnala Vomero-Arenella al trentaquattresimo posto (indice di domanda relativa di 3 e 4.218 euro/mq). Restando al Sud, il quartiere più domandato a Bari è Madonnella (2,8 e 2.619 euro/mq). A Palermo si segnala Cruillas-Resuttana-San Lorenzo (2,3 e 1.571 euro/mq). Il primo distretto fiorentino arriva in posizione 299, è Rifredi (1,8 e 3.914 euro/mq).

giovedì 4 dicembre 2025

I quartieri dove aumentano di più gli affitti nei principali mercati immobiliari italiani

Gli affitti toccano livelli record in Italia. Secondo le ultime rilevazioni, infatti, la media nazionale è cresciuta del 5% su base annuale, attestandosi sullo stesso valore del mese precedente, intorno ai 14,9 euro mensili al metro quadro (il livello più alto mai registrato da idealista da quando ha iniziato a monitorare il mercato nel 2012). Ma, per capire cosa sta succedendo a seconda delle zone dello Stivale, poniamo la lente d’ingrandimento sull’andamento specifico dei quartieri nei principali mercati italiani. Nel dettaglio, il focus si è concentrato su una selezione di città, che rappresentano i principali mercati per il settore delle locazioni in Italia, si tratta di: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Monza, Napoli, Palermo, Padova, Roma, Torino, Trieste e Venezia. Scopriamo, per ogni Comune analizzato, quali sono i quartieri che hanno visto crescere maggiormente i propri valori, nel confronto tra mensilità al mq rilevate ad agosto 2025, confrontate con lo stesso periodo del 2024. La top ten dei quartieri con i maggiori rialzi Il quartiere italiano, i cui canoni d’affitto sono cresciuti maggiormente negli ultimi 12 mesi (secondo la media dei prezzi riscontrata dagli annunci pubblicati su idealista) è quello Carrassi-San Pasquale a Bari, che fa registrare un balzo del 28,6% con una media dei prezzi di locazione che si attesta intorno ai 14 euro/mq. Un dato che non deve stupire, vista la vicinanza al centro storico cittadino, sempre più polo turistico di richiamo non solo nazionale, ma anche internazionale. L’elevata concentrazione di case vacanza sta facendo aumentare anche i canoni di affitto tradizionali. Al secondo posto troviamo l’iconico quartiere romano di Garbatella-Ostiense che, con un balzo del 23,4% annuo, si attesta a un canone mensile medio di 18,2 euro/mq. Si tratta di un distretto a forte vocazione universitaria per via della vicinanza a diverse facoltà dell’Università degli Studi di Roma Tre. Inoltre, quest’anno il distretto è protagonista anche dell’anno giubilare (con la Basilica di San Paolo Fuori le Mura). Anche per questo l’offerta di immobili disponibili per la locazione è stata in parte erosa dalla riconversione di appartamenti in case vacanza. Il terzo gradino del podio, invece, spetta al quartiere padovano di Acerra, che in un anno ha visto aumentare la media dei canoni di locazione del 22,2%, per un affitto medio di 12,3 euro/mq, un valore tutto sommato ancora abbordabile, che difatti attira la domanda di studenti e non solo. L’età media dei residenti è più bassa rispetto a quella città e anche la componente multiculturale è una delle caratteristiche principali di questo distretto periferico. Entrano nella top 10 dei quartieri con i maggiori balzi annuali per canone di locazione altri 4 distretti romani: Prenestino (16,7 euro/mq e +22,1%), Aniene-Collatino (15 euro/mq e +18%), Cinecittà (14,4 euro/mq e +13,8%), Casilino-Centocelle (14,4 euro/mq e +13,1%). Bari piazza nelle prime 10 posizioni anche il centralissimo distretto di San Nicola-Murat-Libertà (15 euro/mq e +19,1%). Completano il quadro due zone di Palermo: Altarello-Calatafimi-Montegrappa (8,6 euro/mq e +15,8%) e Cruillas-Resuttana-San Lorenzo (9,2 euro/mq e +13,6%).
I quartieri che aumentano di più in ogni città Ma cosa succede nel resto delle città italiane prese in esame? A Genova, il distretto che è cresciuto di più da agosto 2024 allo stesso periodo del 2025 è Centro Est (11,3 euro/mq e +12,9%). Anche a Firenze è il Centro (26,2 euro/mq e +12,3%), mentre a Napoli è la zona di Fuorigrotta-Bagnoli (12,7 euro/mq e +9,3%). A Milano si segnala il balzo della zona di Vigentino-Ripamonti (21,8 euro/mq e +9,1%), che si appresta ad ospitare il Villaggio Olimpico delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Stesso aumento anche per Centro-San Vito a Trieste (12 euro/mq e +9,1%). A Bologna gli affitti nel quartiere Saffi aumentano dell’8,9% (con una media di 16,7 euro/mq), mentre a Venezia il distretto che ha visto crescere maggiormente i canoni di locazione è Venezia e la Giudecca (21,7 euro/mq e +8,7%). Da segnalare anche il Centro Storico di Monza (15,6 euro/mq e +8,4%) e Centro-Crocetta a Torino (14,5 euro/mq e +8,3%). L’analisi dell’andamento del mercato Da questa analisi di idealista emerge come il fenomeno della riqualificazione urbana di diversi quartieri delle grandi città, insieme all’erosione dell’offerta causata dalla riconversione di appartamenti in case vacanza, sta determinando una vera e propria saturazione del mercato nelle zone più richieste, come avviene da diverso tempo nella Capitale. Tutto ciò potrebbe avere effetti diretti sulle fasce di popolazione meno abbienti, con il rischio di escludere dalla locazione tradizionale studenti, famiglie e lavoratori a basso reddito. D’altra parte, alcune aree un tempo periferiche, come il quartiere Acerra a Padova o Vigentino-Ripamonti a Milano, stanno registrando aumenti significativi, che dimostrano l’espansione dei confini urbani e una crescente richiesta di immobili anche al di fuori dei tradizionali centri cittadini. Questi quartieri, spesso più accessibili, stanno diventando una valida alternativa per chi cerca una casa in una zona ben servita e sempre più viva e dinamica. Infatti, mentre i grandi centri urbani continuano a dominare il mercato con aumenti record, è evidente che anche le periferie stanno vivendo una rinnovata attenzione, segno di un cambiamento nelle dinamiche di locazione, che si riflette in un’ulteriore spinta al rialzo dei prezzi.